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La Fiamma Rossa di Gianni Mura, l'addio al più grande cantore d'Italia e di sport

La Fiamma Rossa di Gianni Mura, l'addio al più grande cantore d'Italia e di sportTUTTOmercatoWEB.com
domenica 22 marzo 2020 19:54Editoriale
di Marco Conterio
Nato a Firenze il 5 maggio del 1985, è caporedattore e inviato di Tuttomercatoweb.com. In passato firma per Il Messaggero e per La Nazione, speaker per RMC Sport e per Radio Sportiva

Un soffio alla polvere e ho ripreso in mano, ieri pomeriggio, nell'eremo dove ognuno di noi comodamente combatte in questi giorni, due dei compagni di viaggio più belli. La Fiamma Rossa e I Mondiali di Repubblica. Ieri, perché se n'è andato un uomo buono che ho sempre pensato di conoscere nel profondo come Gianni Mura. Maestro, gregario e campionissimo, ispirazione e uomo che tracciato un solco per molti di noi. La Fiamma Rossa è il triangolo rosso, quella che sfiora da lontano sogni e sudore dei ciclisti, ed è il suo ultimo chilometro più bello. E' la raccolta dei suoi racconti, quella che un'altra grande penna come Marco Pastonesi ha definito "una greatest hits". Ho letto, bramoso, ieri, ricordi e memorie. Maurizio Crosetti, che ha quella penna lì, ieri in uno struggente ricordo ha dipinto la sua memoria di Mura. Scrivendo che non ci sono giornalisti sportivi, o sei giornalista o sei altro.

Gianni Mura era un cantore e ha voluto dipingere l'Italia del ciclismo perché lì, tra quelle due ruote veloci, quei copertoni leggeri, quelle fronti sudate, quelle borracce al cielo, c'è il meglio del giornalismo. M'inchino davanti a Gianni Clerici, beninteso, ma il ciclismo è una carovana che attraversa noi, le nostra strade, le nostre facce e serve quella dolce e innata cultura da biblioteca e osteria per amarlo e disegnarlo. Mura era così, per me, per molti di noi che ne hanno divorato gli scritti. Luigi Garlando, scrittore, giornalista, ha raccolto dal cilindro della memoria questa frase. "A Liegi gli rubarono la Olivetti22, regalo dei genitori per l’ingresso in Gazzetta nel ‘64. Le Figaro scrisse: “Il violinista ora è senza violino”". Lo omaggiavano i grandi, Mura. Ho letto bramoso, ieri, consapevole che le parole contano, che non vanno sprecate, che vanno accarezzate, disegnate, scelte. Ieri più di altre volte. E' un periodo di bufera, le ceneri dell'ottimismo offuscano il pensiero. E leggere aiuta a vivere e pure a vincere, o quanto meno a uscire meno sconfitti. Sfoglio i suoi affreschi su I Mondiali di Repubblica, la collezione degli articoli più significativi del giornale su quella che non è solo una manifestazione di pallone ma una raccolta di vite e costumi.

Di Mura mi colpirono righe forti e pungenti, non tanto le note e amate sull'Italia o sulle altre che raccontò nell''82, ma il Messico che raccontò quattro anni dopo. "Paradossalmente, ma non tanto, una manifestazione 'per' è diventata una manifestazione 'contro'. Non avvicina, allontana. Non mostra, maschera. Via dal centro di Puebla gli ambulanti, via dalla zona rosa della capitale le puttane e i mangiatori di fuoco. Io sono dalla parte dei respinti, per la gioia o la tristezza di sbronzarsi, di far la puttana, di vendere orzata e cocomeri, di occupare uno spazio, e questo dappertutto, al di là del colore, del calore, del dolore locale. Lo so, è ingenuo pensare che potesse andare diversamente, le grandi manifestazioni hanno il cuore sempre più piccolo, i conti si fanno coi soldi e con la paura, comunque allegri sotto il sole del Messico a trabjar, si va a incominciare. Il Mundial arriva, come Godot, e quando sarà finito tanti si chiederanno se è mai arrivato, dov'era, chi era, com'era e cos'è rimasto a loro, buenas dias, a sus ordenes, buenas noches'. Ha raccontato la vita, Gianni Mura, lasciando dietro alla sua macchina da scrivere, alle sue parole, un profumo di buon vino, di musica, di vita. Gianni Brera, il maestro a cui andò in scia, fino a pareggiarlo, non andava ai funerali e preferiva piantare un albero per ogni amico che moriva. Che da domani il nostro giardino sia un bosco, per far ombra e riparo a questi tempi difficili.

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