Robinho, l'uomo che divide l'Europa che conta e non solo
Robson de Souza, per tutti Robinho. Il nome suona come classico brasiliano, forse più corto degli altri quasi biblici a cui siamo abituati, ma il ragazzino mandato da Pelè, di carioca ha proprio tutte le caratteristiche. Passo devastante, dribbling fuori dal comune, buona finalizzazione e tanto divertimento incorporato in 172 cm per 60 kg. Se lo è assicurato il Milan, che con 18 milioni lo ha portato via a quel Manchester City che, stufo delle sue prestazioni altalenanti e del suo carattere fin troppo vivace, lo aveva già sbolognato per sei mesi al Santos (club nel quale Rob è cresciuto) dopo averlo preso due anni prima dal Real Madrid per 42 milioni di euro, cifra esorbitante. Adesso, sbarcato in terra rossonera, Robinho è stato l'ultimo regalo del presidente Berlusconi che di conseguenza è stato incensato in qualità di ciliegina sulla torta, dopo gli arrivi di Ibrahimovic, Boateng, Amelia, Papastathopoulos e Yepes. Ma la valutazione da fare sul conto di Robson è molto interessante, perché coinvolge la cultura calcistica di più paesi che vedono ognuno a modo suo questo trasferimento inatteso, almeno fino a tre giorni dalla chiusura del mercato.
Partiamo dalla fine del percorso. L'arrivo di Robinho al Milan ha scaturito in Italia un entusiasmo travolgente. I tifosi rossoneri accolgono il ragazzo con gioia proprio perché arrivato all'improvviso e subito dopo un altro grandissimo colpo, ma l'intera opinione pubblica italiana non solleva i minimi dubbi sul ragazzo: insomma, Robinho non si discute, almeno nel Bel paese. Se valutiamo le reazioni a questa operazione dall'Inghilterra, dove la fermezza è la prima regola, notiamo che l'opinione sul brasiliano è completamente differente: la discontinuità mostrata col City e i comportamenti da uomo poco maturo hanno portato Robinho a crearsi una reputazione pessima a Manchester e non solo, e la svendita operata dal club di Mancini è la palese dimostrazione di questa tesi, perché una minusvalenza di 24 milioni, anche per il club più ricco al mondo con uno sceicco a pilotarlo, non è roba da ridere. Se l'Italia quindi non ne dubita, l'Inghilterra snobba eccome il brasiliano.
E cosa ne penserà l'altro grande territorio calcistico europeo che ha ospitato Robinho, cioé la Spagna? I media iberici sono assolutamente incuriositi. La trama che si è sviluppata per il trasferimento in rossonero del gioiellino cresciuto nel Santos porta come conclusione il particolare dello scontro europeo tra Real Madrid e Milan, curiosamente abbinate nel girone Champions, al quale proprio Robinho prenderà parte in qualità di grande ex. I tifosi delle merengues non lo hanno mai rimpianto, ma l'informazione spagnola lo attende ancora al varco: una perfetta via di mezzo tra Italia ed Inghilterra. Non poteva mancare, per chiudere, il Paese natale della talentuosa ala, il Brasile. Dopo averlo accolto per l'esilio semestrale, il pubblico verdeoro si aspetta tantissimo da lui: tutti sono innamorati delle sue giocate, tutti avrebbero pagato di tasca propria per riaverlo anche solo per sei mesi al Santos, e tutti adesso esagerano com'è classico del Brasile, tanto già danzano col pensiero sognando il calcio a ritmo di samba del Milan con Robinho, Ronaldinho, Pato e Thiago Silva a fare da guardiano della difesa.
Esaltare o distruggere è classico della terra verdeoro, la via di mezzo 'filosofica' non esiste. A chi dare più fiducia sul conto di Robinho? Semplice, al campo. Guidati dalla razionalità, notiamo che in partenza, l'acquisto del Milan va assolutamente applaudito per il costo e per l'idea, ma bisogna anche vedere se la collocazione tattica premierà la scelta della società e non vada a complicare gli schemi di Allegri. Il sovraffollamento offensivo quindi è il primo possibile problema, il comportamento del ragazzo è il secondo: se si mettesse con la testa a posto come pare aver fatto negli ultimi mesi e puntasse su serietà e sull'immenso talento che possiede, sfruttato al meglio dall'attento Allegri, allora Robinho potrebbe essere un vero e proprio colpaccio di mercato. Ora, caro Robson de Souza, tocca a te dimostrare al mondo intero cosa sai fare. D'altronde, ti manda O Rey...


