1972-73: Arancia meccanica sull'Europa
Dopo l’Euro 72 che ha premiato la Germania Ovest appare ormai chiaro che in Europa regna il calcio fisico del Nord e che per il calcio latino è arrivato il momento di adattarsi ai nuovi ritmi imposti dalla preparazione atletica dei più agguerriti contendenti. La grande rivale dell’Ajax all’inizio della nuova stagione sembra essere dunque il Bayern Monaco del Pallone d’Oro Beckenbauer, che inizia il suo cammino seppellendo di gol il Galatasaray. Avanzano agli ottavi anche le altre grandi, dal Real Madrid al Benfica, dal Celtic alla Dinamo Kiev, passando per il Derby County e la Juventus. I bianconeri hanno inaugurato un nuovo ciclo dando spazio a molti giovani, tra i quali Bettega, Causio e Cuccureddu, e tornando campioni d’Italia in volata su Milan e Torino, sotto la guida di Vycpalek, lo zio di Zeman. Il primo turno li vede impegnati contro i francesi del Marsiglia, alla seconda partecipazione consecutiva. L’andata si risolve in favore dei transalpini con un gol del veterano Joseph Bonnel, ma a Torino una doppietta di Bettega e il sigillo dell’ex bolognese Helmut Haller sistemano le cose già nel primo tempo.
Agli ottavi gli avversari sono i tedeschi dell’est del Magdeburgo, regolati con un doppio 1-0 firmato da Anastasi all’andata e Cuccureddu al ritorno. L’Ajax scende in campo dopo aver saltato il primo turno e lo fa superando senza problemi il CSKA Sofia. Ancora meno ne ha il Bayern, che rifila 13 reti all’Omonia Nicosia. Tante difficoltà per le altre big, invece. Il Real elimina i romeni dell’Arges sono grazie ad un gol di Santillana a tre minuti dal termine. Il Celtic cede di schianto di fronte al sempre insidioso Ujpest, mentre il Derby County pone termine al cammino del Benfica rifilandogli un secco 3-0 prima di accontentarsi di un pari a reti bianche a Lisbona.
Un sorteggio dispettoso mette di fronte ai quarti di finale proprio le due grandi favorite, Ajax e Bayern Monaco, Cruijff e Beckenbauer. Una sorta di finale anticipata e un presagio di quello che succederà al mondiale del 1974. I tedeschi arrivano decisi a porre termine al dominio ajacide, ma hanno fatto male i conti. Ad Amsterdam il primo tempo termina a reti inviolate, ma già a inizio ripresa Arie Haan rompe gli indugi. Arriveranno poi le reti di Mühren, ancora di Haan e l’immancabile sigillo di Cruijff. La disfatta dei bavaresi viene solo parzialmente mitigata dal successo per 2-1 nel ritorno, ma il regno dell’Ajax è ancora solido. Negli altri incontri il Real Madrid si riscopre grande rifilando un secco 3-0 alla Dinamo Kiev, mentre il Derby County rischia contro lo Spartak Trnava, ma sfrutta appieno il fattore campo per ribaltare lo 0-1 dell’andata. La Juventus, infine, viene stoppata sullo 0-0 al Comunale dall’Ujpest e si trova sotto di due gol dopo un quarto d’ora in Ungheria. Sembra finita, ma il vecchio Altafini riapre i giochi alla mezzora e nella ripresa Anastasi firma la rete della qualificazione.
In semifinale c’è il Derby, ma i bianconeri si scoprono assi di coppe. Altafini e Kevin Hector aprono i giochi a Torino, ma nella ripresa arrivano i gol di Causio e ancora di Altafini a dare maggior sicurezza per il ritorno. Al Baseball Ground di Derby ci pensa la difesa, con Dino Zoff tra i pali, a mantenere lo 0-0 e a guadagnare la prima storica finale del club di casa Agnelli. Nell’altra semifinale tocca al Real Madrid provare a fermare la corsa dell’Ajax. I madrileni riescono a segnare con Pirri ad Amsterdam, dopo i gol di Hulshoff e Krol. La rimonta contando sul fattore campo appare possibile, ma al Bernabeu Cruijff e compagni non si fanno condizionare dal “miedo escénico” e passano ad inizio ripresa con Mühren. Ancora finale dunque, e ancora contro una squadra italiana.
A Belgrado, per l’atto conclusivo, l’Ajax arriva con tutti i favori del pronostico dalla sua parte. L’undici iniziale è lo stesso di dodici mesi prima con un’unica eccezione. La giovane ala Johnny Rep ha preso il posto di Swart. La Juventus presenta giocatori di qualità ma senza grande esperienza internazionale, fatta eccezione per José Altafini che una Coppa l’ha già vinta un decennio prima. Quattro minuti di gioco e proprio Rep sblocca il punteggio. Su traversone del tedesco Blankenburg, l’unico straniero della squadra, salta più in alto di Marchetti e beffa Zoff con un colpo di testa a campanile. Pochi istanti prima Cruijff aveva colpito la traversa e tra i giocatori bianconeri si instilla l’incubo della figuraccia. Forse è anche per quello che continuano a difendere, lasciando il predominio del campo agli olandesi. L’Ajax non è comunque in una delle sue giornate migliori e il risultato non cambia fino al novantesimo. Cruijff, curiosamente in maglia juventina, può alzare al cielo la terza Coppa dei Campioni consecutiva. Prima di loro solo il Grande Real ci era riuscito, ma passano pochi giorni e si capisce che sarà improbabile eguagliare il risultato degli spagnoli. Il Papero d’Oro, infatti, lascia Amsterdam per la più affascinante Barcellona, ammaliato dalle pesetas che gli offrono i catalani, e con lui se ne va anche Kovacs che diventa C.T. della Francia e tiene a battesimo la generazione d’oro degli anni Ottanta. Per il calcio olandese è la fine di un ciclo. Tornerà in vetta all’Europa solo tra più di dieci anni, ma mai più lasciando un’impronta simile.


