1958-59: Poker col Colonnello
Mai sazio, il Real continua a setacciare il mercato per portare a Madrid il meglio tra i campioni disponibili. Sfumato l’acquisto del giovane Pelé, che col Brasile aveva appena vinto il mondiale in Svezia, Bernabeu ingaggia Ferenc Puskas. Il “Colonnello”, rimasto appiedato dopo la fuga dall’Ungheria, appare appesantito da una pancetta non propriamente da sportivo, ma dimostrerà di essere ancora uno dei più micidiali uomini gol. Intanto aumenta di altre due unità il numero di partecipanti e quello che era il turno preliminare diventa un vero e proprio primo turno. La UEFA decide di invitare anche il Manchester United, come risarcimento per la tragedia di Monaco avvenuta proprio a causa di una trasferta di coppa, ma la F.A. rifiuta il posto in più. A difendere i colori inglesi ci sarà dunque il solo Wolverhampton, proprio la squadra all’origine della competizione. Per l’Italia c’è invece l’esordio della Juventus, la squadra più titolata del nostro campionato, che però fin da subito mostrerà una certa allergia a questo palcoscenico. I bianconeri hanno interrotto il loro digiuno di 6 anni vincendo lo scudetto della stella. A far fare il salto di qualità sono gli acquisti di John Charles e Omar Sivori, che segnano 50 reti in due. Salto di qualità che però non si concretizza in Europa. Il 3-1 del Comunale, con tripletta di Sivori, è confortante, ma a Vienna va in scena una delle pagine più nere della storia juventina. Il Wiener Sport-Club, antica squadra della capitale austriaca ormai decaduta, li travolge con un incredibile 7-0 che dunque pone fine immediatamente alla prima apparizione del club torinese nella massima competizione continentale.
Nessun problema per le altre grandi, tra le quali c’è ancora la seconda classificata della Liga, l’Atletico Madrid, e c’è lo Schalke 04, che da allora è ancora in attesa di tornare campione di Germania. L’Atletico avanza anche agli ottavi, anche se il CSKA Sofia lo costringe allo spareggio (mattatore della gara è il nazionale brasiliano Vavà, autore di una doppietta). E lo stesso fanno i tedeschi, autori dell’impresa più notevole. Dopo aver pareggiato in extremis in casa del Wolverhampton, infatti, si impongono sul proprio campo per 2-1 e mandano a casa i supponenti inglesi, che iniziano a ingoiare bocconi amari anche con squadre di club, dopo averlo fatto con la nazionale.
Ai quarti il calcio latino è in minoranza, ma prende subito il sopravvento. Il Real riporta sulla terra il piccolo Wiener SC, che dopo quello juventino aveva collezionato anche lo scalpo del Dukla Praga. Nel 7-1 del Bernabeu brilla sempre Di Stefano, autore dell’ennesimo poker di gol, mentre Puskas fatica ancora ad esprimersi al meglio. Avanza anche l’Atletico, che blocca l’avanzata dello Schalke grazie ad un Vavà ancora cecchino infallibile. Torna a farsi vedere ai piani alti lo Stade Reims, che ha metabolizzato con qualche difficoltà l’addio di Kopa, trovando in Just Fontaine l’uomo della rinascita. Il capocannoniere del mondiale svedese esordisce in Coppa dei Campioni con 6 gol in due partite agli irlandesi dell’Ards. Seguono altri due centri all’HJK e, agli ottavi, la doppietta decisiva per ribaltare il 2-0 subito all’andata dallo Standard, dopo la rete iniziale di Piantoni. Il quarto incomodo al tavolo dei grandi è lo Young Boys di Berna. Gli svizzeri hanno la meglio sui tedeschi dell’est del Karl Marx Stadt solo allo spareggio, giocato ad Amsterdam.
Lo Young Boys continua a sorprendere anche in semifinale, battendo 1-0 lo Stade Reims nello storico Wankdorf (lo stadio della finale mondiale del 1954). Al ritorno, giocato al Parco dei Principi, pur senza Fontaine ci pensa Piantoni a ribaltare la situazione con la doppietta decisiva, nel 3-0 finale. Nel frattempo va in scena il derby di Madrid e mai come stavolta le merengues vanno vicine al KO. Al Bernabeu i colchoneros si portano in vantaggio, ma prima Rial e poi Puskas su rigore ribaltano il risultato. La rete di Collar, al ritorno, rimette la situazione in equilibrio e rende necessario lo spareggio. A Saragozza ancora Collar annulla il primo vantaggio di Di Stefano, ma la rete di Puskas promuove i campioni in carica. Appaiono però le prime crepe in una struttura che fino a poco tempo prima sembrava indistruttibile.
L’atto finale è in programma al Neckarstadion di Stoccarda ed è la riedizione della prima finalissima del 1956. Chi si aspetta un Real in difficoltà, complice l’assenza per infortunio di Puskas, viene presto disilluso. Già al secondo minuto, infatti, Mateos buca la difesa francese beffando il portiere con un tocco di esterno. Il temuto Fontaine, comunque capocannoniere del torneo, viene neutralizzato dall’ipnotico possesso palla dei bianchi, che raddoppiano ad inizio ripresa con Di Stefano, in gol per la quarta finale consecutiva. Quello che sembrava poter essere il canto del cigno diventa in realtà una prova di forza. Il Real è saldamente sul trono d’Europa e non ha nessuna intenzione di scendere.


