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Il Cagliari ridefinisce l’area tecnica: da Angelozzi ad Accardi, come cambia il ruolo del direttore sportivo
Oggi alle 12:00Il punto
di Sergio Demuru
per Tuttocagliari.net

Il Cagliari ridefinisce l’area tecnica: da Angelozzi ad Accardi, come cambia il ruolo del direttore sportivo

L’addio di Angelozzi al Cagliari offre lo spunto per raccontare il ruolo del direttore sportivo, figura chiave tra mercato, bilanci e visione tecnica.

Nel calcio dei riflettori, dei contratti milionari e delle coreografie dei tifosi, esiste una figura che si muove nell’ombra, ma dalle cui intuizioni dipendono i destini di un club. È il Direttore Sportivo. Se l'allenatore è il regista sul campo e il presidente è il produttore esecutivo, il DS è l'architetto della scenografia: colui che unisce i bisogni tecnici al bilancio societario. L’attualità ci porta a disquisire di Guido Angelozzi, un veterano di questo ruolo, la cui avventura al Cagliari si è appena conclusa ufficialmente. Un addio che offre un perfetto gancio per analizzare cosa significhi, oggi, fare il Direttore Sportivo ad alti livelli.

Cagliari, l'esempio di Angelozzi. Il direttore sportivo, il motore invisibile che costruisce il calcio moderno
 

Classe 1955, Angelozzi rappresenta quella categoria di dirigenti formatisi "sul campo". La sua carriera è una mappa del calcio italiano: dalle storiche promozioni e plusvalenze con il Sassuolo e lo Spezia, fino al capolavoro di Frosinone, prima della sua ultima esperienza in Sardegna. Ha un metodo certificato e tutto suo di agire, mettendo in prima istanza uno “scouting” capillare, fondato principalmente sulla capacità di vedere il talento dove gli altri vedono solo un'incognita.

Dallo scouting alla gestione dello spogliatoio: le responsabilità del DS

Ed in seconda battuta tanto coraggio nel lanciare giovani promesse senza la paura di bruciarle, creando valore per il club. Non ultima la capacità di mediazione, che si fonda sul saper gestire i rapporti tesi tra la proprietà (che vuole spendere meno) e l'allenatore (che vuole sempre giocatori pronti). L'interruzione del rapporto con il Cagliari (dove si valuta l'arrivo di nuovi profili per il futuro, Accardi primo di tutti) dimostra quanto questo ruolo sia costantemente esposto ai cicli societari e quanto sia sottile il filo su cui un DS deve camminare ogni giorno.

Spesso si riduce il lavoro alle sole finestre di calciomercato (gennaio e l'estate). In realtà, quella è solo la punta dell'iceberg. Il ruolo si articola in tante responsabilità durante tutto l'anno. Il DS deve tradurre la filosofia di gioco dell’allenatore in profili reali. Se il mister chiede un esterno "tutta fascia", il DS deve trovarlo compatibilmente con il “budget”. Questo richiede una conoscenza enciclopedica dei calciatori mondiali e una fitta rete di osservatori.

Poi è necessario che viva in prima persona lo spogliatoio. È l'anello di congiunzione tra la squadra e la proprietà. Quando i risultati non arrivano, è lui a dover fare da scudo all'allenatore o, al contrario, a capire quando è il momento di cambiare rotta. Gestisce i malumori di chi gioca meno e protegge i giovani dalle pressioni della piazza.

Oggi il calcio è un'azienda. Un buon DS non è solo chi compra grandi giocatori, ma chi sa vendere al momento giusto. Generare plusvalenze e alleggerire il monte ingaggi, mantenendo la squadra competitiva, è il vero "scudetto" dei direttori moderni.

Il paradosso del DS: se la squadra vince, il merito è dei calciatori e dell'allenatore. Se la squadra perde, la colpa è del Direttore Sportivo che "ha fatto male il mercato".

Tra algoritmi e intuito: come cambia il ruolo del direttore sportivo

Il mondo di figure storiche come Angelozzi sta cambiando. Un tempo il mercato si faceva nei corridoi degli hotel di Milano, con un taccuino e una stretta di mano. Oggi i DS devono convivere con i “Big Data”, gli algoritmi di “scouting” e le proprietà straniere, spesso guidate da fondi d'investimento che guardano solo i report statistici.

Eppure, casi come quello di Angelozzi dimostrano che l'occhio umano, l'intuito clinico e la capacità di guardare un ragazzo negli occhi per capirne la fame di arrivare, rimangono componenti che nessun computer potrà mai replicare.

Mentre il Cagliari si appresta a voltare pagina e a ridefinire la propria area tecnica, la figura del Direttore Sportivo si conferma il vero motore invisibile del calcio: un mestiere dove il confine tra il capolavoro e il fallimento è spesso racchiuso in un "sì" o un "no" pronunciato all'ultimo minuto di mercato.