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Inter, Bisseck: "La chiamata dell'Inter è stata surreale. Qui mi sento a casa. Vogliamo vincere la Champions"

autore
Pietro Morabito
per Linterista.it
Oggi alle 17:30Primo piano
autore Pietro Morabito
01.10.2026 17:30Primo piano

Yann Bisseck, difensore dell'Inter, è fra gli ospiti del "Festival dello Sport" a Trento. Il difensore nerazzurro ha ripercorso la sua carriera fin qui intervistato dal giornalista de La Gazzetta dello Sport Filippo Conticello. Di seguito le sue parole:

Il talk si intitola "il gigante nerazzurro". Ti senti un po' così?
"Sì perchè sono alto, ma potrebbe essere peggio. Sono un gigante molto rilassato"

Per diventarlo hai fatto molta strada. Sei diventato il più giovane ad esordire in Bundesliga, quando lo hai scoperto?
"Avevo 16 anni. L'ho scoperto il giorno della partita. Il mister non me lo aveva detto perché sa che sono troppo nervoso ed inizio a pensare troppo. Me lo ha detto 3 ore prima della partita, poi non ho avuto tempo per pensarci. Ho giocato e ho fatto una gara discreta"

Ti ricordi cosa hai provato in quel momento? 
"Quando fai l'esordio così giovane magari puoi pensare che tra due anni sei al Real Madrid. Ma la realtà è diversa. Sono comunque molto felice"

Avevi l'etichetta del predestinato, poi qualcosa si inceppa. Ti sei spiegato cosa è successo?
"Nel calcio ci sono tante cose che devono funzionare. Non devi avere infortuni, avere un allenatore a cui piaci, non è sempre così. Per me c'era sempre qualcosa che non andava bene. Ma se continui a fare le tue cose e non ti fermi, succederà qualcosa di buono. Per me è stata dura, ma alla fine sono arrivato"

C'è stato un momento in cui hai pensato di mollare?
"Sì, quando ero in Portogallo ed ero infortunato per 8 mesi. Quando sei sempre infrotunato, inizi a pensare che forse il calcio non è per te e devi provare a fare qualcos'altro. Dio mi ha dato un'altra opportunità ed è andata bene"

Ti sei appeso a qualcosa o qualcuno in particolare?
"La famiglia, gli amici, i miei compagni di squadra mi hanno aiutato. Così è più facile vivere queste situazioni"

In quel momento hai pensato di iscriverti alla facoltà di medicina?
"Sì, ma ormai è il passato"

La svolta della tua carriera avviene in Danimarca, cosa cambia nella tua testa?
"Prima della Danimarca non ho fatto il massimo nel trattare il calcio. Invece bisogna essere calciatore 24 ore. Lì ho capito questo, ho fatto tante cose in maniera diversa. Ora sono al 100%"

Nel 2023 l'Inter bussa alla porta, pensavi fosse uno scherzo all'inizio?
"Sembrava surreale. Quando giochi per 5 squadre in 3 anni, anche se hai fatto una buona stagione, non ti aspetti che arrivi una squadra così grande. Inizialmente volevo fare uno step alla volta, ma se l'Inter ti chiama non c'è molto da fare"

E' vero che hai voluto parlare tu direttamente con i dirigenti dell'Inter?
"Sì, perché non ci credevo. Poi ho parlato con tutti, mi hanno dato tanta fiducia, per me è stato facile venire qua"

C'era chi ti consigliava di fare un passo più morbido?
"Mio padre. Lui non ha capito come funziona la mia testa. Per me a volte devi provare qualcosa, come a blackjack, a volte devi azzardare. Direi che ho vinto"

