ESCLUSIVA TC - MICHELE CANINI: "Il Cagliari è vivo: continuando così si salverà in anticipo. I gol subiti? Occorre lavorare sull'atteggiamento di tutta la squadra, non solo sul reparto difensivo. A Verona gara tosta: un punto sarebbe tanta roba"
Sette stagioni a Cagliari, dove ha vissuto la primavera della sua carriera e situazioni di classifica tra le più disparate: dalla disperazione per una salvezza praticamente impossibile – e poi regolarmente ottenuta – all’esaltazione per il sogno europeo, a lungo cavalcato durante la scoppiettante gestione Allegri. Fino al galleggiamento in acque tranquille, senza sussulti e senza angosce.
Michele Canini – che col compianto Davide Astori formava una coppia difensiva rocciosa e affidabile – era un centrale con un ottimo senso della posizione e dell’anticipo, abile di testa e nella marcatura. Un difensore della sua esperienza, per il Cagliari attuale di Claudio Ranieri, sarebbe oro colato.
Michele, è riuscito a seguire Napoli-Cagliari? Che idea si è fatto della prestazione dei rossoblù e, da ex difensore, ravvisa qualche responsabilità della retroguardia isolana in particolare sul raddoppio di Kvara?
“In verità ho visto solo gli highlights. C’è da dire che contro queste grandi squadre i dettagli fanno la differenza: al minimo errore i campioni ti colpiscono. Credo che il Cagliari abbia disputato una buona gara, e avrebbe potuto certamente portare a casa un pareggio. La squadra è viva, deve ripartire dalla prestazione e continuare su questa strada, correggendo appunto quei piccoli dettagli che a questi livelli risultano decisivi. Sono certo che otterrà degli ottimi risultati, che le consentiranno di conseguire la salvezza il prima possibile.”
Il problema principale dei sardi è la vulnerabilità difensiva: a parte le gare con Torino e Udinese, hanno incassato in media più di due gol a partita. Come si può fare per invertire questa tendenza così preoccupante e penalizzante?
“Avendo giocato in quel ruolo per tanti anni, posso dire che spesso - nel giudicare i gol subiti - si guarda solo ed esclusivamente agli errori dei difensori, quando invece bisognerebbe estendere la valutazione al lavoro di tutta la squadra. Molto dipende da come la squadra copre gli spazi ed è disposta in campo. Ovviamente i primi difendenti devono essere gli attaccanti, e a seguire i centrocampisti.
È chiaro che i numeri attuali del Cagliari da questo punto di vista sono molto negativi, ma sottolineo che va fatto un lavoro generale – non solo sul reparto difensivo – per limitare al massimo le occasioni da rete degli avversari. In questo modo i difensori acquisiscono più sicurezza, si sentono più protetti e riescono a rendere al meglio. Ai miei tempi ricordo che ci fu un periodo in cui si curavano al massimo i dettagli legati al lavoro del reparto difensivo, eppure si continuava sempre a prendere gol. Ulteriore dimostrazione del fatto che conta tantissimo l’atteggiamento del collettivo. In più a volte si difende male, gli avversari costruiscono tantissime palle-gol ma non riescono a segnare. Per quello dico che va valutata con molta attenzione ogni situazione, che fa storia a sé, per cercare di capire dove e perché si sbaglia quando si prende gol. Vanno analizzate le marcature preventive, la copertura degli spazi da parte dei centrocampisti e dei difensori quando la squadra è in possesso della palla e sta attaccando e quindi bisogna prevenire, in caso di errore degli attaccanti, il contropiede avversario.”
Buona parte delle reti incassate dai rossoblù arrivano da calci piazzati. Su queste specifiche situazioni tattiche lei è più favorevole alla marcatura a uomo o alla marcatura a zona?
“Sono favorevole a entrambe. In ogni situazione marcando a uomo o a zona ci sono vantaggi e svantaggi. Non c’è un sistema più efficace dell’altro. Bisogna valutare in base al singolo difensore, alla sua struttura fisica, alla sua maggiore propensione per la marcatura a uomo o a zona. Ci sono numerose variabili da considerare. Quando poi si parla di gol presi da corner o da calci di punizione, la discriminante decisiva è l’attenzione di tutta la squadra. Bisogna mantenere sempre alta la concentrazione: chi marca a uomo non deve concedere il minimo spazio, mentre chi lavora a zona deve dare una mano ai compagni che marcano a uomo andando alla ricerca della palla.
I difensori del Cagliari sono giovani, certo, ma devono imparare in fretta: in serie A non ti aspetta nessuno. Come dicevo, occorre lavorare e allenare soprattutto l’attenzione. Io ho marcato sia a uomo che a zona, e mi sono trovato bene con entrambi i sistemi. Detto questo, mi è capitato che - veramente - per un mezzo errore commesso in una frazione di secondo o per dieci centimetri di spazio lasciati all’attaccante mi abbiano fatto gol.”
Immagino che poi, aldilà delle mancanze di chi difende, ci sia da riconoscere anche la bravura dell’avversario. Nel caso del gol di Kvara, ad esempio, è vero che i rossoblù hanno fatto palleggiare più volte Osimhen in area e poi gli hanno dato modo di passare la palla al georgiano, ma comunque il gesto tecnico e lo strapotere fisico del nigeriano sono stati determinanti. Anche perché entrando troppo vigorosamente i difensori isolani avrebbero rischiato di commettere fallo da rigore.
“Beh, chi attacca in queste situazioni è sempre avvantaggiato: deve solo guardare la palla, battezzare una zona e cercare di andarla a prendere. Chi difende invece è penalizzato, perché deve trovare le giuste contromosse e portare l’avversario sul ‘campo’ in cui si sente più forte: l’anticipo, il contatto fisico. Inoltre oggi è ancora più difficile marcare, con gli occhi del VAR che ti guardano implacabili e inesorabili.”
Michele, come vede la trasferta di domani al “Bentegodi” contro il Verona di Baroni? Che gara sarà?
“Giocare a Verona è tradizionalmente molto difficile. Ci sarà da soffrire. È vero che le notizie degli ultimi giorni sui problemi societari dei gialloblù potrebbero avere qualche ripercussione sulla testa dei giocatori scaligeri, però il Cagliari non deve aspettarsi un avversario distratto o demotivato. I rossoblù dovranno fare la loro partita: se miglioreranno nell’atteggiamento e nell’attenzione potranno strappare un risultato positivo. E, a mio avviso, anche un punto a Verona è tanta roba.”


