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Arbitri, la crisi è profonda. Il problema non è la Juve. Dopo Commisso anche Fonseca attacca il sistema. Var usato male, poca uniformità di giudizio. Pasqua è stato fermato. Con Commisso un’alleanza fra società americane
© foto di Federico De Luca
venerdì 07 febbraio 2020 08:16Editoriale
di Enzo Bucchioni

Arbitri, la crisi è profonda. Il problema non è la Juve. Dopo Commisso anche Fonseca attacca il sistema. Var usato male, poca uniformità di giudizio. Pasqua è stato fermato. Con Commisso un’alleanza fra società americane

Non ce l’hanno fatta a far passare le parole di Rocco Commisso come uno sfogo di un presidente che ha perso, non sono riusciti a derubricare il tutto in una domenica di isteria. Il presidente della Fiorentina ha sbagliato i toni e le parole, ovvio, ma ha scoperchiato un pentolone che adesso bolle sempre più. Non è un caso che l’arbitro Pasqua sia stato fermato e in questo turno non dirigerà.

Non è un caso che ieri Paolo Fonseca, l’allenatore della Roma, un altro che come Commisso è nel nostro calcio da appena sette mesi, abbia sottolineato duramente che “Gli arbitraggi non sono uguali per tutti”.

Altri si accoderanno, statene certe, sono in molti a pensarla così e a volere un calcio diverso. E diciamolo subito chiaramente e a gran voce: il problema non è la Juventus. Non lo è e non lo deve essere perché trasformare tutto in una guerra fra anti-Juve e pro-Juve favorirebbe soltanto quelli che i problemi non li vogliono risolvere. La Juventus è semplicemente la società più importante e la squadra più forte d’Italia, tanto per sgombrare il campo da equivoci ed evitare così di dare un senso sbagliato al discorso che sto per fare.

Non è un caso, infine, che il presidente della federcalcio Gravina abbia convocato d’urgenza e tenuto a colloquio, un lungo colloquio, Commisso a Coverciano a poche ore dai fatti di Torino. Il Palazzo è indispettito quando sente ingiustamente rievocare a sproposito il fantasma di Calciopoli, ma comunque trema di fronte a contestazioni palesi alle quali non sa rispondere. E’ evidente. Spero che almeno abbia capito e avvii una profonda riflessione su un tema sul quale si regge tutta l’organizzazione calcistica: gli arbitri.

La crisi arbitrale è aperta a tutti i livelli a cominciare dalle “vocazioni” sempre più scarse, per arrivare alla serie A dove è apparsa evidente sin dalla prima giornata (ricordate Fiorentina-Napoli?). Una crisi che ha molti aspetti e molte facce. Andiamo dal complesso ricambio generazionale (a fine stagione smetterà anche Rocchi!) che sta mettendo in crisi il designatore e in evidenza la modestia di molti arbitri ancora non pronti, all’interpretazione del regolamento troppo difforme da arbitro ad arbitro, fino all’uso del Var non omogeneo, con la sensazione che ci sia quasi un rigetto della tecnologia.

Non è bello, né logico, né corretto, vedere che quasi ogni partita, arbitralmente sia una storia a sé.

Come la legge, anche il regolamento dovrebbe essere uguale per tutti e invece è proprio vedere gli stessi identici falli, le stesse identiche situazioni, essere trattati in maniera difforme da partita a partita, essere soggetti alle interpretazioni più varie, che trasmette il senso dell’incertezza e della precarietà ai dirigenti e ai tifosi. Che poi, alla fine, alimenta ingiusti sospetti su una categoria che comunque andrebbe rispettata. Non è colpa di alcuni arbitri se sono arrivati in serie A e faticano, non è colpa di Pasqua se l’hanno mandato a fare una partita per la quale non era ancora pronto.

Quello che fa acqua è un sistema calcio pieno di falle e le falle vanno tappate.

Qualcuno dovrà spiegare, ad esempio, perché durante la stagione abbiamo visto costantemente interpretazioni diverse del regolamento sul fallo di mano in area.

Qualcuno dovrà spiegare perché vediamo arbitri andare al Var con umiltà per farsi aiutare ed altri invece con fastidio, per farne poi un uso scarso aggrappandosi e nascondendosi dietro a un protocollo che in realtà, comunque, volendo si può interpretare. Leggetelo.

Qualcuno dovrà spiegare anche perché alcuni arbitri danno la sensazione di avere una doppia personalità a seconda delle squadre che stanno arbitrando. Mancanza di personalità?

Sapete cosa scatena tutto questo?

Il sospetto che ognuno vada per conto proprio per avere maggiore libertà e maggior potere nel dirigere le gare. Un concetto sbagliato contro il quale ci si batte da anni. E che gli arbitri di nuova generazione 2.0 non dovrebbero più pretendere.

Ma i problemi non lo vogliono risolvere alcuni dirigenti, a cominciare dal presidente della Uefa Ceferin, ad esempio, contrario-scettico al Var. Se non si decidono ad andare fino in fondo con le tecnologie, soprattutto in un campionato e in un mondo complesso come il nostro, vista la scarsa cultura calcistica, non avremo mai pace, non troveremo mai equilibrio. E non ne usciremo mai fuori.

