1977-78: Il nuovo re è Kenny
Perso il suo re Kevin Keegan, il tecnico del Liverpool Bob Paisley si affida ad un altro piccoletto, lo scozzese Kenny Dalglish, che già al Celtic si era messo in mostra in Coppa dei Campioni. Sarà un lungo sodalizio che durerà fino a sfiorare gli anni Novanta. Da campioni in carica, i Reds sono esentati dal giocare il primo turno, che non regala sorprese. Il Borussia Mönchengladbach, che ormai in Germania ha preso in tutto e per tutto il posto del Bayern, inizia goleando il Vasas Budapest a domicilio. A suon di gol avanzano anche il Celtic, il Bruges e il ritrovato Ajax, mentre faticano il Benfica, costretto ai rigori dalla Torpedo Mosca, e l’Atletico Madrid, che ribalta la sconfitta subita a Bucarest dalla Dinamo con le reti del paraguayano Banegas e del nazionale spagnolo Ruben Cano. Infine la Juventus, che affidata al giovane tecnico Giovanni Trapattoni ha beffato il favorito Torino al termine di un testa a testa leggendario che porta al record di punti. I bianconeri si sono affidati all’esperienza di Romeo Benetti e Boninsegna, che unita alla vivacità di molte giovani promesse rastrellate in giro per l’Italia crea un mix vincente, talmente vincente da sfatare il tabù europeo e portare alla conquista della Coppa Uefa nel maggio precedente. L’esordio in Coppa è dei più agevoli, visto che i ciprioti dell’Omonia non oppongono resistenza e vengono eliminati con un totale di cinque reti a zero.
La fortuna da una mano alla squadra torinese, che nemmeno agli ottavi deve faticare per eliminare i nordirlandesi del Glentoran. Così come non faticano le due grandi favorite. Il Liverpool entra in scena rifilando un perentorio 5-1 all’ostica Dinamo Dresda, mentre il Borussia spedisce a casa la Stella Rossa con un totale di 8-1. Doppia vittoria anche per Benfica e Ajax, mentre l’Atletico Madrid deve aspettare gli ultimi dieci minuti per evitare i supplementari contro il Nantes. Esce di scena, invece, il Celtic, travolto in Austria dal Wacker con tre reti già nella prima mezzora dopo aver vinto di misura in casa.
Tanti gol nei quarti di finale. I campioni in carica travolgono senza pietà il Benfica, battuto già a domicilio dopo 46 risultati utili e poi annichilito con un 4-1 ad Anfield. Decisamente più fatica fa il Borussia, che perde per 3-1 in casa del sorprendente Wacker. Il gol nella ripresa di Jupp Heynckes risulterà decisivo, perché al ritorno Bonhof su rigore e lo stesso Heynckes fissano il risultato sul decisivo 2-0. Nella parte bassa del tabellone il Bruges chiude il primo round sul 2-0, ma a Madrid l’Atletico rimette le cose a posto già in mezzora. Le reti dei nazionali Cools e Lambert nella ripresa, però, mandano avanti i belgi e a nulla serve agli spagnoli il gol del definitivo 3-2. La Juventus sogna la rivincita contro l’Ajax e parte bene, pareggiando per 1-1 ad Amsterdam grazie alla rete di Causio nel finale. A Torino Tardelli segna presto, ma La Ling a dieci minuti dal termine manda tutti ai supplementari e poi ai rigori. Gli olandesi dimostrano già allora la loro allergia ai tiri dal dischetto non segnandone nemmeno uno e Causio si occupa di trasformare quello decisivo che vale la semifinale.
Con gli occhi tutti puntati sulla “finale anticipata” in scena sull’altro campo, la Juventus sogna la finale dopo aver vinto in casa grazie alla rete ancora in extremis di Bettega. Al ritorno il Bruges pareggia subito i conti con la bandiera Bastijns, ma il risultato non cambia più fino a quattro minuti dal termine dei supplementari. Quando gli juventini si aspettano di andare nuovamente ai rigori spunta René Vandereycken, poi visto anche in Italia col Genoa, che firma la rete decisiva per la prima storica finale del calcio belga e per la cocente delusione del club bianconero, che protesta per l’ingiusta espulsione di Gentile e per un fallo da rigore ai danni di Cabrini. La super-sfida tra Borussia e Liverpool regala come previsto grande spettacolo. I Reds escono sconfitti di misura all’andata, beffati da Bonhof a un minuto dal termine, ma ad Anfield confermano la loro tradizione positiva superando nettamente i tedeschi con un perentorio 3-0 e prenotando il ruolo di favoriti per la finale in programma a Wembley.
La finale dell’Empire Stadium non è un inedito, perché due anni prima Liverpool e Bruges si erano affrontate per stabilire la vincitrice della Coppa Uefa e i belgi avevano fatto sudare le proverbiali sette camicie andando addirittura sul doppio vantaggio ad Anfield prima di essere rimontati fino al 3-2 e costretti al pareggio casalingo. Il Bruges è guidato in panchina da quell’Ernst Happel che aveva inaugurato il ciclo del calcio olandese col Feyenoord e che prova a fare altrettanto con quello belga. La sua squadra è priva di grandi individualità e fa della tattica del fuorigioco, portata all’estremo, la sua arma per disinnescare gli attacchi avversari. Il Liverpool, dal canto suo, si presenta profondamente rinnovato rispetto a dodici mesi prima. Oltre a Dalglish, infatti, la pattuglia scozzese si è arricchita con gli arrivi del difensore Alan Hansen e del centrocampista Graeme Souness, che poi arriverà in Italia alla Sampdoria. L’atteggiamento rinunciatario del Bruges fa della gara una delle più brutte finali viste fino a quel momento. Il Liverpool attacca, ma non sembra in grado di poter sbloccare il punteggio. Almeno per un’ora, fin quando Souness pesca Dalglish con uno splendido passaggio filtrante e il piccolo numero 7 beffa il portiere Jensen con un pallonetto in diagonale. È il gol partita, che inaugura una serie di finali terminate 1-0. Il Liverpool è campione d’Europa per la seconda volta consecutiva, primo club inglese a riuscirci, e sogna di eguagliare Ajax e Bayern arrivati a tre trofei di fila. Non ci riuscirà, ma la Coppa non si sposterà di molto.


