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tmw / championsleague / Storia della Champions
1969-70: La rivoluzione ha inizioTUTTOmercatoWEB
© foto di Alberto Fornasari
lunedì 27 dicembre 2010, 09:00Storia della Champions
di Oreste Giannetta
per Tuttochampions.it

1969-70: La rivoluzione ha inizio

Gli anni Sessanta stanno per finire e con loro una certa idea di calcio. I ritmi di gioco crescono e la condizione fisica ha ormai il sopravvento sulle mere abilità tecniche. Il nuovo avanza anche nel campionato italiano, vinto dalla giovane Fiorentina di Bruno Pesaola guidata in campo da Picchio De Sisti. I viola precedono il Milan, distratto dalla cavalcata vincente in Coppa, e il sorprendente Cagliari del capocannoniere Gigi Riva. Il ritorno in Coppa dei Campioni a 13 anni di distanza dalla finale persa contro il Real Madrid è bagnato dal facile passaggio del turno contro gli svedesi dell’Öster, mentre il Milan fa altrettanto contro i lussemburghesi dell’Avenir Beggen. Tante le goleade, in un primo turno che vede troppa diseguaglianza di valori tra favorite e sparring partners. L’unica relativa sorpresa è l’eliminazione del Bayern Monaco per mano del St.Etienne, ma i bavaresi erano tornati campioni di Germania dopo oltre 30 anni ed erano dunque esordienti nel torneo.
Ben diverso il panorama agli ottavi di finale. Chi fa meno fatica è il Leeds, travolgente sul Ferencvaros con un doppio 3-0. Torna a casa, invece, il Real Madrid, ormai pallida imitazione dell’armata di qualche anno prima. I madrileni si fanno sconfiggere al Bernabeu dallo Standard Liegi, dopo aver perso anche l’andata in Belgio. Cade anche il Benfica, un’altra protagonista del decennio che volge al termine. Le Aquile sono però sfortunate, perché contro il Celtic riescono a rimontare lo 0-3 subito in trasferta, salvo poi perdere per colpa della monetina. Avanza la Fiorentina, che va a vincere a Kiev contro la Dinamo grazie a Chiarugi e Maraschi, tenendo poi lo 0-0 in casa. Si fermano, invece, i campioni in carica del Milan. I rossoneri vincono a San Siro con la rete di Combin, ma al ritorno possono poco contro la fisicità del Feyenoord, tanto più che manca Rivera. Segnano Wim Jansen e Van Hanegem, due pilastri della nazionale “Orange” che di lì a poco salirà di slancio sulla ribalta internazionale. Per il calcio olandese è un esame di maturità, dopo quello fallito dall’Ajax pochi mesi prima.
Ai quarti la squadra di Rotterdam rischia di rovinare tutto, perdendo a Berlino contro il Worwärts, ma la differenza di potenziale è molta e al ritorno basta un nuovo 2-0 per centrare la semifinale. Tra le prime quattro arriva a sorpresa il Legia Varsavia, simbolo di una scuola polacca in crescita, mentre si presenta come favorito il Leeds, con un doppio 1-0 allo Standard Liegi che conferma l’impenetrabilità della sua difesa, ancora imbattuta. Non ci arriva la Fiorentina, però. Troppo forte il Celtic, deciso a riprendersi lo scettro di regina d’Europa dopo tre anni. Lo 0-3 di Glasgow è una pietra tombale sulle ambizioni viola e la rete di Chiarugi al ritorno serve solo per la vittoria dell’onore.
Le semifinali, che per la prima volta non vedono nessuna rappresentante del calcio latino, si rivelano senza storia. Il Feyenoord controlla lo 0-0 nell’andata a Varsavia, per poi chiudere la pratica in casa con le reti di Van Hanegem e dell’austriaco Hasil. Il Celtic pone invece termine all’imbattibilità del Leeds già al primo minuto della gara di andata, in Inghilterra. L’autore di quello che sarà il gol partita è il giovane centrocampista George Connelly. Al ritorno il Leeds prova a rimediare con lo scozzese Bremner, ma prima John Hughes e poi Robert Murdoch rimediano ad inizio ripresa. Il Celtic torna dunque in finale da favorito. Troppo più esperto rispetto agli olandesi, dicono i più.
La finale, giocata a San Siro, è accesa fin dai primi minuti. Il portiere scozzese Williams si oppone da campione ad una conclusione dalla distanza di Hasil, mentre solo intorno alla mezzora si concentra tutto il succo dell’incontro. Il terzino del Celtic, Gemmell, sblocca il punteggio con un rasoterra da fuori su punizione, tornando a segnare in finale dopo la rete all’Inter di tre anni prima. Clamorosa la posizione dell’arbitro Lo Bello, che sul tiro di Gemmell si trova sulla traiettoria di fatto impedendo la visuale al portiere olandese. Passano solo due minuti, però, e il Feyenoord pareggia con un colpo di testa del capitano, lo stopper Israel. A quel punto gli uomini guidati in panchina da Ernst Happel prendono il comando delle operazioni, ma Williams si erge a baluardo insuperabile e quando non ci arriva lui, come sulla conclusione di Hasil nella ripresa, ci pensa il palo a mantenere il pareggio. Si va dunque ai supplementari, che stanno per finire quando la gara si decide. Punizione dalla distanza per il Feyenoord, con palla buttata in area. Il capitano scozzese McNeill, vedendosi scavalcato dal pallone, tenta di bloccarlo con le mani alla disperata. Il tentativo, che sarebbe costato il rigore, non ha successo e alle sue spalle Kindvall controlla e batte Williams con un morbido pallonetto. Lo stesso centravanti svedese rischia poi il bis subito dopo colpendo la traversa, ma non importa. Il Feyenoord è la prima squadra olandese a salire sul trono d’Europa. L’austriaco Ernst Happel è l’artefice principe perché la squadra di Rotterdam non ha certo la qualità e le individualità dell’Ajax, ma è un gruppo compatto. La sua sarà una vittoria effimera, ma rimarrà sempre impresso come l’apripista del “calcio totale”. Di Happel, invece, sentiremo ancora parlare.
 

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