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tmw / championsleague / Storia della Champions
1990-91: La Stella non sta a guardareTUTTOmercatoWEB
© foto di Alberto Fornasari
giovedì 10 marzo 2011, 09:00Storia della Champions
di Oreste Giannetta
per Tuttochampions.it

1990-91: La Stella non sta a guardare

Non sono poche le scorie lasciate da Italia 90, arrivato al termine di una stagione trionfale per il calcio italiano e impegnatosi a dare una grossa delusione dopo aver illuso tutti i tifosi nelle sue “Notti magiche”. Il Napoli si ripresenta in Coppa dei Campioni per la seconda volta, ma qualcosa si è rotto tra Maradona e l’Italia, dopo la semifinale mondiale. Al primo turno, complice la pochezza dell’Újpest Dósza, ancora non se ne notano gli effetti. Ha problemi anche il Milan, che a dicembre vincerà la sua seconda Coppa Intercontinentale ma che al suo interno vive lo scontro di personalità tra Sacchi e Van Basten, che a fine stagione porterà all’addio del tecnico. Nel frattempo i rossoneri restano alla finestra, esentati dal primo turno nell’ultimo anno senza squadre inglesi. Le altre big, dal Real Madrid al Bayern Monaco, dal Porto all’Olympique Marsiglia, passando per i Rangers avanzano a colpi di goleade, mentre si mettono in luce Spartak Mosca e Stella Rossa, esponenti di un calcio dell’est che sta vivendo un periodo contrastante per via dei cambiamenti politici epocali scatenati dalla caduta del Muro di Berlino.
Agli ottavi prosegue l’impressionante ruolino di marcia di Real Madrid, Porto, Bayern e Marsiglia, che in quattro mettono a segno trenta reti. Una dimostrazione di forza che evidenzia come stia crescendo il gap tra le esponenti dei campionati maggiori rispetto alle altre. Maggior significato ha invece il secco 3-0 col quale la Stella Rossa sbriga la pratica Rangers, mentre il Milan, opposto al Bruges, conferma quanto sia difficile in questo periodo venire a capo delle squadre belghe. Il pareggio a reti bianche di San Siro è viziato da due possibili rigori non fischiati ai rossoneri, che al ritorno riescono a trovare il bandolo della matassa solo con una conclusione da fuori di Carbone, il sostituto di Donadoni, perdendo poi Van Basten che si fa espellere per un fallo di reazione dopo essere stato tartassato dagli avversari per tutto il match. Va peggio al Napoli, che con lo Spartak Mosca imita i milanesi terminando l’andata sullo 0-0. Prima del ritorno scoppia il caso (o caos) Maradona. Il Pibe de Oro si rifiuta di partecipare alla trasferta sovietica (e col senno di poi il motivo dovrebbe essere la cocaina) salvo poi arrivare a Mosca all’ultimo momento pretendendo di giocare. Il tecnico Bigon lo manda in panchina facendolo entrare solo nella ripresa, ma senza che il risultato si sblocchi. Si va ai calci di rigore e mentre i padroni di casa non sbagliano un colpo il difensore Baroni commette l’errore decisivo. Cala dunque il sipario sul periodo migliore della storia del Napoli. Da allora sarà una lenta e inesorabile discesa agli inferi, prima della risalita degli ultimi anni e della speranza di tornare su quel palcoscenico dopo oltre venti anni.
I quarti di finale sono tutti di grande qualità. Si comincia con Bayern Monaco e Porto, coi secondi che sembrerebbero favoriti dopo l’1-1 dell’Olympiastadion. Il futuro milanista Ziege e Bender, invece, si occupano di spegnere i loro entusiasmi a domicilio. La Stella Rossa ha il compito più agevole contro la Dinamo Dresda, esponente di una DDR ormai in pratica defunta. Dopo il 3-0 di Belgrado gli jugoslavi stanno conducendo anche al ritorno quando i tifosi tedeschi scatenano una protesta che costringe l’arbitro ad interrompere la partita e dare agli ospiti la vittoria a tavolino. Le sorprese maggiori arrivano dall’altra parte del tabellone. Il Real Madrid impone lo 0-0 a Mosca e passa subito in vantaggio al Bernabeu con Butragueño. Sembra tutto facile, ma una doppietta di Radchenko già prima dell’intervallo fa piombare il silenzio tra i 90000 tifosi di casa, che poi devono assistere anche al terzo gol di Shmarov. Il calcio sovietico, proprio al tramonto dell’URSS, sembra aver trovato la strada giusta. Il Milan, infine, che cullava il sogno di uno storico tris, sbatte