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tmw / championsleague / Storia della Champions
1963-64: La prima del MagoTUTTOmercatoWEB
© foto di Alberto Fornasari
lunedì 6 dicembre 2010, 09:00Storia della Champions
di Oreste Giannetta
per Tuttochampions.it

1963-64: La prima del Mago

La Coppa è in Italia e a provare a difenderla, oltre ai detentori del Milan, ci sono anche i cugini interisti. Finalmente Angelo Moratti è riuscito a rendere vincente la sua squadra, dopo anni di delusioni e allenatori cambiati. Artefice principe del successo in campionato è Helenio Herrera, l’ex allenatore del Barcellona che ha cementato la squadra attorno a Luisito Suarez, arrivato con lui dalla Catalogna. I nerazzurri per una volta hanno rimontato, invece di farsi rimontare, sopravanzando Juventus e Milan in classifica grazie ad una difesa solidissima. La forza della difesa è messa a dura prova nel turno preliminare, che li vede opposti all’Everton. A Liverpool riescono a conservare lo 0-0 e al ritorno è sufficiente la rete del brasiliano Jair per entrare nel tabellone degli ottavi. Le grandi avversarie delle italiane sembrano poter essere le solite due: Real Madrid e Benfica. I madrileni travolgono i Rangers con un 6-0 inequivocabile al Bernabeu, mentre i portoghesi si “limitano” al 5-0 rifilato agli irlandesi del Distillery.
Al turno successivo, però, le Aquile terminano il loro volo. Eusebio e compagni sbattono infatti il becco sulla forza fisica del Borussia Dortmund, che dopo aver perso di misura a Lisbona domina il ritorno vincendo 5-0. Nessun problema, invece, per il Real Madrid, che vince sia andata che ritorno sulla Dinamo Bucarest. Stesso discorso per l’Inter, che dopo l’1-0 di San Siro si ripete in casa del Monaco con un 3-1 che porta le firme del giovane Sandro Mazzola (doppietta) e di Suarez. Tocca poi anche al Milan scendere in campo, ma i rossoneri non appaiono brillantissimi. Col Norrkoping pareggiano 1-1 in Svezia evitando la sconfitta solo nel finale, mentre al ritorno vanno sotto di un gol alla mezzora, salvo riprendersi grazie anche a una tripletta di Altafini e chiudere sul 5-2.
A dare il colpo di grazia alle speranze di bis degli uomini di Rocco ci pensa il sorteggio, che ai quarti li oppone al Real Madrid. Le merengues appaiono decisamente vogliose di riprendersi il titolo continentale e sembrano chiudere i conti già in casa sul 4-1. La rete di Lodetti nel finale fa sperare per un tentativo di rimonta che però si ferma sul 2-0 firmato ancora da Lodetti e da Altafini. Più semplice del previsto, invece, l’impegno dell’Inter contro il sempre temibile Partizan, domato con due gol a partita. Il terzo incomodo sembra a questo punto essere il Borussia Dortmund, che domina in casa del Dukla Praga per 4-0, salvo poi rischiare la beffa perdendo 3-1 in casa. Chiude il quadro il sorprendente Zurigo, che elimina il PSV ribaltando lo 0-1 dell’andata con un 3-1 sul proprio terreno.
Le semifinali sembrano comunque segnate in partenza ed in effetti confermano i pronostici. I madrileni fanno un sol boccone dello Zurigo, battuto a domicilio e poi travolto sotto sei reti in Spagna. L’Inter disputa un’autentica battaglia a Dortmund, riuscendo a respingere gli assalti tedeschi e a chiudere sul 2-2 grazie alle reti di Mazzola e Corso che annullano la doppietta di Brungs. A San Siro, poi, ancora Mazzola e Jair cancellano ogni timore nella ripresa.
L’Inter è dunque la terza squadra italiana a disputare una finale di Coppa dei Campioni e, come già prima di lei Fiorentina e Milan, a tenerla a battesimo sul campo del Prater di Vienna è il Real Madrid. Il leit-motiv della vigilia è scontato. I grandi vecchi del Real, con Puskas e Di Stefano all’ultima finale europea, contro i giovani dell’Inter, quasi tutti esordienti con l’eccezione di Suarez. Proprio Suarez, mentre le squadre stanno per entrare in campo, si occupa di svegliare i compagni, soprattutto Mazzola rimasto incantato davanti a Di Stefano. Il figlio del grande Valentino non ha ancora 22 anni, ma nel corso del torneo ha dimostrato di saper reggere l’attacco nerazzurro. Una volta in campo si dimentica del blasone degli avversari e trascina i suoi. Proprio lui sblocca il risultato alla fine del primo tempo, con uno splendido destro a giro dal vertice dell’area. A quel punto la gara è in discesa, potendo contare sulla super difesa messa in campo da Herrera. Milani raddoppia con un destro potente dal limite, prima che Felo accorci in mischia. Nonostante il gol, comunque, i bianchi non appaiono mai in grado di impensierire Sarti e infatti subiscono il terzo gol ancora con Mazzola in contropiede. La doppietta gli permette anche di diventare capocannoniere della competizione insieme al grande Puskas e a Kovacevic del Partizan. Proprio Puskas, a fine gara, gli consegna la propria maglia ritenendolo degno del padre. Un complimento che probabilmente vale anche più del trofeo vinto. L’Inter succede dunque ai cugini milanisti. Per la prima e unica volta, finora, due squadre della stessa città si passano il testimone nell’albo d’oro.
 

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