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tmw / championsleague / Storia della Champions
1999-00, la Coppa parla spagnoloTUTTOmercatoWEB
© foto di Alberto Fornasari
lunedì 11 aprile 2011, 09:00Storia della Champions
di Oreste Giannetta
per Tuttochampions.it

1999-00, la Coppa parla spagnolo

Non è più la semplice competizione che ha resistito fino ai primi anni Novanta. Eppure la UEFA non è ancora contenta e aumenta ulteriormente le partecipanti, e di conseguenza le partite. Le televisioni reclamano sempre più gare da trasmettere per fare sempre più incassi e il risultato sono le quattro squadre iscritte per i Paesi principali, via via a scendere con le tre e le due di quelli meno nobili, fino ai campioni dei campionati più trascurati costretti a superare ben tre turni preliminari per accedere al “Paradiso terrestre” degli otto gironi. E come se non bastasse, dopo questa prima bulimica fase eccone una seconda, ancora a gironi, destinata a ridurre il numero da sedici alle otto che daranno vita ai quarti di finale. In tutto 157 partite, 60 in più della precedente edizione.
Partizan Belgrado e Skonto Riga sono quelle che fanno più strada nei preliminari, ma si devono arrendere a Spartak Mosca e al Chelsea, che dunque può esordire in Champions League dopo che la F.A. gli aveva impedito di prendere parte alla prima edizione della Coppa, nel 1955. Le altre big avanzano quasi compatte, dal PSV al Borussia Dortmund, dalla Dinamo Kiev al Valencia, passando per Hertha Berlino e per la Fiorentina di Trapattoni, che dopo aver sognato lo scudetto si è dovuta accontentare del terzo posto dietro al Milan campione di Zaccheroni e alla Lazio. Non ce la fa invece il Parma, tra mille rimpianti. La squadra di Malesani, reduce da un tris di vittorie tra maggio e agosto compresa la Coppa Uefa, cede ai Rangers in Scozia per 2-0 e al ritorno non basta la rete di Walem per recuperare. Esce anche il Lione, sorpreso dagli sloveni del Maribor, e la quarta della Liga, il Maiorca ultimo finalista dell’ormai defunta Coppa delle Coppe, che perso il suo mentore Cúper, passato al Valencia, deve lasciare strada ai norvegesi del Molde.
Nella fase a gironi la più brillante delle italiane è la Lazio di Eriksson, che primeggia davanti alla Dinamo Kiev, orfana di Shevchenko, e all’esordiente Bayer Leverkusen, retrocesso in Uefa grazie ad un’altra novità “salva big”. Chiude il Maribor, già contento di esserci. La Fiorentina, finita nel gruppo di ferro con Barcellona e Arsenal, lascia il primo posto ai catalani ma riesce a precedere i Gunners grazie alla vittoria ad Highbury griffata Batistuta. Va molto male al Milan, invece, che non è proprio all’altezza delle grandi squadre rossonere del passato. Gli uomini di Zaccheroni partono discretamente, per poi impantanarsi con l’Hertha Berlino e pareggiare in casa col Chelsea. Con gli inglesi primi è necessario vincere in casa del Galatasaray all’ultima per passare come secondi e invece arriva addirittura la sconfitta, dopo essere stati due volte in vantaggio. Sconfitta che permette ai turchi di essere ripescati in Coppa Uefa, che a fine stagione vinceranno, e che manda avanti i berlinesi. Negli altri gironi sorprende come sempre in autunno il Rosenborg, che insieme al Feyenoord elimina il Borussia Dortmund. Tutto semplice per Manchester United, Olympique Marsiglia, Real Madrid e Porto, mentre il Bayern Monaco cede il primato al Valencia, eliminando Rangers e PSV. Il girone meno nobile, infine, è appannaggio di Sparta Praga e Bordeaux.
La seconda fase a gironi dimezza ulteriormente il contingente italiano. Mentre la Lazio si fa strada insieme al Chelsea, a spese di Marsiglia e Feyenoord, la Fiorentina deve abbandonare i sogni di gloria. Eppure i viola erano partiti bene, col memorabile 2-0 del Franchi al Manchester United firmato Batistuta e Balbo, e battendo sempre in casa anche il Valencia. Le sconfitte del ritorno, unite al pari casalingo contro il Bordeaux, però, permettono a Red Devils e spagnoli di avanzare. Le altre quattro promosse sono quelle pronosticate alla vigilia. Barcellona e Porto non hanno alcun problema contro Sparta Praga ed Hertha Berlino, mentre Bayern e Real Madrid faticano di più per avere la meglio sulla Dinamo Kiev, col Rosenborg solo spettatore.
