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tmw / cagliari / Ex rossoblù
Francescoli: "Da tempo una parte importante della mia famiglia sta in Sardegna"TUTTO mercato WEB
Oggi alle 15:45Ex rossoblù
di Martina Musu
per Tuttocagliari.net

Francescoli: "Da tempo una parte importante della mia famiglia sta in Sardegna"

Francescoli racconta alla Nuova Sardegna i momenti più significativi della sua avventura al Cagliari e del legame con i rossoblù.

Intervistato da La Nuova Sardegna, l'ex fantasista del Cagliari Enzo Francescoli, soprannominato "Il Principe", ha ripercorso alcuni momenti della sua esperienza in rossoblù. Di seguito un estratto.

Pensare ai Mondiali e non vedere l'Italia fa uno strano effetto?
«Pensare ai Mondiali e non vedere l'Italia fa davvero uno strano effetto. Non me la sento di dare un giudizio perché non conosco abbastanza bene il modo in cui si lavora nei club e nella federazione. Sicuramente l'Italia di oggi gioca con addosso un peso enorme dato da questa lunga assenza dalla Coppa del Mondo».
Dal 1990 il suo legame con la Sardegna non si è mai interrotto.
«Da tempo una parte importante della mia famiglia sta in Sardegna: a Cagliari ci sono mio figlio, sua moglie e da poco mia nipotina. E ci sono anche tanti amici. Ho sempre detto che in Sardegna mi sono sempre trovato benissimo, la gente con me è sempre stata davvero molto affettuosa. E questo ben al di là dei rapporti legati al mio lavoro, cioè al futbol».
Gli sportivi isolani hanno ancora negli occhi le sue giocate.
«In quell'epoca il Cagliari fece due-tre stagioni molto buone e dunque anche il ricordo della gente è positivo, ma per trovarsi a casa questo non basta: ci sono i rapporti umani, che si rinnovano ogni anno e ogni volta che torno».
Come si calò nella nuova realtà?
«Io arrivavo da Marsiglia, da quella che allora era una grande del calcio europeo, l'Olympique. E non nego che l'inizio fu duro. Arrivai subito dopo la conclusione dei Mondiali di Italia 90, ai quali ero arrivato senza fare neppure un giorno di vacanza: sino a pochi giorni prima ero in campo con l'Olympique per la semifinale di Coppa dei Campioni. Era già stata una stagione dura, poi iniziò la Coppa del Mondo e praticamente mi ritrovai catapultato in ritiro con il Cagliari».
L'avvio dunque fu complicato.
«Fu dura, anche perché mi procurai una frattura da stress, provai a stringere i denti e a giocare con il dolore, ma c'era anche il problema di adattarsi al modo di giocare della nuova squadra. Io avevo giocato al River Plate, a Parigi, a Marsiglia, quasi sempre lottando per il titolo. Quel Cagliari era una neopromossa, doveva salvarsi, aveva necessità di giocare di rimessa, contrattaccare. Insomma, ci misi un po' ad adattarmi e i primi sei mesi furono abbastanza duri».
Poi a un certo punto cambiò tutto. Cosa accadde?
«Sia io che gli altri uruguaiani della squadra, cioè Pepe Herrera e Daniel Fonseca, iniziammo a cambiare passo e così tutto il resto della squadra. Ci salvammo e l'anno successivo fu tutto in discesa, con una crescita progressiva che ci portò il terzo anno a ottenere una storica qualificazione alla Coppa Uefa».