1961-62: Il graffio della Pantera
Il Benfica ha tracciato la strada: la Coppa dei Campioni non è proprietà del Real Madrid. Ad inizio stagione dunque regna per la prima volta l’incertezza su chi sia la favorita. I madrileni, che liberi dall’impegno europeo sono tornati campioni di Spagna, rivogliono quello che credono sia un loro diritto acquisito e lo dimostrano nel preliminare, travolgendo il Vasas Budapest. Ancora maggiore impressione, però, destano il Tottenham, il Feyenoord e il Norimberga, esponenti di un calcio, quello del nord Europa, che finora si è dovuto accontentare solo delle briciole. Dall’Italia torna ancora la Juventus, che si è confermata campione d’Italia dopo una battaglia, anche legale, contro la prima Inter di Helenio Herrera. I bianconeri non hanno più Boniperti, ma hanno ancora Charles e soprattutto Sivori, che nel 1961 viene premiato col Pallone d’Oro. Nonostante tutto, per superare il Panathinaikos al preliminare c’è da sudare, visto che i greci tengono aperto il risultato fino all’ultimo minuto.
E i campioni in carica? Il Benfica si era mosso per tempo, per non restare indietro. Prima ancora di giocare la finale vinta sul Barcellona, infatti, i lusitani si erano assicurati le prestazioni di un tal Eusebio Ferreira da Silva, che nel suo Mozambico aveva già fatto parlare molto di sé. La “Pantera Nera”, come viene presto soprannominato, va a segno già al primo turno, nel comodo 5-1 sull’Austria Vienna che segna il ritorno in campo dei detentori. Sembra sempre più, però, che il Benfica debba presto riconsegnare il titolo al Real, che nel frattempo si avventa come uno tsunami sui malcapitati danesi del Boldklubben, travolti sotto dodici gol a zero. In questo primo turno passano comunque tutte le favorite, compresa la Juventus. I bianconeri appaiono finalmente convincenti oltreconfine e battono il Partizan sia all’andata che al ritorno, con doppiette di Bruno Mora, Nicolé e dell’argentino Humberto Rosa. Il ritardo accumulato in campionato permette loro di concentrarsi, per una volta, più sulla Coppa che sull’amato torneo nazionale.
Ai quarti di finale, però, sulla loro strada si ritrovano il Real Madrid. C’è chi teme la figuraccia ed in effetti lo 0-1 subito al Comunale, con rete di Di Stefano, sembra avvalorare la tesi più pessimistica. Al Bernabeu, però, le zebre ringhiano. Puskas e Di Stefano vengono annullati ed un Sivori in giornata di grazia firma la rete che manda tutti allo spareggio. Una settimana dopo, al Parco dei Principi, la stanchezza fa la differenza perché, mentre i madrileni si sono riposati, la Juventus ha disputato una combattuta sfida con l’Inter. Ancora Sivori annulla l’immediato vantaggio di Felo e tiene il risultato in equilibrio per più di un’ora. Nel finale, però, il futuro juventino Del Sol e Tejada pongono fine ai sogni europei di Casa Agnelli. Avanza a sorpresa lo Standard Liegi, che riesce a conservare a Glasgow, coi Rangers, il vantaggio accumulato all’andata. Tottenham e Benfica sfruttano invece appieno il fattore campo per ribaltare le sconfitte subite all’andata da Dukla Praga e Norimberga.
In semifinale torna a pieno regime l’armata merengue, che non ha pietà dell’outsider Standard. Quattro gol al Bernabeu e due a Liegi sono il biglietto da visita per tornare in finale da favorita, anche se di fronte ci sarà la detentrice del trofeo. Il Benfica, infatti, supera con qualche difficoltà il Tottenham, che non riesce ad essere la prima inglese finalista. I londinesi perdono 3-1 a Lisbona e in casa non vanno oltre il 2-1.
All’Olimpico di Amsterdam si affrontano dunque le uniche due squadre ad avere in bacheca la Coppa. Un atto conclusivo al più alto livello, dunque, che manterrà le attese. Il Real dei “vecchi” domina la prima mezzora. Di Stefano crea e Puskas colpisce, andando in gol per due volte grazie ad una difesa avversaria non impeccabile, forse tradita dall’emozione. A suonare la carica ci pensa Eusebio, fin lì spettatore al cospetto degli illustri avversari. Una sua punizione dal limite viene respinta dal palo e corretta in rete dal solito José Aguas, prima che Cavém trovi il pareggio con una splendida conclusione di sinistro da lontano. I madrileni sembrano alle corde eppure prima dell’intervallo riescono a trovare un altro gol con un colpo d’orgoglio. Lo firma ancora Puskas, al settimo centro in due finali giocate che gli permette di diventare capocannoniere insieme ad altri quattro giocatori, compreso Di Stefano. Nella ripresa l’allenatore dei portoghesi, Bela Guttmann, capisce che bisogna arginare proprio la Saeta Rubia per avere la meglio sugli avversari e i fatti gli daranno ragione. Al decimo Coluna pareggia i conti con l’ennesima conclusione dalla distanza del match, prima che Eusebio decida di mettere la sua firma sul trofeo. Si procura un calcio di rigore, che trasforma per il sorpasso, e poi chiude i conti su punizione. Il Benfica resta dunque il padrone del continente, al termine di una battaglia epica che segna la definitiva conclusione del ciclo del Grande Real.


