L’oltraggio
Il tema lo conoscete, si rivolge a quell’episodio umanamente desolante, ma con la certezza che verrà ripetuto con pretesti subculturali.
La curva della Juventus che ha pensato di oltraggiare Mazzola e gli interisti con un gesto infantile, è orgogliosa di quello che ha fatto. Non è stata una reazione impulsiva ma pensata.
Non c’è niente di cui stupirsi. La meraviglia di chi ha giustamente osservato con imbarazzo, compreso i vertici bianconeri, la scena in cui 2000 persone, tra cui donne e qualche ragazzino, hanno voltato le spalle al rispetto per sé stessi e ad una leggenda che ci ha appena lasciati, non racconta di 2000 persone cattive.
E’ difficile da comprendere, ed è contro intuitivo ma quelle persone, al pari di chi gode per l’Heysel, gode per Superga, gode e infanga le morti di ognuno, col pretesto di aver subito la medesima provocazione dagli altri, restituendo lo scherno con uno scempio ancora peggiore, fanno parte di una deriva tribale di un esercito di individui, facilmente manipolati nelle fognature dei social che raccontano il “noi contro voi”.
Certo, l’indignazione per quello che hanno fatto è giusta ma a me interessa più che non si ripeta più. Ho spulciato nei commenti e sui social bianconeri, solo per capire se il gesto fosse condiviso, persino esaltato e lo era. Lo era dalla parte più estrema, perché i milioni di tifosi della Juve non sono apparentabili a quella frangia radicale.
I social hanno creato una controcultura polarizzata che da anni, ogni giorno, con profili indicizzati, animati da bulli del web, avvocati, finte pagine di rappresentanza del tifo e altri sodali, rappresentano la realtà come una guerra da combattere.
Nel caso dei tifosi juventini, che sono tanti, questo permette di poter arrivare ad un maggior numero di tifosi, comodamente maneggiati ingaggiandoli in uno scempio venduto come giustizia e vendetta per tutto ciò che i Masaniello di riferimento usano come strumento di propaganda.
Si, in teoria parliamo di calcio ma questi falsi profeti che spesso urlano sulle loro storie di Tik Tok, Instagram o YouTube, speculano su ogni situazione insinuando e calunniando senza alcun riguardo per la verità delle cose.
Il meccanismo è perverso e riguarda anche altre aree come la politica. Ci sono persone responsabili, più o meno consapevolmente, di attuare un processo sociale in cui una comunità, come quella dei tifosi, perde i punti di riferimento comuni e si chiude nella propria tribù, che difende solo la propria identità e considerano gli altri come nemici.
Parliamo di un meccanismo usato per condizionare le masse, istupidite dalla loro appartenenza.
Se andiamo nel caso della curva bianconera, da 20 anni gli agitatori di riferimento hanno individuato nell’Inter e nei loro simboli, un demone, il male assoluto. Basta leggere i commenti che mettono sotto ogni notizia, tanto pieni di disprezzo, tanto da rendere scontato il gesto rivolto a Mazzola.
Il problema è la deriva che gli istigatori dei social hanno creato negli ultimi anni. Ad esempio se Prisco fosse morto ieri lo avrebbero oltraggiato allo stesso modo, con la scusa delle battute che faceva sulla Juventus e il Milan.
Qualche mistificatore ha persino messo in giro la voce che Mazzola aveva parlato male di Scirea. Una bugia senza fondamento (tra i due c’era anche stima tra l’altro) ma tanti hanno voluto credere senza nemmeno verificare la menzogna.
E’ stata abbassata a livelli miserabili la rivalità ed è stata portata ad un terreno che non ha niente di civile, perché non ci sono più regole, non ci sono codici. Non c’è niente, se non l’odio. E’ il germe che anima gli uomini nelle guerre.
Non è con l’indignazione che si fermano questi fenomeni ma con la cultura. Se la questione verrà affrontata sempre con superficialità la deriva non potrà che continuare a peggiorare perché indicare gli ultras della Juventus con la vergogna, invece di farli riflettere ottiene l’esatto opposto e li entusiasma.
Se lo scopo è quello di risolvere o attenuare lo scontro la strada da prendere è quella di responsabilizzare chi diffonde l’odio con tanta spregiudicatezza e finge di non avere colpe.


