Sampdoria-Werder, le pagelle dell'undici di Schaaf
Wiese 5,5
Prendere un gol a freddo sul primo palo non è un bel biglietto da visita, beccarne uno subito dopo è agghiacciante. Si riscatta solo parzialmente rintuzzando il diagonale di Cassano prima della pausa.
Fritz 6,5
Lasciato in soffitta il fragoroso mancino con cui aveva rotto il ghiaccio in Bassa Sassonia, fatica a contenere Guberti e Cassano che gironzolano dalle sue parti. Meglio quando si sgancia o chiude d’istinto: al 39’ toglie dalla porta il possibile tris pazziniano. Come mulo da spinta se la cava.
Mertesacker 6
Se non azzecca l’anticipo, gioco difensivo che gli riesce meglio grazie alle lunghe leve, le schegge in maglia blucerchiata non le avvista nemmeno col binocolo. Nondimeno, non è lui il punto debole dei suoi, e alla lunga fa valere il fisico.
Prödl 5
Divide con il partner di navata la freschissima fama di centrale più legnoso dell’universo: prima sfiora un goffo autogol, poi si rassegna quasi a un ruolo di spettatore dei fuochi d’artificio made in Lanterna.
Pasanen 5,5
Iper-riciclato in un ruolo non suo, non è proprio un caso che Pazzini scelga di sbucare dal suo lato per timbrare il vantaggio doriano. Nel ritorno dei verdi avanza e crossa finché la benzina dura (35’ st Bönisch 6,5: da cambio della disperazione a utile diga e frangiflutti).
Bargfrede 6,5
A differenza della trionfale passerella da interdittore gentile della gara d’andata, stavolta non argina granché. Però quando prende palla e riparte non è un brutto spettacolo, né si spegne alla distanza. Tutt’altro: lena ed agonismo sono il suo apporto all’incredibile ritorno in zona Cesarini dei panzer biancoverdi.
Frings 6,5
Quando le cose si mettono male, lascia la sua garitta lì in mezzo abbandonandosi a languidi slanci in avanti. Generoso benché abbastanza arruffone, riesce a far valere l’esperienza per rimettere ordine.
Borowski 6
In affanno quando deve arretrare contro un undici a cento all’ora, spoletta a mo’ di sommergibile verso l’area avversaria. Suo l’unico pericolo del primo tempo per la Samp, una girata di testa bloccata da Curci (17’ st Arnautovic 6: casinista, dà però un po’ di smalto all’attacco).
Pizarro 6,5
L’arretramento a trequartista non sembra giovargli, imballato com’è tra le linee avversarie. La ripresa lo vede quasi incollato all’area piccola, costrettovi dalla scena muta dell’irritante Wagner. Un voto in più lo merita solo per il gol-qualificazione.
Marin 7
Il fuoco sacro delle azioni offensive lo accende solo il suo talento, anche se spesso sbatte addosso a un muro di gomma. Iperattivo, con il piccolo cruccio che a intercettare i suoi passaggi non ci sono piedi buoni a tramutarli in manicaretti. Sfortunato sul legno al 97’, poi serve a Pizarro la palla di platino dell’insperata qualificazione.
Wagner 4,5
Le cavalcate sotto porta – o meglio, verso il fantasma nero di metri sette e trentadue a lui sconosciuto – sono da valchiria in pensione, i buffetti a mano aperta a Palombo nel primo tempo da zitella acida, la simulazione sull’alitata di Ziegler nel secondo tempo da sciantosa in vena di bizze (27’ st Rosenberg 7: riapre i discorsi a tempo scaduto con un assolo devastante).
All. Schaaf 5,5: che ci fosse qualche problemuccio in difesa era noto, ma a “Marassi” allestisce da par suo uno scenario da incubo, con l’aggravante di aver scelto al fischio d’avvio Wagner e non Rosenberg. Al quale deve baciare i piedi, aggiungendoci Marin e Pizarro, se il Werder non ha pagato le sue castronerie.


