L'EDITORIALE - Questo Frosinone sta scrivendo la storia!
Quando si cade, la cosa principale è rialzarsi. Può capitare a tutti di cadere, di non esserci oppure di fare “qualcosa” di sbagliato, è nella natura dell’uomo. L’importante è che dopo ogni caduta segua una risalita, quanto più rapida possibile. Rapportando questi assunti al calcio, il Frosinone ha interpretato al meglio questa verità ed ha saputo rialzarsi immediatamente dopo una caduta. Tanto rovinosa è stata la caduta, tanto più gloriosa e bella è stata la risalita.
Ormai una settimana fa a Pescara il Frosinone ha sbagliato venti minuti, una parte di ripresa in cui i canarini non sono riusciti ad esprimere il calcio divertente fino ad allora messo in scena. Venti minuti in cui gli avversari hanno fatto quel che volevano, in cui tanti episodi non hanno sorriso al Frosinone, in cui è anche mancata una componente fondamentale non solo nel calcio, ma nella vita: la fortuna. Una “giornata no” che può esserci, una sconfitta da accettare, inevitabile nella visione totale delle 42 partite, come abbiamo detto più volte, ma che comunque per come è arrivata ha scontentato qualche tifoso più esigente.
La gara di venerdì sera ha spazzato via ogni dubbio: il Frosinone visto con il Pescara non è il vero Frosinone. Certo, uno spezzone di match che non dovrebbe mai accadere ma che inevitabilmente accade. Dopo la partita con il Livorno, tifosi ed addetti ai lavori hanno capito che il vero Frosinone non è quello dell’Adriatico, ma quello del Matusa. Una squadra che vince 5-1 contro una delle compagini più forti dell’intero campionato, una squadra che inanella delle vittorie spettacolari (leggasi Livorno e Lanciano per il divario, ma anche Trapani, Latina e Perugia, giusto per citarne alcune) è non solo da ammirare, ma da prendere come esempio. Perché questo Frosinone insegna che con la programmazione, con la lungimiranza e con la competenza si va lontano. In un calcio orientato verso il “tutto-e-subito”, il Frosinone è l’eccezione, la positiva eccezione. Perché questa squadra che guarda tutti (Carpi escluso) dall’alto verso il basso insegna che nel calcio tutto è possibile, basta solamente tanta competenza e tanta dedizione al lavoro.
Questo Frosinone fa emozionare. Solo chi era al Matusa ha potuto leggere l’emozione negli occhi dei tifosi, solo chi era al Matusa ha avuto l’impressione di aver assistito ad una gara storica, una delle più belle partite mai giocate in terra ciociara. Perché con il Livorno, certi di non esagerare, il Frosinone ha messo in scena una delle più belle partite mai disputate, sicuramente “storica” per il risultato (solo una volta al Matusa cinque reti, ma il Cesena all’epoca ne fece due…) ma anche per la qualità del gioco. Ad onor del vero il Livorno si è sciolto dopo l’espulsione di Lambrughi, ma contro questo Frosinone difficilmente l’esito sarebbe potuto essere diverso. Perché contro il Livorno ha vinto tutta la squadra. Non ci avventuriamo in giudizi dei singoli, perché tutti hanno vinto, tutti hanno partecipato a questo trionfo, anche coloro che non sono scesi in campo. In rete sono andati in cinque, tutti diversi, ma non solo loro hanno vinto: ha vinto tutto il Frosinone, perché un risultato così importante è frutto del lavoro di tutti, non solo degli undici titolari.
Adesso bisognerà non fermare questo treno che va spedito. La prossima fermata sarà una delle più dure, perché il Carpi anche se non ha il blasone del Livorno, ha una squadra che macina punti, che non si ferma a Brescia in nove contro undici ed ha una rosa composta da giocatori fondamentali per questa categoria. Ma come il Carpi anche il Frosinone ha i mezzi e gli uomini per continuare a scrivere la storia. Perché questo Frosinone, signori, la storia la sta scrivendo partita dopo partita…


