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Icardi andrà via, ma ora l’Inter punta al rinnovo. Chi paga 110 milioni? Tutte le colpe di Wanda. Punito dalla società, scaricato dallo spogliatoio. I tifosi contro l’argentino. Avanti con Lautaro. Le idee di Marotta per l’attacco

Icardi andrà via, ma ora l’Inter punta al rinnovo. Chi paga 110 milioni? Tutte le colpe di Wanda. Punito dalla società, scaricato dallo spogliatoio. I tifosi contro l’argentino. Avanti con Lautaro. Le idee di Marotta per l’attaccoTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Federico De Luca
venerdì 15 febbraio 2019 00:00Editoriale
di Enzo Bucchioni

E adesso come finirà? E’ questa la domanda delle domande che ruota e rimbalza fra l’Inter, Icardi, Wanda Nara, i compagni e i tifosi.

Dopo la decisione della società di togliergli la fascia, degradare Maurito, e per reazione il suo rifiuto di seguire la squadra a Vienna, si sta cercando una via d’uscita che salvaguardi il capitale per l’Inter e indichi una soluzione professionale gradita al giocatore lontano dall’Italia.

E’ chiaro che finisce qui un rapporto controverso che dura da sei stagioni, certe situazioni non si recuperano, dentro i gruppi ci sono regole non scritte che vanno rispettate e pensare che tutto possa risolversi con un chiarimento e una stretta di mano è assolutamente impossibile.

Icardi e la moglie manager dovrebbero cambiare stile di vita, dovrebbero cambiare atteggiamento, modificare e modificarsi in nome e per conto delle regole che una grande società come l’Inter ha finalmente deciso di darsi, ma non lo faranno. Vi immaginate Wanda Nara che da oggi decide di passare dalla iper visibilità alla riservatezza, sceglie il basso profilo, promette di non parlare più di Inter in pubblico, decide di chiudere con la televisione e i social? Ecco, proprio perché certe cose non succederanno, il divorzio è scritto.

Ma prima della parola fine, il rapporto andrà in qualche modo recuperato per trovare un compromesso e scegliere assieme la strada meno traumatica da imboccare.

L’Inter vorrebbe chiarire tutto quello che è accaduto nelle ultime ore e indurre Wanda Nara a sedersi al tavolo per rinnovare il contratto. Blindarsi con un nuovo accordo in sostanza potrebbe convenire a entrambe le parti. Allungando l’intesa dal 2021 al 2024 darebbe all’Inter maggior forza in una trattativa per la cessione, ma alzare lo stipendio da circa cinque (oggi) a otto milioni, farebbe partire Icardi da una base notevolmente superiore nella trattativa per l’ingaggio con un altro club. L’Inter vorrebbe anche togliere la clausola rescissoria e forse questo potrebbe essere lo scoglio vero.

Ma potrebbe anche succedere che Icardi, furibondo per la vicenda della fascia, punti dritto sulla clausola rescissoria, dica di no a tutte le ipotesi avanzate dall’Inter, sperando di trovare in estate una società disposta a portarlo via con i 110 milioni fissati nell’ultimo rinnovo. Questo atteggiamento istintivo non è da escludere, una citazione di Mark Twain postata ieri sera da Icardi ‘E’ meglio tenere la bocca chiusa e sembrare stupidi piuttosto che aprirla e togliere ogni dubbio ’, potrebbe lasciare intendere l’idea di non rivelare a nessuno una decisione già presa e un contratto già ponto per lasciare l’Inter con il cerino in mano. Ci sta. Tutto è possibile.

C’è solo una domanda che frulla: ma oggi c’è qualcuno in giro disposto a pagare 110 milioni per Icardi ben sapendo che oltre a Icardi prende tutto l’ingombrante mondo dell’argentino? Le regole di comportamento e di riservatezza che l’Inter solo ora vuole imporre, nei grandi club d’Europa ci sono già.

Se Wanda dovesse avere già in mano un accordo o fosse sicura di poterlo trovare con la clausola, comunque l’Inter porterebbe a casa una grande plusvalenza. E con 110 milioni un sostituto all’altezza si trova. Forse anche a meno.

Visto che la coppia Icardi-Nara spesso si è dimostrata imprevedibile, c’è anche da aspettarsi il rifiuto al rinnovo anche senza alternative pronte. E se poi non dovesse arrivare la società che paga la clausola, con la scadenza (2021) che si avvicina?

Marotta dovrà essere molto bravo a riportare tutta la vicenda su un livello percorribile. Nessuno nell’Inter vuole soluzioni drastiche del tipo da oggi non gioca più, o cose del genere.

Ma persone vicine alla coppa argentina, raccontano che la ferita per la decisione della società di degradare Maurito è insanabile. L’idea a caldo sarebbe quella di non tornare più in campo da degradato, quella fascia Icardi è convinto di averla sempre onorata.

Non la pensano così i tifosi che ieri sera a Vienna si sono chiaramente esposti consacrando Handanovic con i più classici dei cori dedicati al portiere, nuovo capitano vero. Una presa di posizione che potrebbe anche deflagrare nella prossima partita casalinga di domenica pomeriggio (ore 18) contro la Sampdoria. Già Icardi non era il massimo per molti dei suoi tifosi dopo la vicenda dell’autobiografia, figuriamoci ora.

Quello che è stato contestato a Icardi è stranoto e le colpe non sono sue, naturalmente, ma della moglie-manager. La vicenda contrattuale messa in piazza, la continua rivelazione di cose interne, critiche pubbliche rivolte a compagni di squadra, consigli dati all’allenatore, una vita privata fatta di eccessi sempre sotto i riflettori. La società non ha gradito, ma anche molti giocatori hanno chiesto a Marotta di essere tutelati e rispettati. Le parole di Ausilio dette ieri sono chiare: non si ragiona per uno, ma per il gruppo. Questo dovrebbe fare un capitano e Icardi non l’ha fatto. Molta irritazione ci sarebbe soprattutto fra i croati vice campioni del mondo che si sono sempre sentiti gregari in un caso o responsabili del mancato rendimento dell’attaccante nell’altro.

Che prima o poi il bubbone dovesse scoppiare era chiaro dal momento dell’arrivo di Marotta. L’atteggiamento duro con Nainggolan doveva far riflettere e invece Icardi-Nara sono andati avanti per conto loro.

L’unico che in qualche modo ha difeso Icardi è stato l’ex presidente Moratti al quali in molti sono legati da giusto, autentico affetto, ma stavolta ha sbagliato. La sua Inter ha vinto poco in rapporto ai grandi investimenti fatti, proprio per la gestione paternalistica. Le società di calcio oggi sono aziende e come tale devono comportarsi, non sono più famiglie comprensive, chi sbaglia e turba il gruppo deve pagare.

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