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tmw / championsleague / Storia della Champions
1998-99: La rimonta perfettaTUTTOmercatoWEB
© foto di Alberto Fornasari
giovedì 7 aprile 2011, 09:00Storia della Champions
di Oreste Giannetta
per Tuttochampions.it

1998-99: La rimonta perfetta

Confermata la formula dell’anno precedente, i turni preliminari si occupano di sfoltire il gruppo di rappresentanti dei Paesi meno “nobili” a favore delle seconde classificate dei campionati maggiori. La Dinamo Kiev deve quindi scendere in campo da luglio e superare due ostacoli per entrare nella fase a gironi, mentre Benfica, Bayern Monaco, Panathinaikos e Spartak Mosca se la cavano agevolmente con una goleada. Tutto facile anche per l’Inter, beffata in campionato dalla Juventus con conseguente tempesta di polemiche arbitrali in seguito a numerosi presunti favori ai bianconeri, culminati nel famoso scontro tra Ronaldo e Iuliano. I nerazzurri, rafforzati con l’innesto del rinato Roberto Baggio, non hanno alcun problema a far fuori i lettoni dello Skonto Riga. Nonostante gli sforzi dell’UEFA, però, qualche sorpresa riesce a sfuggire alle maglie della sua rete. Il PSV si salva solo ai supplementari contro gli sloveni del Maribor, mentre va molto peggio al Celtic e ai francesi del Metz. I Bhoys cedono di schianto a Zagabria contro la Dinamo (allora chiamata Croatia), mentre i transalpini non riescono a ribaltare in casa lo 0-1 subito a Helskinki dall’HJK.
L’Inter torna dunque sul massimo palcoscenico dopo nove anni e sembra voler fare sul serio. Inseriti nello stesso gruppo del Real Madrid, i nerazzurri perdono all’esordio al Bernabeu solo nei minuti finali, per poi regolare agevolmente Sturm Graz e Spartak Mosca. La vittoria al ritorno sul Real, firmata da una doppietta di Baggio, vale il primato del girone, ratificato dall’ultimo successo in Austria. Nel frattempo, però, i balbettii in campionato sono costati il posto all’allenatore Simoni, rimpiazzato forse con troppa fretta da Moratti con il romeno Lucescu. Vince il proprio raggruppamento anche la Juventus, ma con molto più affanno. I bianconeri soffrono la fine del primo “ciclo Lippi”, in campionato faticano e in Coppa riescono a prevalere su Galatasaray e Rosenborg solo per gli scontri diretti, mentre l’Athletic Bilbao chiude ultimo ma a soli due punti da loro. Decisivo il 2-0 dell’ultimo turno sui norvegesi ma a marzo, alla ripresa delle ostilità, in panchina siederà Ancelotti. Non mancano le sorprese negli altri gironi. L’Olympiakos vince il suo davanti alla sorpresa Croatia Zagabria e relegando agli ultimi due posti le nobili decadute Porto e Ajax. La Dinamo Kiev dimostra l’ingiustizia del ranking UEFA dominando davanti ai campioni di Francia del Lens e al deludente Arsenal, col Panathinaikos poi finito ultimo. Il Kaiserslautern, campione di Germania da neopromosso, subisce la sua unica sconfitta a qualificazione ormai ottenuta ai danni di Benfica e PSV Eindhoven, con l’HJK prevedibile cenerentola. Il gruppo più atteso è di certo quello che ospita Barcellona, Bayern Monaco e Manchester United, col Brøndby come sfortunato intruso. Alla fine i danesi coglieranno i loro unici tre punti all’esordio col Bayern Monaco, ma non saranno decisivi perché i bavaresi arrivano primi davanti ai Red Devils, rimandando a casa un Barcellona molto deludente.
Dopo lo stop invernale, e con allenatori nuovi, Juventus e Inter si presentano ai quarti con uguali ambizioni ma esiti diversi. I bianconeri, fortunati per il sorteggio che li oppone all’Olympiakos, rischiano di vanificare il 2-1 del Delle Alpi ad Atene, salvandosi solo grazie al gol di Conte nel finale. L’Inter, il cui ostacolo è il ben più ripido Manchester United, subisce un pesante 2-0 all’Old Trafford per la doppietta di Dwight Yorke e, dopo aver sognato la rimonta con la rete di Ventola a San Siro, si arrende al gol nel finale di Scholes. Nel derby tedesco il Bayern ristabilisce le gerarchie sbattendo fuori il Kaiserslautern con un totale di sei gol a zero e l’unica vera sorpresa è dunque l’incredibile Dinamo Kiev. Gli ucraini non sembrano volersi fermare e fanno una vittima illustrissima, il Real Madrid. Shevchenko spaventa il Bernabeu all’andata, quando Mijatovic salva i suoi, ma i campioni in carica non possono nulla al ritorno, abbattuti dalla doppietta del centravanti rivelazione dell’anno, che in estate passerà al Milan.