Arrivi come scommessa. All'inizio ci sono problemi di ambientamento, come la lingua. Come hai imparato l'italiano così bene?
"Per me quando vivo in un Paese è anche un segnale di rispetto imparare la lingua. L'italiano mi piace, non è una brutta lingua da imparare. Non bisogna avere paura. Anche adesso parlo davanti a centinaia di persone, so che il mio italiano non è perfetto, ma bisogna buttare fuori questa paura. In spogliatoio ci sono tante cose che entrano nel cervello. Gli italiani in squadra mi hanno insegnato solo parolacce (ride, ndr)"

Ad Appiano hai avuto tanti difensori da cui imparare. Cosa hai rubato da loro e imparato difensivamente in Italia?
"Da Darmian ho imparato di più. E' un giocatore molto intelligente, gioca prima con il cervello. Tutti gli altri sono difensori di altissimo livello, sto imparando tanto anche adesso. Ho 25 anni, ci sono tante cose che devo ancora imparare, ma con la fiducia dei compagni, della società e del mister la strada è quella giusta"

Qual è la cosa in cui sei migliorato di più?
"Tatticamente. In Danimarca era più caos, ma in Italia funzioniamo tutti insieme come una macchina perfetta, anche il portiere. Non è facile da imparare, ma abbiamo fatto abbastanza bene in questi anni."

Che rapporto hai avuto e che differenze vedi tra Inzaghi e Chivu?
"Non sono così diversi. Simone vive la partita con noi, se avesse potuto sarebbe entrato in campo con noi. Anche Chivu è molto dentro la partita e gli allenamenti. Con lui il focus è più sulla mentalità e su come attaccare mentalmente. Sono entrambi allenatori bravi, per me è stato un piacere essere allenato da loro"

Adesso è cambiata la mentalità della squadra? Chivu ha ricucito la ferita della finale di Champions?
"Ha fatto un grande lavoro, non c'era momento peggiore per prendere una squadra. Siamo gli stessi giocatori, ma siamo molto costanti e ordinati"

Che rapporto hai con gli errori e come li vivi?
"Nella partita non hai tempo di pensare a qualcosa di passato. Nessuno vuole fare un errore, ma capita a tutti. Quando sbagliamo noi difensori è sempre gol, ma bisogna imparare a convivere con questo. Per me la cosa più facile è dare la colpa a qualcos'altro nella mia testa. E' meglio lasciare libera la testa, funziona benissimo"

La teoria dei 5 secondi?
"Me l'ha insegnata il mio primo allenatore in Danimarca. In massimo 5 secondi la colpa è di qualcos'altro, normalmente sono anche 2 o 3."

Un errore che ti è rimasto addosso di più di 5 secondi?
"Il rigore contro la Lazio"

Era rigore secondo te? Come hai fatto ad andare oltre?
"Non c'è molto altro da fare. Poi avevamo anche la finale di Champions, devi stare sul pezzo. Quello ha fatto male, avevamo fatto una grande gara, avevo fatto anche gol. Mi dispiace per la squadra e per i tifosi, ma nel calcio e nella vita c'è sempre qualche momento che fa male. Questo però mi ha fatto crescere di più. Non sono contento, ma tra 10 anni potrò dire che mi ha fatto crescere tanto"

La prima volta con Klopp. Che tipo è? Come ti ha comunicato la convocazione?
"Anche al telefono ha un'energia, che oggi si chiama aura, veramente impressionante. Quando ti parla ti senti meglio, perché ride sempre. Come allenatore sa cosa sta facendo, sono fiducioso che la Germania torni al livello a cui siamo abituati. Era il giorno della partita contro l'Udinese, mi ha chiamato ma stavo dormendo. Dopo l'allenamento l'ho chiamato, è stata una telefonata breve, ma ero molto contento. Non voglio andare solo una volta in Nazionale, ma sempre, ma prima devo fare i mie compiti qua (ride, ndr)"

C'è qualcosa di italiano che porterai sempre con te e qualcosa di tedesco che anche in Italia conservi?
"Da quando sono in Italia sono molto più emozionato. In Italia la gente parla con tanta passione, in Germania non è così. In Italia c'è tanta pressione, e mi piace. Questo me lo porterò sempre. Di tedesco conservo sempre la disciplina"

