"L'ho fatto per mio padre Edmeo"
Tra circa sette mesi il Cesena festeggerà i suoi primi 75 anni di vita nel mondo del calcio. Da quel lontano 21 aprile del 1940 ne è passata di acqua sotto le magnifiche ed antiche arcate del Ponte Vecchio. Come tante sono le vicende calcistiche vissute da quella piccola società di provincia che alla soglia dei suoi 75 anni si fregia l’onore di vivere una nuova storia di Serie A. Dopo nozze d’argento, d’oro, di diamante con l’aggiunta di un’altra fetta di secolo sulla carta d’identità, il Cesena può andare fiero scendendo in campo con lo stemma della Serie A stampato sul cuore.
La Romagna, con il suo milione di abitanti (circa) distribuiti in centri come Rimini, Forlì, Ravenna, Faenza, Lugo, Forlimpopoli, Savignano, Santarcangelo, Cesena, Cesenatico, Cervia e via dicendo, può andare orgogliosa del suo gioiello calcistico. Quando Giorgio Lugaresi, un anno fa, decise di riprendere il timone societario dopo l’abbandono di Campedelli, nel nostro intimo scattò un doveroso interrogativo: “Ma chi glielo ha fatto fare, sobbarcarsi quel relitto malandato ed alla deriva stracolmo di debiti? Neppure Caronte si sarebbe messo al timone”.
“L’ho fatto – disse - soprattutto per mio padre. Edmeo ci teneva troppo alla sua creatura (il Cesena); sicuramente guardandola dal cielo così malridotta, soffriva troppo. Con coraggio mi sono rimesso in pista confidando nella serietà e competenza di gente fidata (Foschi in primis!). Edmeo, dal cielo, continuerà a darmi la forza morale che necessita per navigare anche fra i marosi di quel mare che si chiama Serie A”.