Il successivo avversario della squadra allenata ancora dal santone Lobanovsky è il Bayern Monaco, che riesce a disinnescarli. A Kiev Shevchenko segna altre due reti, diventando così capocannoniere del torneo alla pari con Yorke, ma nei minuti finali i bavaresi vanno a segno due volte per il 3-3 finale che li mette in pole position per la qualificazione. All’Olympiastadion, infatti, basta la rete di Basler per spegnere definitivamente le speranze dell’ultima grande Dinamo Kiev, mai più rivista a questi livelli. Nell’altra semifinale la Juventus sembra confermare la sua buona tradizione contro il Manchester United. All’Old Trafford i bianconeri sono quelli delle stagioni precedenti, comandano il gioco e passano in vantaggio con Conte. Ma la squadra di Ferguson comincia a mostrare di avere mille vite e raggiunge il pareggio in pieno recupero con Giggs. Sembra tutto inutile perché al Delle Alpi dopo poco più di dieci minuti Inzaghi ha già colpito due volte, ma lentamente gli inglesi escono dall’apnea. Pareggiano già nel primo tempo con Roy Keane e Yorke e mettono a segno il colpo del K.O. nel finale con Andy Cole. Manchester festeggia la sua seconda finale a 31 anni di distanza da quella vittoriosa contro il Benfica.
È il Camp Nou il teatro di una sfida storica. Nessuna delle due squadre ha vinto il proprio campionato nella stagione precedente e dunque chi farà sua la Coppa sarà il primo ad averlo fatto senza aver primeggiato in patria. Per di più, dopo sette finali consecutive e nove nelle ultime dieci, manca una rappresentante italiana e, per finire, non è presente una rappresentante del calcio latino a distanza di 17 anni dall’ultima volta, quando proprio il Bayern cedette all’Aston Villa. I bavaresi, che sperano di tornare sul tetto d’Europa per la prima volta dopo la fine dell’era Beckenbauer, si affidano al portiere e capitano Kahn, al grande vecchio Lothar Matthäus (che nel finale di carriera si è riciclato come libero), alla regia dell’ex fiorentino Effenberg e alla fantasia di Mario Basler. Per Ottmar Hitzfeld il sogno nemmeno tanto nascosto è quello di centrare il bis dopo il successo alla guida del Borussia Dortmund. Sull’altra panchina siede lo scozzese Alex Ferguson, che dopo anni di tentativi è finalmente riuscito a fare del Manchester United la squadra guida del calcio inglese e a riportarlo al top in campo internazionale. I leader sono il portiere Schmeichel, il difensore olandese Stam e gli attaccanti Yorke e Cole, oltre alla generazione di fenomeni cresciuta nelle giovanili, che ha in Beckham, Giggs e Neville i gioielli più luccicanti insieme a Scholes, assente come Roy Keane, l’anima guerriera della squadra. Le due formazioni si sono già affrontate nella fase a gironi, terminando in parità entrambi i confronti, e il grande equilibrio si conferma in questa occasione anche se il punteggio si sblocca quasi subito grazie alla punizione beffarda di Basler che porta avanti i tedeschi. Il Manchester United patisce lo svantaggio e nella ripresa rischia il colpo del K.O. quando Scholl, subentrato, colpisce il palo con un incredibile pallonetto e quando Jancker viene fermato dalla traversa. Su quei due legni si compie il destino del Bayern, perché passato il novantesimo il mondo si capovolge. Mentre il quarto uomo alza il tabellone segnalando tre minuti di recupero viene battuto un calcio d’angolo, sul quale è salito per dare manforte anche Schmeichel, ed è la riserva Sheringham a dare la zampata vincente per il pareggio. Un altro subentrato, il norvegese Solskjaer, si conquista un altro corner subito dopo. Sulla battuta di Beckham e il tocco di Sheringham è proprio lui, a due passi dalla porta, a infilare inesorabilmente in rete. Per il Bayern non c’è nemmeno il tempo di capire cosa sia successo. Collina fischia la fine e i Red Devils possono festeggiare il più incredibile dei successi, il primo di una squadra inglese dopo la squalifica del post-Heysel, il terzo in dieci giorni dopo campionato ed FA Cup, per un treble leggendario.
 

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