Quando ti chiedono da dove vieni, quale risposta ti viene più dal cuore?
"Sono nato e cresciuto in Germania, ma devo anche pensare da dove vengono i miei genitori. Mi hanno insegnato tante cose africane che piacciono a me. E' importante stare vicino al Paese dei genitori. Se me lo chiedono dico che sono tedesco e camerunense"

In questo momento si discute di identità, integrazione, razzismo. Come la vivi?
"Come calciatore è diverso perché la gente ti vede sempre in TV. Se sbagli ci sono 5 milioni di persone che ti vedono, loro non hanno bisogno di far vedere la faccia, per loro è facile prendere il telefono e scrivere messaggi razzisti. Io non ho tempo e spazio nella testa per la stupidità. Il razzismo esiste, probabilmente esisterà sempre, non so perchè. Con me il 99% della gente è molto brava. Ho vissuto qualche episodio non bello, ma non puoi mettere l'1% della tua testa su questa gente"

Il calciatore su questi temi dovrebbe pronunciarsi di più, come fa ad esempio Thuram?
"Questo è difficile. Alla fine tutti devono fare la cosa giusta secondo loro"

Senti la responsabilità di rappresentare una nuova Germania multietnica?
"Per me non è un problema di una nuova Germania. Ma non sono convinto che è possibile portare tutto un Paese ad avere lo stesso pensiero"

Sei stato vicino a giocare per il Camerun?
"Eto'o mi voleva, ma non ci ho mai pensato. Ho fatto tutte le Nazionali giovanili con la Germania, nella mia testa c'era solo la Germania"

Hai rinnovato fino al 2031. Cosa ti fa stare bene qua?
"Molto semplice sentirsi a casa qua. Tutta la gente mi ha accolto a braccia aperte, dirigenti, compagni e città. Mi piace vivere a Milano. Qua c'è tutto. Puoi solo essere contento. La gente mi tratta bene, amo i tifosi. Si mangia bene, ci si diverte fuori dal campo. Ho voluto prolungare il contratto, mi hanno dato fiducia e ne sono orgoglioso. Ora c'è tanto alvoro da fare"

Quanto puoi diventare grande tu e quanto l'Inter?
"Io ho 25 anni, penso che tanti difensori centrali alla mia età non sono al massimo. A 28-29 anni un centrale arriva nel suo prime. Sto facendo bene, posso sempre migliorare. In Italia siamo i più forti, ma dobbiamo dimostrarlo in campo. Vogliamo vincere la Champions, ci siamo andati vicini. Sappiamo che siamo forti e che possiamo arrivare fino alla fine. Ma c'è solo una partita che conta, spero che avremo un'altra chance"

In cosa vuoi crescere ancora?
"In tutto. Non sono un giocatore perfetto. Fase offensiva e difensiva, fare più gol e prenderne meno. Bisogna migliorare in tutto, sia personalmente che al livello di squadra"

Hai mai avuto un modello di difensore?
"Volevo essere un attaccante. Il mio idolo era Henry. Come difensore, quando sono cresciuto, direi Jerome Boateng e Raphael Varane. Loro erano per me il massimo"

Chi sono gli attaccanti più difficili da marcare?
"Questi che non devono toccare tanti palloni. Come Haaland, può non toccare un pallone per 89 minuti, poi la tocca tre volte e fa tripletta. Per questo è difficile essere un difensore: puoi esser eperfetto per 92 minuti, ma se sbagli una volta perdi la partita."

Quanto è difficile marcare gli attaccanti con cui ti alleni?
"Abbiamo attaccanti molto forti, tutti diversi ma tutti difficili da marcare. In allenamento è una cosa, devi chiedere ai difensori di altre squadre"

Se incontrassi il te stesso che stava per mollare, cosa gli diresti?
"Di credere in te stesso, avere fiducia in Dio, e sapere che non sei da solo"

per Linterista.it

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