Inter, il centrale è ancora un punto interrogativo! Ma la prerogativa deve essere una...
L'ultima stagione ha messo in luce un dato decisamente insolito per la Serie A: la prima della classe non ha avuto la miglior difesa. Con ben 35 gol subiti in campionato, l'Inter ne ha incassati 6 in più rispetto al Como, che con 29 reti al passivo si è preso lo scettro di retroguardia meno battuta. Se in Italia un attacco atomico può bastare a compensare qualche sbandata, in Europa la musica cambia. La Champions League non perdona: l'esempio del PSG contro il Bayern Monaco parla chiaro, dove una fase difensiva più solida ha garantito il passaggio del turno senza la necessità di dover segnare cinque gol a partita.
Per l'Inter, quindi, blindare il reparto arretrato è la priorità assoluta di questa sessione di mercato.
Rivoluzione dietro: chi parte e chi arriva
Il vuoto in rosa è profondo e richiede interventi strutturali: Acerbi ha già salutato la Milano nerazzurra. De Vrij è sempre deve decidere dopo aver ricevuto l'offerta per il rinnovo. Bisseck è finito nel mirino del Bayern Monaco.
Se per la corsia di destra il sostituto di Bisseck sembra già bloccato - parliamo di Oumar Solet - il resto del reparto è ancora un cantiere aperto. Tramontata quasi del tutto la pista Konaté, che aspetta una chiamata dal Real Madrid, i dirigenti nerazzurri hanno effettuato un sondaggio esplorativo per John Stones. L'ormai ex colonna del Manchester City si libererà a parametro zero ed è libero di firmare con chi vuole; l'Inter è in prima fila tra le corteggiatrici.
L'identikit di Stones: classe cristallina, ma occhio alle differenze con Acerbi
Sulla carta, l'innesto dell'inglese sarebbe un colpo da novanta. Stones porta in dote un palmarès infinito, piedi educatissimi in fase di impostazione ed esperienza internazionale. Inoltre, ad Appiano Gentile ritroverebbe il suo ex compagno Manuel Akanji, un alleato prezioso per accelerare l'inserimento nello spogliatoio e nei meccanismi tattici di Cristian Chivu.
Il dubbio tattico: Stones non è Acerbi. L'Inter si è abituata per anni all'aggressività asfissiante e alla fisicità vecchio stampo del centrale italiano. L'inglese, al contrario, è un difensore d'élite per eleganza e lettura del gioco: un "principino" che preferisce l'anticipo pulito al corpo a corpo ravvicinato.
Il mercato è ancora lungo e le opportunità non mancano, ma la fretta è cattiva consigliera. L'Inter ha la spina dorsale di una squadra già grandissima: ora si tratta di puntellarla con intelligenza, senza snaturare l'equilibrio che l'ha resa vincente.






