Un caos esterno notevole, una quiete interna lodevole. Ecco perché Pio Esposito non è un giocatore ordinario
Michele Maresca
6 gol in 11 gare disputate con la maglia della Nazionale italiana. Un ruolo da titolare riconosciutogli da molteplici tecnici succedutisi sulla panchina azzurra, incluso l'attuale CT dell'Italia Roberto Mancini. Una mentalità notevole che nessuno, neanche tra i suoi detrattori, può fare a meno di riconoscere. Lui è Francesco Pio Esposito, attaccante dell'Italia e dell'Inter. E quelle elencate di seguito sono le ragioni per le quali il classe 2005 non possa essere considerato un "giocatore ordinario", come gli altri:
1) I numeri record in Nazionale. Le 6 reti messe a segno da Pio Esposito con l'Italia, fino a questo momento, rendono il calciatore azzurro il terzo più giovane a raggiungere tale numero di gol in Nazionale. Solo Giuseppe Meazza (19 anni e 261 giorni) e Gianni Rivera (21 anni e 78 giorni) hanno fatto meglio di Pio (che ha scavallato tale quota a 21 anni e 2 mesi tondi).
2) L'incidenza in maglia Inter. Immerso nel mondo nerazzurro sin dalla scorsa estate, dopo il rientro dal prestito allo Spezia, Pio Esposito ha immediatamente messo in chiaro le sue intenzioni: restare all'Inter per determinare. Il gol al River Plate, in occasione del Mondiale per Club statunitense, ha così rappresentato il preludio di una stagione nella quale il centravanti italiano ha saputo fornire un contributo significativo alla causa della sua compagine. Ciò si è tradotto nella produzione di 10 gol e 6 assist, nella sua prima annata in nerazzurro, con i gol siglati contro Juventus, Atalanta e Fiorentina a spiccare per importanza: non solo data dal tenore dell'avversario affrontato, ma anche dal fatto di essersi assunto il peso dell'attacco dell'Inter in assenza di Lautaro Martinez, infortunato.
3) La linea comunicativa. Agli aspetti di campo, indubbiamente importanti per un calciatore che aspira a divenire sempre più protagonista di una big come l'Inter, si aggiunge un altro piano che richiede di essere considerato per comprendere al meglio il profilo incarnato da Pio Esposito. Il riferimento è all'ambito della comunicazione, nel quale il classe 2005 si è costantemente distinto per una mentalità positiva e un approccio proattivo: non cercando mai alibi per un errore o utilizzando parole di autocelebrazione per i risultati personali raggiunti, bensì mostrando di comprendere un concetto cardinale per ogni talento che ambisca a diventare un campione. Quale? Che fare benissimo nelle prime stagioni in un grande club non significa aver già costruito un futuro di successi personali e collettivi. Solo grazie alla volontà di perfezionarsi costantemente, mettendosi in discussione e aprendosi pienamente alle indicazioni dei propri allenatori (e dei rispettivi staff tecnici), Pio è consapevole di poter aspirare a conseguire tale obiettivo.
4) Il caos esterno che non fa 'rumore' all'interno. In correlazione con il punto precedente, a spiccare (ormai, non stupisce più) di Esposito è la sua capacità di contrapporre al caos esterno - esistente attorno a lui per la sua crescita più che mai rapida - una quiete interna davvero notevole. L'encomio va al calciatore, ancor prima che a chi lo ha plasmato nel corso degli anni, per non aver mai fatto corrispondere a quel caos esterno un'autoesaltazione personale che avrebbe potuto minare il suo percorso di crescita personale e professionale.


