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Juve, difficile il rinnovo di Dybala. Milan, Rangnick al posto di Gazidis: Elliott pensaci. Maldini non torna indietro. Inter, se Eriksen non convince va sul mercato. Due-tre partite di serie A in chiaro su Tv8, un buon ritorno del pallone

Juve, difficile il rinnovo di Dybala. Milan, Rangnick al posto di Gazidis: Elliott pensaci. Maldini non torna indietro. Inter, se Eriksen non convince va sul mercato. Due-tre partite di serie A in chiaro su Tv8, un buon ritorno del palloneTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Federico De Luca
venerdì 12 giugno 2020 14:22Editoriale
di Enzo Bucchioni

Ragazzi ci siamo, finalmente torna il calcio, roba da non credere. Segniamoci questa data. C’eravamo tristemente lasciati il nove marzo guardando vincere il Sassuolo sul Brescia, tre mesi e sembra un secolo per come li abbiamo drammaticamente vissuti. Se torna il calcio torna anche un po’ di vita, quante volte ce lo siamo detti retoricamente, ma forse è davvero così. E poi Juve-Milan è sempre tanta roba anche dentro un calcio diverso, senza pubblico e senza tante altre cose, completamente da scoprire. Preparatevi.

Stasera e domani le semifinali di coppa Italia saranno in chiaro, una festa per tutti. Ma il ritorno del calcio, proprio per riavvicinare al pallone la gente provata da tre mesi di drammi collettivi e personali regalerà anche due-tre partite in chiaro per ogni giornata di campionato, su Tv8 del digitale terrestre, accessibile a tutti. Ieri il ministro Spadafora ha incontrato i vertici di Sky e c’è molta positività. La decisione ufficiale arriverà nelle prossime ore, ma non ci sono ostacoli o pregiudiziali nonostante il contenzioso in atto fra Sky e la Lega Calcio. Un gesto di buona volontà per andare incontro a tanti appassionati, ai malati negli ospedali, agli anziani nelle case di riposo. Un gesto per riunire tutti sotto l’ombrello del pallone.

Ma come sarà questa ripartenza? Stasera tocca al Milan, una delle società più in difficoltà e non per il coronavirus. Sono anni che il barometro segnala tempesta e non si vede la fine. La litigata o se preferite l’acceso faccia a faccia fra Ibrahimovic e l’amministratore delegato Gazidis alla presenza di tutti i giocatori, è l’ultimo clamoroso episodio che certifica anni di non calcio. Gazidis, ricordiamolo, rappresenta la proprietà, il signor Paul Singer amministratore del Fondo Elliott padrone del Milan, e sapere che un giocatore si permette di affrontarlo nel modo in cui è stato affrontato da Ibra, ha del surreale. Vuol dire che il tappo è saltato. Fra l’altro con una finale di coppa Italia ancora in ballo, dodici giornate di campionato da giocare e una nuova rivoluzione alle porte all’insegna del made in Germany. Sono convinto che Rangnick, l’uomo designato a rifondare, sia uno che di calcio sa parecchio, ha idee, sa gestire, sa allenare, sa fare tante cose. Ho scritto e mi ripeto che le mie sensazioni sono positive, questa potrebbe essere la strada giusta, ma quando sento cose del tipo di quanto accaduto a Milanello l’altro giorno, torno a farmi delle domande. Ok a Rangnick e al suo progetto stile Salisburgo o Lipsia che ha funzionato e funziona, ma se continuerà a comandare e a fare danni il signor Gazidis, siamo sicuri che a Milanello replicherà gli stessi obiettivi? Fossi Singer comincerei a riflettere. Ho la sensazione che Gazidis non sia un uomo di calcio e non si sforzi neppure di capirlo e di conoscerlo a fondo. Due anni di errori uno dietro l’altro sono lì a testimoniarlo e il fatto di non imparare nulla proprio dagli errori è preoccupante. Riuscirà Gazidis a proteggere Rangnick, a metterlo nella condizione migliore per lavorare, a fornirgli il supporto tecnico, organizzativo e dirigenziale necessario? I dubbi salgono. E forse qualche dubbio deve essere venuto anche a Rangnick se gli incontri previsti con Singer e la firma su un contratto triennale sembrano slittati.

