1955-56: È subito Real
Come ogni competizione, dalle meno note e fortunate, magari risoltesi in un nulla di fatto nel giro di poche edizioni, a quelle che invece rivestono ormai un’importanza planetaria, anche la Coppa dei Campioni parte in un clima di scetticismo. I primi a dare forfait sono i russi della Dinamo Mosca, per motivi meteorologici, data l’impossibilità di giocare durante i turni invernali. Non sorprende la rinuncia a partecipare dell’Inghilterra, che avrebbe dovuto presentarsi col Chelsea, fresco del suo primo, e per 50 anni unico, titolo. Eppure proprio le dichiarazioni di un club inglese, il Wolverhampton, erano state la scintilla dal quale era nato tutto. I Wolves, infatti, avevano battuto prima la Dinamo Mosca e poi la mitica Honved di Puskas, autoproclamandosi “Campioni del mondo” e scatenando così le reazioni della stampa francese che avrebbero portato all’idea di Hanot. L’Italia è presente col Milan del vecchio Nordhal (35 anni e fresco capocannoniere) e di Juan Alberto Schiaffino, che il presidente Rizzoli aveva voluto in Italia per dare ai rossoneri maggior qualità in coppia con Liedholm.. In panchina Ettore Puricelli, subito vincente alla prima esperienza da allenatore, ma mai più in grado di ripetersi.
Il calcio d’inizio viene dato il 4 settembre del 1955 a Lisbona: in campo Sporting e Partizan Belgrado. Un quarto d’ora e arriva la prima rete. La firma Joao Martins, capocannoniere del campionato portoghese due anni prima, che però non giocherà mai in nazionale. Nel 3-3 finale firma una doppietta, mentre dall’altra parte brilla Milos Milutinovic, il fratello del famoso allenatore giramondo Bora. Dopo la doppietta di Lisbona, infatti, Milutinovic cala il poker a Belgrado, garantendo il passaggio del turno ai suoi e piazzandosi in pole position per la vittoria della classifica marcatori, che non gli sfuggirà. Destano grande impressione gli ungheresi del Voros Lobogo, oggi noti come MTK Budapest, che rifilano un totale di 10 gol all’Anderlecht. Il Milan soffre col Saarbrucken, formazione del protettorato della Saar che rientrerà nella Germania solo dal 1957. I rossoneri perdono 4-3 a San Siro (il primo gol italiano in Coppa lo firma il centravanti della nazionale, Frignani), ma ribaltano la situazione al ritorno con un netto 4-1. Nessun problema contro il Servette, invece, per il Real Madrid, costruito dal suo presidente Bernabeu per dominare in patria e in Europa: il 7-0 totale è eloquente.
Molte più difficoltà i madrileni le incontrano ai quarti che si disputano in un lunghissimo arco di tempo da novembre a febbraio. All’andata, giocata proprio il giorno di Natale, il Partizan viene travolto per 4-0, ma gli jugoslavi non si danno per vinti e un mese dopo vanno vicini alla rimonta imponendosi in casa per 3-0. Tra le prime quattro approdano anche i francesi dello Stade Reims, che spengono gli entusiasmi del Voros dopo due gare combattutissime. C’è anche il calcio britannico, rappresentato dagli scozzesi dell’Hibernian che si impongono sugli svedesi del Djurgarden dopo aver giocato a Glasgow la gara “in trasferta” per colpa del maltempo che ne impediva lo svolgimento in Svezia. E c’è infine il Milan, che avanza la sua candidatura stavolta in maniera netta, dopo il 7-2 col quale sommerge il Rapid Vienna a San Siro e nel quale torna al gol Nordahl.
Le semifinali si disputano ad aprile e la prima qualificata è lo Stade Reims, che ha la meglio sull’Hibernian sia all’andata che al ritorno. Decisamente più emozionante la sfida tra Real Madrid e Milan. Al Chamartin (il futuro Bernabeu) i bianchi approfittano della giornata negativa del portiere rossonero Buffon e si impongono per 4-2. Nordahl e Schiaffino, che replicano alle prime due reti madrilene, tengono comunque a galla il Milan. Al ritorno, però, l’uruguayano non è al meglio, reduce dall’influenza, e il “Pompierone” comincia a soffrire i primi caldi. Il Milan vince, ma solo per 2-1, grazie a due rigori trasformati da Dal Monte.
La finale di Parigi, dunque, vede di fronte il Real Madrid e lo Stade Reims, che pur giocando quasi in casa parte nettamente sfavorito. I francesi, infatti, non possono contare al 100% sul loro uomo migliore, Raymond Kopa, che non è al meglio della condizione. L’andamento dell’incontro non sarà però come tutti si aspettano. I 30000 spettatori giunti al Parco dei Principi, infatti, assistono a un primo quarto d’ora da fuochi d’artificio. Prima il nazionale francese Leblond e poi Templin portano sul doppio vantaggio la propria squadra nel giro di dieci minuti. A quel punto, però, Di Stefano suona la carica accorciando subito le distanze, imitato alla mezzora dall’altro argentino dei bianchi, Hector Rial. Al quarto d’ora della ripresa, però, i francesi tornano a condurre con Michel Hidalgo (poi C.T. della prima Francia campione d’Europa nel 1984), ma passano cinque minuti e il difensore Marquitos segna uno dei rari gol della sua carriera per il 3-3. A dieci minuti dal termine, infine, ancora Hector Rial si presenta puntuale all’appuntamento con la storia, appoggiando in rete un cross dalla destra e consegnando ai madrileni la prima Coppa dei Campioni. Un successo che in molti immaginano non sia l’unico, ma in pochi arrivano a pensare che possa essere l’inizio di un ciclo epocale.


