Passa l'Arsenal nel Festival dei rigori: è 3-1 al Partizan Belgrado
Rigori per tutti, ma alla fine, la qualità batte il sacrificio. L'Arsenal di Wenger torna alla vittoria dopo il periodo terribile in Premier e annienta, in una partita che pareva più una gara a rigori, il tosto Partizan Belgrado, tutto cuore e grinta. Alla prima occasione, subito avanti i londinesi: Arshavin triangola con il talento Wilshere ed è gol. Il vantaggio però non smorza gli entusiasmi del Partizan, che raggiunge il pari a metà primo tempo dopo una follia di Denilson, che tutto solo controlla la palla di mano e regala un rigore ai padroni di casa, con Clèo a realizzare. Il primo tempo si chiude sull'1-1, con un Arsenal che ci prova con Chamakh ma non riesce ad andare in vantaggio.
La ripresa è un'altra storia, sempre da tracciare con il filo comune dei calci di rigore. La follia che cambia la partita è di Jovanovic: il difensore del Partizan abbatte il solito Chamakh in area di rigore, l'arbitro indica il dischetto e caccia il mastodontico centrale. Ma il colpo di scena avviene: Arshavin si fa ipnotizzare da Stojkovic, il risultato resta fisso sull'1-1. L'Arsenal cinge d'assedio la difesa, rinforzata con l'entrata di Savic, del Partizan, e a furia di spingere arriva la tanto attesa rete del sorpasso: Chamakh stavolta si regala la gioia del gol con un tap-in vincente, applausi per questo talento che in troppi hanno sottovalutato, acquistabile a parametro zero. E' poi l'81esimo quando la gara viene sigillata dal nuovo arrivo dei Gunners, il difensore Squillaci, con un colpo di testa preciso. L'arbitro però rimette ancora una volta in gioco tutto e fischia un discutibile rigore ai padroni di casa del Belgrado: va Clèo, ma stavolta Fabianski, sostituto di Almunia oggi rimasto a casa (che sia un bene per l'Arsenal?), dice di no. Non c'è più tempo per calare il poker di rigori, l'Arsenal vince meritatamente 3-1 e vola a 6 punti nel girone. Resta fermo a zero il Partizan, che ora dovrà affrontare il Braga, altra squadra senza nemmeno un misero punto. C'è tanto da lavorare per tutti, ma da stasera, il sorriso Wenger potrà tornare ad essere lucente.


