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Chivu: "Bisogna sempre aggiungere giocatori forti e alzare il livello. Ma manca qualcosa..."TUTTOmercatoWEB
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Oggi alle 09:00Primo piano
di Marco Lavatelli
per Linterista.it

Chivu: "Bisogna sempre aggiungere giocatori forti e alzare il livello. Ma manca qualcosa..."

Cristian Chivu è stato intervistato dal direttore del Corriere dello Sport Ivan Zazzaroni per il suo podcast: "Vinto qualcosa quest'anno? No... (ride, ndr). Ho giocato per vincere e alleno per vincere, non è andata male anzi. Rinnovo? Io sono felice, allenare l'Inter è gratificante. Non ho dormito tante notti, sono pure arrivati i capelli bianchi: è un anno e quattro mesi che non dormo. Mia moglie non mi riconosce più e i miei figli mi vedono solo a cena, mezz'ora. Facciamo due chiacchiere e quando mi parlano io penso a quello che scrivi te sul giornale...".

"Autunno non era stato felicissimo? Per me no: ovvio che le aspettative sono diverse, ma le prestazioni e la crescita le ho sempre viste. A tratti si vedevano le nostre richieste, cosa volevamo fare: poi se perdi una partita qualche fantasma viene fuori e devi essere bravo a gestire quelle situazioni. Ne avevamo perso un po' tante partite fino a novembre, ma qualcosa si intravedeva. Il sostegno della dirigenza non ci è mai mancato, nè a me nè alla squadra: la vicinanza è stata determinante in quel periodo. Poi non è semplice perché si parlava sempre di non vincere gli scontri diretti: 4 sconfitte erano troppe per chi aveva l'ambizione di vincere il campionato ma siamo stati bravi a non perdere punti con le altre".

"Io non volevo rivoluzioni, ma un'evoluzione del gioco del passato e a tratti l'abbiamo fatto bene. Poi è difficile mantenere continuità ogni tre giorni, devi cambiare tanto. Qualche relazione di gioco si perde perché subentrano i nuovi arrivati, che hanno dato il loro contributo. Volevo solo aggiungere cose che era giusto aggiungere: non è stato semplice convincerli di andare più in verticale e alzare l'intensità, per fare cose più concrete e semplici. Ora parlano tutti di Inter pragmatica ma all'inizio sbagliavamo tanto, sottoporta creavamo tante occasioni ma non riuscivamo a buttarla dentro. E' frutto del lavoro e di qualcosa che era rimasto dentro la loro testa. Io odio speculare, non mi piace abbassarmi ma è una questione fisiologica.  Quando giochi ogni tre giorni pensi alla prossima ma basta poco che gli altri fanno gol e poi è tardi per vincerla".

"Devo essere onesto e non faccio il figo. All'inizio la mia domanda era: sono in grado di farlo? Sono in grado di portare a buon fine quella che è stata la fiducia che questa società mi ha dato? Sono in grado di gestire una determinata tipologia di giocatori? Perché un conto è allenare dei giovani ambiziosi, che hanno voglia di ascoltare e imparare, un conto è arrivare ad allenare giocatori già evoluti. E' difficile entrare nella loro testa e dirgli cosa devono fare. Devi avere la sensibilità giusta per essere in grado di farlo e non sapevo se lo ero oppure no. Avevo allenato nel settore giovanile, anche il Parma dove i ragazzi sono stati meravigliosi ma era una situazione molto più complicata rispetto all'Inter. Poi c'erano le pressioni da fuori, quello che vuol dire allenare l'Inter, quello che si crea attorno a questa squadra da sempre per un pareggio o per una partita persa, a volte anche per niente. Ed è stressante, devi gestire un po' tutto. Fare l'allenatore è la cosa più semplice, allenare e giocare la partita, la cosa complicata è gestire tutto".

"Il linguaggio? Volevo cambiarlo... Ho dovuto adattarmi alla realtà. Io ho una dignità e vedo il calcio fatto alla mia maniera. Non mi piacevano certi atteggiamenti e dichiarazioni degli allenatori quando ero giocatore, e quando ho iniziato ho detto che l'avrei fatto a modo mio. Ma non è semplice: ti danno del finto prete... All'inizio l'ho fatto? No, ma non entro in polemica e non mi interessa: io ho un sacco di energie da spendere per gestire la squadra, il resto non mi interessa. A voi interessa la negatività".

"Bastoni? Avevo due scelte: o mantenere la mia o difendere il mio giocatore. Era giusto difenderlo perché si era creata una situazione subito post-gara che andava oltre le ragioni e il calcio. Ma io lo so perché: tutti si aspettavano che l'Inter non vincesse, i big match non li avevamo vinti e si era creata una narrativa che la Juve l'avrebbe vinta. Quanto ha sofferto Bastoni? Tanto, ma è stato bravo a non farlo vedere ai compagni, anche se gli sono sempre stati vicini. A Lecce lo stadio ti fischia, a Como uguale, sorridi ma dentro solo lui e la famiglia sanno. Per me non è una simulazione, continuo a dirlo: non è colpa né di Bastoni né dell'arbitro, ma del regolamento VAR che non poteva intervenire. Fuori a tutti noi sembrava fallo netto, poi non meritava il giallo ma Kalulu la mano l'ha allungata. Poi Bastoni esagera ma solo chi non ha giocato non capisce cosa si vive in Inter-Juve. Quello che mi ha dato fastidio è che ex giocatori ne hanno parlato come se fosse una vergogna, ma loro stessi l'avevano fatto. Sono cose che capitano da anni, quello che è successo ad Ale io non l'ho mai visto e non l'ho visto nemmeno dopo perché di episodi ci sono stati".

"Quanti cambi ci vogliono per arrivare in finale di Champions? Se mi parli di cambi, io parlo di soldi... (ride, ndr). E nessuno ti dà garanzia che i soldi ti porteranno a vincerla. Però aiutano a tenere un livello competitivo, anche a livello di squadra: quando inserisci giocatori bravi, anche la loro percezione cambia perché capiscono che il livello si alza  e che si ha un'ambizione diversa. Noi abbiamo dei bravi giocatori, ovvio che c'è sempre bisogno di alzare il livello e inserire giocatori forti perché ti danno più possibilità di raggiungere i tuoi obiettivi. I giocatori ci sono, bisogna essere bravi, e noi lo siamo perché abbiamo scout e dirigenti bravissimi a sceglierli, manca qualcos'altro però... (ride, ndr)".