Alla fine la UEFA l’ha avuta vinta. Le magnifiche otto sono tutte rappresentanti dei campionati migliori e cinque di queste sono ex campioni. La sfida più affascinante mette di fronte Manchester United e Real Madrid, sorta di finale anticipata tra le vincitrici delle ultime due edizioni. Gli inglesi sembrano favoriti dopo lo 0-0 del Bernabeu, ma all’Old Trafford il Real si riscopre grande portandosi sul 3-0 già ad inizio ripresa con un autogol di Keane e la doppietta di Raúl. Beckham e Scholes possono solo lenire la ferita, ma i campioni sono fuori. Se ne va anche l’altra inglese, il Chelsea, che dopo il 3-1 in casa perde con identico risultato al Camp Nou, col Barcellona che poi dilaga ai supplementari con Dani e Kluivert. Lo strapotere spagnolo è completato dal Valencia, che spedisce a casa l’ultima rappresentante italiana. Il 5-2 del Mestalla è una vera lezione di calcio da parte degli uomini di Cúper, che poi si limitano a contenere la risposta biancoceleste all’Olimpico, perdendo solo di misura per la rete di Verón. L’unica intrusa è il Bayern Monaco. Jardel e Paulo Sérgio si scambiano i colpi sia all’andata che al ritorno, ma a scongiurare i supplementari in pieno recupero è il difensore Linke.
La voglia di rivincita dei bavaresi, dopo la beffa di Barcellona, si ferma però a Madrid. Il Real mette subito in chiaro le cose con un secco 2-0, per poi controllare il risultato all’Olympiastadion. Anelka annulla il primo vantaggio dei padroni di casa, che poi ottengono solo la vittoria dell’onore col brasiliano Élber. A questo punto è sicura la prima finale tra due squadre dello stesso Paese. Ci si aspetterebbe il grande derby di Spagna, ma il Valencia non è dello stesso avviso. Il 4-1 dell’andata conferma ancora una volta come la macchina valenciana sia pressoché perfetta. I blaugrana vanno sotto pure in casa, salvo riprendersi e conquistare almeno un successo, ma il doppio confronto ha premiato i più meritevoli.
È il nuovissimo Stade de France di Parigi, che due anni prima ha incoronato i galletti campioni del mondo, il teatro di questa sfida che incuriosisce il continente. Le due formazioni sono espressione dello stesso campionato, ma non potrebbero essere più diverse nella loro filosofia. Il Real ha cominciato ad intraprendere la strada che poi lo porterà all’abuso di “Galacticos”. Ai campioni di due anni prima si sono aggiunti il promettente portiere Casillas, che si è conquistato il posto durante la stagione, il funambolico inglese McManaman, disciplinato dall’allenatore Del Bosque, e l’enfant prodige del calcio europeo, il francese Anelka pagato a peso d’oro per strapparlo all’Arsenal. Di fronte una squadra di emeriti sconosciuti fino a dodici mesi prima, ora divenuti oggetti del desiderio per i maggiori club del continente. Giocatori che mai più avrebbero raggiunto tali livello di rendimento, come gli argentini Kily González e Claudio López, il capitano basco Mendieta, l’attaccante Angulo e, su tutti, il trequartista Gerard López. In finale è assente l’unico spicchio d’Italia, il terzino Carboni, e proprio le amnesie del suo sostituto, Gerardo, saranno fatali confermando come il meccanismo perfetto non possa prescindere da nessun interprete. Complice anche la tensione per un traguardo epocale, la gara non ha storia. Il Real Madrid domina fin dalle prime battute, impegnando severamente il portiere Cañizares, fino a passare allo scadere del primo tempo con Morientes, di testa su cross di Salgado dalla destra. Il gol ha l’effetto di un pugno nello stomaco per il Valencia, che non riesce a reagire e nella ripresa crolla. Raddoppia McManaman, con una strepitosa conclusione al volo su palla respinta dalla difesa, e chiude i conti Raúl, che raggiunge Jardel e Rivaldo in vetta alla classifica marcatori, al termine del più agevole dei contropiede con tutta la squadra avversaria riversata in avanti. È la vittoria della tradizione, l’ottavo trionfo del Real che comincia ad assomigliare allo schiacciasassi delle prime edizioni.
 

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