Barça e Roma, via all'operazione remuntada
Finalmente, verrebbe da dire. Dopo una settimana di pausa ritorna la Champions League. Prime gare di ritorno per gli ottavi di finale, che vedranno un'italiana in campo, la Roma, provare l'impresa in terra ucraina, al cospetto dei neroarancio dello Shakhtar, squadra allenata da Mircea Lucescu, vecchia conoscenza del calcio nostrano. I giallorossi hanno bisogno di un'impresa per ribaltare il 3-2 rimediato all'Olimpico di Roma due settimane orsono. Servirà sicuramente un'altra mentalità rispetto alla gara di andata. Rispetto per tutti, paura per nessuno. Ranieri alla vigilia dell'andata parlava degli ucraini come una grande squadra. Vero in parte: lo Shakthar è un'ottima squadra. Ottimo gruppo con delle ottime individualità, specialmente nel reparto d'attacco. Ma la Roma, consentiteci, è tutt'altra cosa. Non sono tutti che possono permettersi quattro attaccanti come Totti, Borriello, Vucinic e Menez. Non tutti hanno un mediano come De Rossi o centrali come Juan, Mexes e Burdisso. I capitolini, sulla carta, sono superiori. Il problema dei giallorossi è la mentalità. All'andata il rispetto per l'avversario divenne paura e dopo il gol del vantaggio, la Roma si sciolse come un gelato al sole d'agosto, lasciando la platea ai ragazzi di Lucescu, implacabili a sfruttare ogni errore della squadra dell'allora mister, Ranieri. Ora la musica sembra cambiata: è arrivato Montella in panchina, uno che si è dato subito da fare cambiando modulo e dando fiducia a Pizarro, messo spesso da parte da Claudio Ranieri. Si è tornato a giocare con il modulo che fu della Roma di Spalletti e i risultati sono arrivati. Sette punti in tre partite, aria pura dopo il momento di crisi. La poca esperienza dell'aereoplanino in panchina è colmata dalla voglia di emergere e dal carattere forte del tecnico, che è stato chiaro fin dalla prima conferenza stampa: "Le decisioni le prendo io, nessun altro. Gioca chi ritengo possa far meglio. Nessuna scelta di comodo e nessun favoritismo". Parole chiare, pesanti come macigni. Ora la parola passa al campo: Montella in Ucraina ha la grande chance della carriera. Passare il turno sarebbe un'impresa degna di nota e consentirebbe alla Roma anche ottimi introiti economici, che vista la situazione della società giallorossa, non sarebbero da buttar via.
L'altro ottavo di finale è, almeno sulla carta, uno spot al bel calcio. Arsenal e Barcellona giocano, ormai da diverse stagioni, il calcio più bello d'Europa. Due squadre molto diverse, accomunate però dallo stesso intento: vincere giocando bene. I catalani sono la squadra migliore degli ultimi anni. Campioni in tutte le zone del campo, un tecnico capace e deciso e un infinito serbatoio di talenti provenienti dalle giovanili. Al Barcellona i campioni si costruiscono in casa, vedi i vari Xavi, Iniesta, Messi e compagnia. Una formazione fortissima, forse la migliore d'Europa, capace di annientare il Real Madrid di Mourinho e dominare dalla prima giornata la Liga spagnola. Stavolta però, come successe l'anno scorso con l'Inter, i blaugrana dovranno provare la remuntada. Lo scorso anno andò male, malissimo. Stavolta l'obiettivo è un pelino più agevole. La sconfitta rimediata all'Emirates per 2-1 non scoraggia Guardiola e i suoi, pronti a regalare un'altra serata di spettacolo agli amanti del bel calcio. Dall'altra parte ci sarà l'Arsenal di Arsene Wenger. Una squadra ricca di talenti, tutti giovanissimi, capaci di mettere in difficoltà qualsiasi corazzata. Il punto di forza è quel Cesc Fabregas, prodotto strappato al vivaio del Barcellona quando aveva quindici anni, è trasformato in uno dei migliori centrocampisti del mondo. Fabregas ha tutto: controllo di palla, visione di gioco e fiuto del gol. Sarà lui a guidare i Gunners al Camp Nou, alla ricerca di un passaggio del turno che sarebbe, vista la percentuale di consensi che raccoglieva l'Arsenal dopo il sorteggio, quasi un miracolo.
Roma e Barcellona, due squadre accomunate dalla voglia di remuntada. Ovviamente Shakhtar e Arsenal permettendo.


