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Le dimissioni di Gravina in ritardo e maturate in mezz'ora: la sua versione sulla scelta
In ritardo di una quarantina di ore abbondanti, ma alla fine sono arrivate le dimissioni di Gabriele Gravina dal suo precedente ruolo di presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio. E non poteva che finire così, dopo l'amarezza della terza eliminazione di fila della Nazionale dalla fase finale dei Mondiali: nella sede FIGC di via Allegri a Roma, ieri pomeriggio, è andato infatti in scena l'unico epilogo possibile a tutta questa vicenda.
La tensione è cresciuta piano piano, anche se il primo input incendiario in direzione di Gravina è arrivato dalla politica: interrogazioni bipartisan in Parlamento e parole durissime del ministro Abodi, la levata di scudi è stata totale. Ieri, infine, era chiaro come Gravina avesse già maturato la decisione di dimettersi. E la sua posizione, almeno quella riferita dall'edizione odierna di Tuttosport, è che non abbia scelto per via delle pressioni ricevute ma per contribuire a una generale assunzione di responsabilità.
Una riunione, quella di ieri in FIGC, che è durata mezz'ora appena: il tempo per Gravina di fornire la comunicazione e anche per ringraziare le componenti, sulle motivazioni sarebbe voluto tornare nell'audizione prevista mercoledì 8 aprile alla Camera dei Deputati, in Commissione Sport, ma l'iniziativa è stata annullata, con stupore anche da parte della FIGC. E poi c'è l'aspetto del chiarimento sulle parole rivolte agli atleti degli altri sport, che intendevano sottolineare unicamente le differenze che esistono a livello di normative e regolamentazioni.
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