Guardate cosa è successo con il fuorigioco e il gol-non gol: siamo al trionfo assoluto. Nel mio piccolo ho scritto trattati sui gol validi non concessi, su fuorigioco che hanno determinato risultati. Ora siamo tutti sereni e tranquilli. Non si sbaglia più. Finite le discussioni e i sospetti grazie alla tecnologia. Ci voleva tanto? E’ solo questa la strada.

Chiariamoci, chiaritevi. Deve finire la guerra fra quelli a favore e quelli contro la tecnologia in atto a tutti i livelli nel calcio mondiale.

Se il pallone vuole arrivare ad avere delle partite il più vicine possibile all’errore zero, oltre a dare regole più chiare e certe, deve andare nella direzione di un sempre migliore, più preciso, più puntuale e più efficace uso della tecnologia.

E allora mi chiedo, cosa aspettino Federcalcio, Lega e arbitri in Italia a mettersi attorno a un tavolo per ragionare e trovare un terreno comune per lavorare alla crescita del sistema arbitrale a tutti i livelli senza nulla togliere all’autonoma, ma collaborando con l’Associazione arbitri che avrebbe bisogno di maggiori attenzioni e maggiori risorse. Sarebbero tante le cose e gli investimenti da fare, dalle scuole di formazione per i giovani arbitri, dal costante perfezionamento a livello manageriale della gestione e delle strutture. C’è poi da puntare sempre più sulla scuola dei varisti.

Dove è finito il centro Var più moderno del mondo in attivazione a Coverciano? Perché tanti ritardi?

Perché intanto non si implementano le scuole per i varisti che specializzandosi nell’uso della tecnologia avrebbero modo di valutare meglio le immagini per aiutare l’arbitro in tempi rapidissimi?

Per carità, c’è anche molto di positivo. Partite ben arbitrate se ne vedono tante, buoni arbitri ce ne sono ancora, spero che alcuni giovani crescano e maturino, rispetto al passato il miglioramento è evidente, quello che infastidisce è questa sensazione diffusa che le istituzioni non vogliano arrivare fino in fondo, non vogliano dare certezze per lasciare sempre in qualche modo la discrezionalità all’arbitro.

Il calcio è stato trasformato in un grande business e come tale invece ha proprio bisogno di certezze. Lo chiedono i tifosi, ma soprattutto chi investe.

Non è un caso che a lamentarsi oggi siano persone che arrivano dall’estero, soprattutto gente come Rocco Commisso abituato all’Nba.

Il calcio è un business dove girano miliardi, si deve lasciare poco al caso e all’imponderabile se si vogliono attrarre risorse. E, soprattutto, il calcio non può più permettersi di avere nella catena un anello debole di un uomo solo al comando che si chiama arbitro. L’arbitro può sbagliare e sbaglierà sempre, ovvio, ma il tema è aiutarlo a sbagliare sempre meno con le tecnologie, avvicinandosi alla partita perfetta.

E, prima o poi, dovrà tornare d’attualità anche il grande tema del professionismo e di una federazione autonoma.

E qui torno a Pasqua. Quello che ha infastidito di più domenica a Torino è stata proprio la sensazione che dirigesse una partita tutta sua. L’arbitro era stato aiutato dal collega più esperto Calvarese ma, come volesse dimostrare la sua autonomia di giudizio, non si è fidato né delle immagini né del collega. Ha agito come un arbitro d’altri tempi. Salvo poi scoprire che lo stesso Pasqua non aveva neppure fischiato fallo a centrocampo in un’azione-fotocopia. Giornataccia? Diciamo di sì, ma oggi certe situazioni dovrebbero essere superate. E’ un pesante ritorno indietro.

Non mi addentro sul fatto che poi dirigenti fuori e giocatori in campo facciano poco per aiutare l’arbitro, anzi, ne siamo tristemente consapevoli. Ma anche qui Federcalcio e Lega sono sfuggenti sull’opera di educazione come in quella di repressione.

Comunque, il fatto che lo sfogo di Commisso non sia roba da sottovalutare lo si deduce dal fatto che stiano succedendo cose delle quali si parla sottotraccia. Che il nostro calcio sia da riformare profondamente, che abbia bisogno di figure nuove e preparate, di dirigenti senza scheletri negli armadi o espressione di centri di potere, è evidente da anni. Che fare? Pare che proprio le società in mano a proprietà straniere, sull’onda di Rocco, ma non solo, si stiano parlando per dare vita ad alleanze e conseguenti proposte di riforme.

Guardiamo dunque con interesse all’Inter, al Bologna, alla Fiorentina, ai nuovi della Roma che verranno, gente che ha investito e sta investendo, che porta una cultura nuova, non vuole buttare soldi dalla finestra e proverà a cambiare e migliorare le regole. Aspettiamo fiduciosi…

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