A questo punto, visti gli insuccessi di Gazidis che non aveva brillato neppure negli ultimi tempi all’Arsenal, perché non affidare direttamente a Rangnick la gestione di tutta la parte tecnica, la completa responsabilità, magari con un allenatore di sua fiducia in panchina, tipo Nagelsmann? La mia può sembrare una provocazione, ma anche nelle piccole cose, al Milan non si fa più calcio da grande società da troppo tempo e non voglio evocare soltanto quello che è successo con Boban e con Maldini. (A proposito, Paolo non ci ripenserà, se ne andrà a fine stagione. Aggiungo purtroppo).

Che le cose non funzionino è sotto gli occhi di tutti, anche l’ultimo episodio è clamoroso. Si aspetta la vigilia di una gara importante per comunicare il taglio degli stipendi, per affrontare la squadra? Ingenuità colossale. Non vorrei essere nei panni del povero Pioli che sta vivendo da tempo fra mille difficoltà, con un nuovo allenatore sul collo e mille ostacoli. Eppure fa bene, ha dato l’anima e ha tirato fuori il meglio da questo gruppo. Magari stasera i giocatori si compatteranno proprio attorno a Pioli per giocare la loro battaglia e per una soddisfazione personale. Ma resta una situazione calcisticamente border-line.

Di fronte stasera, dopo il pari dell’andata, ci sarà la Juve che di questi problemi non ne ha. Ne ha altri. E sono mille gli interrogativi davanti a questa inedita ripartenza che dovrebbe portare due titoli a Torino, coppa Italia e Campionato in un mese e mezzo, per poi giocarsi la Champions. Tutto condensato, una battaglia, un tour de force con Sarri obbligato comunque a vincere. Una bella sfida per un allenatore che non era ancora riuscito a trovare la sua vera dimensione. E in questo quadro c’è Dybala reduce da una non facile convalescenza e voglia di rinnovo. Oggi guadagna poco più di sette milioni, è in scadenza nel 2022 e il problema andrà affrontato alla svelta. L’argentino ha grande mercato, ha offerte e vorrebbe guadagnare in Italia le cifre che gli offrono dall’estero. Quanto? Partenza a quindici milioni netti trattabili. Ovvio che pagare una cifra del genere non è uno scherzo neppure per la Juve che non ha bilanci floridissimi, ma il problema va affrontato. Un rinnovo così, fra l’altro, potrebbe chiudere la porta ad altri top player tipo Pogba. A meno che non finiscano sul mercato diversi altri giocatori per abbassare il monte ingaggi. Sarà il tema dei prossimi mesi.

L’Inter invece riparte domani sera con i riflettori su Eriksen. E’ vero che da mesi si parla di Lautaro, ma la situazione dell’argentino è chiara: se il Barcellona paga la clausola a 111 milioni può andare. E probabilmente in qualche modo andrà. Più difficile capire cosa fare con Eriksen che nelle sue poche settimane interiste ha fatto parecchia fatica. Il calcio italiano non fa per lui o anche un top player ha bisogno di tempo per ambientarsi? Io direi buona la seconda, ma l’Inter non può aspettare a disegnare il futuro. Eriksen ha tredici partite davanti per conquistare tutti, a cominciare da Conte. Comunque tranquilli, con un giocatore così i venti milioni spesi in gennaio si rifanno subito. Nel caso, Marotta ha in mano altre soluzioni. Qualche pista per l’attacco porta anche a Morata ma sinceramente non me la sento di metterlo nella categoria dei giocatori che fanno la differenza sui quali l’Inter dovrà puntare soprattutto se andrà via Lautaro.

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