sul Marsiglia. A San Siro i rossoneri vengono messi in difficoltà dal pressing dei francesi, che rispondono subito alla rete di Gullit con Papin, ma è al ritorno che oltre alla qualificazione viene persa anche la faccia. Si stanno giocando gli ultimi istanti di gara, sull’1-0 per i padroni di casa firmato dallo scatenato Waddle, quando un riflettore del Vélodrome si spegne, per poi riaccendersi parzialmente. Cogliendo l’occasione Galliani, capo delegazione in assenza di Berlusconi, decide di abbandonare il campo perché, a suo dire, la visibilità non è regolare e annunciando che sarà presentato ricorso per ripetere il match. Il giorno dopo è lo stesso presidente a smentire questa ipotesi che non avrebbe alcuna possibilità di successo. Il Milan abbandona così la scena nel peggiore dei modi, con in più una squalifica di un anno nelle competizioni europee.
In semifinale i marsigliesi confermano che la loro non è stata un’affermazione estemporanea. La squadra dell’ambizioso presidente Bernard Tapie approda per la prima volta in finale battendo sia all’andata che al ritorno lo Spartak Mosca. Il ghanese Abédi Pelé e Papin regalano spettacolo sia allo Stadio Lenin che in casa loro e piombano in finale con ambizioni per nulla nascoste. Di fronte ci si aspetterebbe una grande storica come il Bayern, ma questa continua ad essere un’edizione piena di sorprese. La Stella Rossa, infatti, pur andando sotto all’Olympiastadion per la rete di Wohlfarth, reagisce e ribalta la situazione con i suoi due uomini più noti, la Scarpa d’Oro Darko Pančev ed il fantasista Savićević. Al ritorno, nonostante la rete di Mihajlović, i bavaresi non si arrendono ribaltando il risultato con Augenthaler e Bender. Ci si aspetta i supplementari quando, proprio all’ultimo minuto, un autogol dello stesso Augenthaler promuove gli jugoslavi.
Il 29 maggio va dunque in scena una finale ricca di novità, a partire dallo stadio, il San Nicola di Bari. Costruito per Italia 90, l’imponente quanto esagerato stadio del capoluogo pugliese viene “raccomandato” dal presidente della FIGC Matarrese, che ha buoni appoggi in seno all’UEFA. Ma le novità maggiori sono le due protagoniste, entrambe esordienti in un atto conclusivo ed entrambe esponenti di due nazioni che non hanno mai vinto la Coppa. Due outsiders, dunque, ma ricche di campioni. La Stella Rossa conta sul difensore Belodedici, che ha già vinto il trofeo con la Steaua ma che adesso ha cambiato nazionalità modificando anche il cognome in Belodedić, sui centrocampisti Jugović e Mihajlović e sull’attacco che come detto poggia sull’estro di Savićević e Prosinečki oltre che sull’implacabile Pančev. Di contro i marsigliesi fanno affidamento in difesa su due giganti come Basile Boli e il brasiliano ex Benfica Mozer, mentre in attacco Waddle è incaricato di creare per Abédi Pelé e per il capocannoniere del torneo Papin, che a fine anno sarà premiato col Pallone d’Oro. Tutto questo spiegamento di forze partorisce però il topolino di una gara inguardabile per colpa soprattutto degli jugoslavi, che puntano apertamente ai calci di rigore coi quali avevano già vinto il titolo nazionale allo spareggio. I francesi provano a fare la partita, andando vicini al gol in un paio di occasioni con Papin e Waddle, ma nemmeno l’ingresso nella ripresa del grande ex Dragan Stojković cambia le cose. Per la quarta volta in otto edizioni il titolo sarà assegnato con i tiri dal dischetto. Va a segno Prosinečki, mentre sbaglia il terzino destro Amoros. E sarà l’errore decisivo perché tutti gli altri tiri andranno avranno successo incoronando così campione d’Europa la Stella Rossa. Per il calcio jugoslavo, da sempre tra i migliori del continente quanto a qualità, è il primo successo importante proprio all’alba della sua sanguinosa dissoluzione. Meno cruenta, ma altrettanto fatale, la diaspora che presto porterà i migliori giocatori del club in giro per l’Europa. Inizierà Prosinečki, volando al Real Madrid, imitato poi da Savićević al Milan, da Pančev all’Inter, da Mihajlović alla Roma, da Jugović alla Sampdoria e da Belodedić, primo giocatore a vincere due Coppe con due club diversi, al Valencia.
 

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