Rigenerati dalla cura Bisoli
El Diablo è tornato. Sembrava demotivato e triste, invece il tempo di entrare in campo e la prima palla toccata l'ha messa dentro. Dopo avere segnato la rete del momentaneo pareggio lunedì sera contro il Pescara, per Pablo Granoche sabato con il Siena c'è in vista la prima maglia da titolare.
Prima di lui – come fa osservare Gianluca Mariotti sulle pagine de Il Resto del Carlino – anche altri giocatori bianconeri avevano trovato la forza per risollevarsi da un periodo di difficoltà, grazie alla passione dirigenziale, all'incitamento della tifoseria (lo stesso Granoche ha dichiarato come il Manuzzi assomigli ad uno stadio sudamericano) e alla capacità di Bisoli di tenere tutti sulla corda.
Negli ultimi anni si ricordano il caso di Emanuele Giaccherini, considerato troppo piccolo e fragile fisicamente, il quale aveva pensato di smettere e andare a lavorare in fabbrica, ed oggi gioca in Nazionale.
Oppure Ezequiel Schelotto: quasi nove mesi (agosto 2008-aprile 2009) ad aspettare il transfer dall’Argentina per il tesseramento, poi è esploso ed è stato tra i grandi protagonisti della promozione in serie A.
Poi c'è Dominique Malonga, rigenerato addirittura due volte, prima da Bisoli (“Mimmo non aveva capito bene che bisogna sacrificarsi per emergere. Ora l’ha capito e si è trasformato”) e poi anche da Ficcadenti.
Nella stagione scorsa è toccato a Davide Succi, reduce da un infortunio al tendine, il quale dopo 219 giorni di digiuno ritrovò la via del gol in Cesena-Grosseto e poi non si è più fermato con 15 reti in 35 partite.
Infine in questa stagione c'è stato il caso di Enis Nadarevic che dopo il cambio alla prima gara contro il Varese sembrava arrivato già al capolinea della sua avventura a Cesena ed invece ora è considerato da Bisoli uno dei punti di forza della squadra.
Adesso è il turno di Granoche.


