Menu Serie ASerie BSerie CCalciomercatoCalcio EsteroFormazioniCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomofiorentinafrosinonegenoainterjuventuslazioleccemilanmonzanapoliparmaromasassuolotorinoudinesevenezia
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenahellas veronalatinalivornomonzapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasampdoriasassuolo
Altri canali calciomercatoserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistichemondialimondiale per club
tmw / championsleague / Storia della Champions
1973-74: Tocca alla GermaniaTUTTOmercatoWEB
© foto di Alberto Fornasari
lunedì 10 gennaio 2011, 09:00Storia della Champions
di Oreste Giannetta
per Tuttochampions.it

1973-74: Tocca alla Germania

La Germania ha in bacheca un campionato del mondo e detiene il titolo europeo per nazioni, ma è ancora all’asciutto per quanto riguarda i club. Il Bayern Monaco ci aveva creduto nella stagione precedente, ma aveva sbattuto contro un Ajax ancora insuperabile. L’estate, oltre all’Europeo, ha portato anche l’addio di Cruijff alla sua creatura e il conseguente cambio degli equilibri. Sono i bavaresi, ora, i grandi favoriti. L’inizio, mentre i campioni riposano, non è però dei più esaltanti. Contro gli sconosciuti svedesi dell’Atvidaberg, infatti, Beckenbauer e compagni non riescono a conservare il 3-1 conquistato all’andata perdendo col medesimo punteggio in trasferta e venendo costretti a risolvere la sfida ai calci di rigore. Dal primo turno escono invece rafforzate le posizioni di britannici e iberici. Il Celtic va avanti a suon di gol, mentre il Liverpool sfrutta il fattore campo per avere la meglio sullo Jeunesse. Il Benfica rifila un doppio 1-0 all’Olympiakos e l’Atletico Madrid, dopo un pericoloso 0-0 in casa, va ad imporsi ai supplementari a Istanbul contro il Galatasaray. Va decisamente peggio all’Italia con la Juventus. Pur se impegnati nell’ottimo cammino europeo, i bianconeri avevano conservato lo scudetto al termine di una incredibile volata a tre con Lazio e Milan, caduto nella “fatal Verona” proprio all’ultimo ostacolo. Forti del titolo di vicecampioni d’Europa gli juventini partono tra i favoriti, ma crollano subito al cospetto della Dinamo Dresda. I tedeschi dell’est fanno della fisicità la loro arma principale e sul proprio campo dominano chiudendo sul 2-0. A Torino Furino, Altafini e Cuccureddu provano a compiere il miracolo, ma prima un autogol di Capello e poi il palo colto da Causio prima del 3-2 finale spengono la luce.
Se la Juventus era stata la grande sorpresa del primo turno, agli ottavi c’è solo l’imbarazzo della scelta. Non si può non partire dall’Ajax, che esordisce sbattendo subito il muso contro il CSKA Sofia. Vittoria di misura ad Amsterdam e sconfitta identica al ritorno, ma a quattro minuti dalla fine dei supplementari Stefan Mihailov segna la rete che pone fine al regno Orange. Gli olandesi non sono gli unici a cadere. Li seguono il Benfica, che cede al solito Ujpest, e il Liverpool battuto con un doppio 2-1 dalla Stella Rossa. Il calcio dell’est è dunque il rapida crescita anche se la Dinamo Bucarest non riesce a fare altrettanto contro l’Atletico Madrid. Degno di rilievo è il grande derby tedesco tra Bayern e Dinamo Dresda. I bavaresi sudano le proverbiali sette camicie per avere la meglio in casa. Finisce 4-3 con rete decisiva di Gerd Müller a pochi minuti dal termine. A Dresda si portano subito sul doppio vantaggio, vengono rimontati e superati fino al 3-2 che li eliminerebbe, ma ancora Müller li salva dalla beffa.
Tanti gol anche ai quarti di finale. Chi fa meno fatica è l’Atletico Madrid, che sistema le cose già a Belgrado contro la Stella Rossa. Il Bayern vendica i nemici dell’Ajax ponendo fine alla corsa del CSKA Sofia, mentre il derby dell’est tra Spartak Trnava e Ujpest si risolve ai calci di rigore col successo degli ungheresi. Infine il Celtic che, sconfitto all’andata dal sorprendente Basilea, riesce a rimediare sul proprio terreno grazie al nuovo idolo Kenny Dalglish.
In semifinale, però, gli scozzesi si arrendono al pragmatismo dell’Atletico Madrid, che finora ha subito due sole reti. Dopo lo 0-0 di Glasgow i “colchoneros” sistemano le cose al ritorno con le reti dell’argentino naturalizzato Garate e del vecchio Adelardo, campione d’Europa con la Spagna nel 1964. Per il Bayern c’è l’esame Ujpest da prendere con le molle e infatti all’andata ci vuole la rete dello svedese Torstensson, acquistato durante la stagione dopo che aveva fatto sudare i bavaresi con l’Atvidaberg, per evitare la sconfitta. A Monaco il compito si rivela invece semplice. Ancora Torstensson apre le marcature, prima dell’autogol di Horvath e dell’immancabile sigillo di Müller.
Alla finale, che per la terza volta si gioca all’Heysel di Bruxelles, arrivano dunque due squadre esordienti. Non era mai successo, esclusa ovviamente la prima edizione. Il Bayern è il favorito, ma l’Atletico può sfruttare la sua fortissima difesa. La gara, per la prima volta teletrasmessa a colori, segue il canovaccio prestabilito: tedeschi all’attacco e spagnoli in difesa. Hanno la meglio questi ultimi che tengono il punteggio inchiodato sullo 0-0 fino al novantesimo. Ai supplementari non sembra cambiare nulla, ma quando mancano 6 minuti alla fine Luis Aragones (il CT della Spagna campione d’Europa del 2004) indovina una punizione mortifera, imparabile per Maier. Esplode il tifo degli iberici, che ormai pregustano la vittoria, ma che non ha fatto i conti con l’irriducibilità degli avversari. Stanno ancora esultando quando, all’ultimo minuto, lo stopper Schwarzenbeck riceve palla sulla trequarti e lascia partire un destro che si infila nell’angolino basso alla destra del portiere. Non c’è più tempo e per decidere la vincitrice bisognerà rigiocare perché la UEFA non prevede ancora i rigori in finale. Due giorni dopo la storia è completamente diversa. L’Atletico, oltre al dispendio di energie, paga anche il contraccolpo psicologico per l’occasione persa e crolla inesorabilmente. Apre e chiude il fantasista Uli Hoeness, con nel mezzo la doppietta di Gerd Müller che si laurea anche capocannoniere del torneo. Il Bayern, e la Germania con lui, è sul tetto d’Europa e non lo lascerà tanto facilmente. Poche settimane dopo, a sancire il dominio tedesco, arriverà anche il titolo mondiale sui campi di casa contro i grandi nemici olandesi.
 

Altre notizie