IL RESTO DEL CARLINO. D'Alessandro vuole imitare Giack
Ma quanto corre Marco D'Alessandro. Devono esserselo chiesto sabato sera i difensori della Pro Vercelli, più volte travolti dal ragazzo della Capitale, che come uno tsunami, palla al piede li puntava e li travolgeva. Il Cesena che ha passato il turno di Tim Cup sa di avere un'arma letale a disposizione sulla sinistra e i tifosi del Cavalluccio ne sono rinfrancati, come testimoniano gli applausi che hanno accompagnato la sua sostituzione: «Sabato nel primo tempo — spiega D'Alessandro —, sentivo che la gamba stava bene. Cosi appena mi è stato possibile ho puntato l'avversario e cercato sempre l'uno contro uno per saltarlo. Del resto è la mia caratteristica».
Uno sguardo all'almanacco ed ecco comparire la sua altezza: 173 centimetri, appena 6 in più di un suo illustre predecessore, Emanuele Giaccherini. Chissà se questo paragone rischia di essere azzardato. Per ora, quel che conta è sapere che Marco D'Alessandro, 21 anni (prelevato dalla Roma con la formula del prestito con diritto di riscatto della comproprietà per settecentomila euro), somiglia molto al Cesena di Nicola Campedelli. Arrembante lui, arrembante la squadra concepita dal mister soprattutto nel primo tempo di sabato. Contro la Pro Vercelli il ventunenne è stato in linea con la prestazione dei compagni, che col passare dei minuti ha iniziato pericolosamente ad appannarsi. In fatti nel primo tempo è stato frizzante e ha pure ispirato la prima rete bianconera di Lapadula. Sono le prime partite vere, la fatica e da mettere in conto, quello che conta è che cresca il minutaggio per essere pronti quando inizierà il campionato: «Nella ripresa invece sono un po' calato — ammette —, ho cercato più di aiutare la squadra a gestire il momentaneo vantaggio. Mi interessava prendere la condizione».
A ben guardare qualcosa gli è mancato per coronare il suo debutto al Manuzzi: un gol. In effetti ci è andato vicino e infatti si rammarica per una rete sfiorata nei tempi supplementari quando ha scaraventato fuori la sfera da buona posizione: «Peccato per quel tiro alto, ma ero arrivato sfinito al momento della conclusione». La vittoria di sabato la definisce «importantissima, perché la gente ne aveva bisogno, visto che sappiamo che il Cesena non vinceva dal 15 gennaio scorso in una gara ufficiale. Era importante cambiare subito registro».
La prima uscita ufficiale ha mostrato anche lacune e problemi. Come quelli in fase difensiva, dove una Pro Vercelli tutt' altro che blasonata ha avuto fin troppa libertà di agire col passare dei minuti. E torna in scena un vecchio pallino degli allenatori: la concentrazione. Vietato però puntare il dito contro un reparto: «L'attenzione deve migliorare da parte di tutti, perché la difesa va supportata dal resto della squadra». Le cose su cui insistere tuttavia Marco D'Alessandro le ha chiare nella mente: «Deve migliorare la compattezza della squadra e certi errori vanno evitati, come quello di subire gol da fallo laterale».


