A te deg me: “Perché la società non crede nei giovani del proprio vivaio?”
Raffaele Z. scrive: “Ci viene detto che l'imperativo è quello di contenere il budget stipendi cercando di valorizzare i giovani del vivaio per poi rivenderli e creare delle importanti plusvalenze utili al Cesena. Il problema è la contraddizione pratica per la quale si preferisce prendere giovani (non necessariamente più bravi) di grandi squadre così da poter incassare i premi di valorizzazione facendoli giocare. Così facendo però non si lascia spazio alla meritocrazia e si finisce inevitabilmente per mettere in secondo o terzo piano i giovani promettenti e di proprietà..
La domanda allora è: "meglio un uovo oggi o una gallina domani?". Meglio prendere 200-300mila euro facendo giocare giovani dell'Atalanta o della Juventus che a fine anno torneranno alla base oppure è meglio valorizzare i TUOI giocatori con un po' di pazienza con la prospettiva di guadagnare qualche milione di euro come successo con Valzania e Sensi?”.
Pensare che anno scorso abbiamo già visto qualche giovane interessante affacciarsi alla prima squadra. Evidentemente la società non ci crede molto e preferisce scommettere su delle Primavere più blasonate (in prestito), con buona pace dei validi giocatori di prospettiva del vivaio.
Il Cesena dovrebbe invece avere il coraggio di far giocare con continuità i ragazzi del settore giovanile. Drago deve osare perché i nostri ragazzi meritano di giocare così come quelli provenienti da altre società più blasonate e bisogna aver pazienza usando bastone e carota, permettendo loro di sbagliare e valutarli nella continuità di gioco”.


