Quanto è diffcile risalire dopo una retrocessione
La storia bianconera – si legge su Il Resto del Carlino - racconta che la stagione successiva a una retrocessione dalla serie A si è sempre chiusa con la permanenza fra i cadetti. Eppure in tre occasioni il Cesena si era presentato fra le favorite per il ritorno nella massima divisione.
Nel 1977-78 per centrare il ritorno in A Dino Manuzzi richiama in Romagna Pippo Marchioro, che solo due stagioni prima con i bianconeri aveva centrato la qualificazione in Coppa Uefa, ma i risultati arrivano a singhiozzo e la squadra chiude il campionato a metà classifica.
Nella stagione 1983-‘84 per la panchina viene ancora scelto Marchioro. Non funziona neppure questa volta, il tecnico lombardo viene esonerato dopo 14 giornate (sostituito da Tiberi) e la squadra chiude con un poco edificante tredicesimo posto.
Nel 1991-‘92 i bianconeri sono di nuovo fra le favoritissime della cadetteria potendo contare sugli stranieri Jozic e Amarildo e un allenatore emergente come Attilio Perotti. Invece nulla da fare.
Diversa la situazione in occasione dell’ultima ripartenza dopo la retrocessione nell’estate del 2012, quando il Cesena di Igor Campedelli, immerso nei debiti, decise di ripartire dai giovani, una politica che pare più legata alla contingenza che ad una vera progettazione. In panchina venne chiamato Nicola Campedelli, fratello del presidente, ma l’esperienza dura solo tre partite. Ritornò Pierpaolo Bisoli, che chiuse il campionato al quattordicesimo posto e gettò le basi per la promozione della stagione successiva.


