Il problema della difesa non sarà facile da risolvere
Facciamo un passo indietro. E’ trascorsa una settimana dalla sosta e va metabolizzato tutto quello che è accaduto nel primo intenso mese, tra partite pirotecniche, una sensazione di forza consolidata e un addio traumatico come quello di Piero Ausilio (di cui mi occuperò nel prossimo editoriale). Il tema si rifà ad una squadra dalle potenzialità evidenti, con meccanismi di gioco super collaudati e una resa in campo che si accende non appena l’Inter sente il pericolo.
La squadra di Chivu sta talmente bene che con qualunque avversario riesce a raddrizzare la partita a suo vantaggio, alzando semplicemente i giri e aumentando la pressione.
Diouf, dal punto di vista offensivo è davvero impressionante, Lautaro e Thuram fanno la differenza. Più di qualcuno riteneva che fosse Pio il vero titolare ma i fatti dicono che il livello del francese è attualmente superiore, tra progressioni, dribbling, pericolosità sotto porta e intesa con Lautaro. Niente di male per Pio, Thuram è un campione e lui lo sta diventando con le sue caratteristiche.
A memoria, ma anche con una piccola ricerca, non era però mai capitato a nessuna squadra al mondo di andare sotto di due gol in quattro partite consecutive (e rimontare tre volte su quattro). E’ come se i giocatori, nell’approccio al primo o al secondo tempo, come con il Napoli, non provassero sensibilità al dolore, al pericolo e per questo non riuscissero a percepire la dimensione emotiva della partita.
In quattro gare abbiamo visto i giocatori che a turno hanno commesso errori di concentrazione e di posizionamento. Da Martinez e le sue indecisioni con i piedi, ad Akanji, parso spesso svagato in ogni gara, da Stones, particolarmente lento a Jones, troppo molle su Kone, da Zielinski, poco predisposto alla marcatura in fase di transizione, a Diouf, non abituato a difendere con evidente imbarazzo nei due gol presi all’Olimpico, mentre invece di partecipare alla copertura assisteva ai cross restando fermo.
La costruzione dal basso non è prerogativa di tutti i portieri e l’Inter ne ha sempre fatto u n ricorso massiccio. Martinez non ha i piedi e la visione che aveva Sommer. Persino Onana eccelleva in questo fondamentale ma cadendo anche in errori di valutazione plateali.
L’impressione è quella di una massiva mancanza di concentrazione, di cui gli stessi giocatori non si rendono conto. La squadra, durante la partita, dà la sensazione di essere inconsapevole della generale mancanza di attenzione. A questo si aggiungono un centrocampo e attacco che rispetto al passato schermano meno il gioco, costringendo la linea difensiva ad affrontare gli avversari in campo aperto.
Sono abbastanza certo che se l’Inter con Napoli e Roma fosse andata in vantaggio di due gol, probabilmente avrebbe rallentato, convincendosi di essere in controllo, e avrebbe subito il ritorno degli avversari, come gli anni scorsi. Si tratta di una predisposizione che ha cambiato natura e si può correggere e migliorare ma non rimuovere interamente, come dimostra l’andamento di decine di partite delle ultime stagioni.
Il problema è più per la Champions che per il Campionato, dove l’Inter è la più forte.
Con avversari di livello più alto, anche se in difficoltà com’era il Real Madrid, si paga molto più che in Italia. Distrarsi è letale.
E' chiaro che l'urgenza esiste solo perchè l'Inter lotta su più fronti e per vincere ovunque. Chivu sa bene che dovrà traovare soluzioni che potrebbero essere persino radicali, mantenendo gli equilibri interni. Ad oggi è il problema maggiore e non è detto che Spence non possa essere una soluzione tattica.


