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Un Inter mai così solida

autore
Lapo De Carlo
per Linterista.it
Oggi alle 00:00Editoriale
autore Lapo De Carlo
13.10.2026 00:00Editoriale

Può darsi che l’Inter faccia una stagione deludente, non vinca nulla e chiuda tra le polemiche. Può essere tutto al mondo perché lo sport, e il calcio in particolare, non sono sempre facilmente prevedibili.

Fatto è che ad oggi, in questa nuova stagione, nonostante i nuovi arrivi non stiano incidendo particolarmente, ogni volta che l’Inter gioca dà una sensazione di forza inusitata, quella di poter amministrare ogni partita con una capacità e una pervasività che personalmente non ricordo di aver mai visto. L’Inter di Mancini e Mourinho aveva questo dono, ma più vicino alla prorompenza che alla melodia, più legato al talento che all’orchestra. La grande Inter di Herrera è inarrivabile ma questa squadra ha un collettivo mobile, in cui ogni giocatore entra e dà un contributo che non fa rimpiangere il titolare. Naturalmente ha dei punti deboli e la difesa, nonostante non abbia preso gol contro il Parma, deve ancora dimostrare di essere registrata ed equilibrata.

Bisseck centrale sembra funzionare e anche Pavard è ben piantato nel suo ruolo originale.

Mancavano Barella e Bastoni ma non mancava un grammo di personalità.

Mkhitaryan ha giocato una bella partita, la prima convincente dopo le prime uscite ben al di sotto del suo standard. Fa poi impressione vedere Diouf stabilmente sulla fascia, con una presenza e una sostanza inimmaginabili fino a poco tempo fa.

Le risorse a disposizione di Chivu ora sono molto più numerose e c’è un livello notevolmente cresciuto in panchina, che permette al tecnico di potersi voltare e scegliere chiunque, senza perdere niente in termini di produzione del gioco e giovandosi delle caratteristiche del giocatore di turno.

Questa sera col Bruges va invertita la rotta dei risultati in Champions. L’Inter non vince grandi partite da troppo tempo e alla fine l’unico squillo del 2026 rimane il successo in trasferta col Borussia Dortmund. Poi due sconfitte col Bodø e una col Real Madrid che, considerando come sta giocando, poteva anche essere battuto.

Marotta e i giocatori non hanno fatto mistero nemmeno quest’anno di puntare al traguardo più prestigioso. Al tempo stesso il presidente ha fatto presente che la costruzione del nuovo stadio potrà aiutare a colmare il gap con le big europee. Le due cose non vanno in contrasto, perché l’Inter è una grande squadra che può puntare a una terza finale in pochi anni pur non avendo gli stessi mezzi.
 

È però molto importante che il club mantenga un livello di ambizione molto alto, a prescindere dai mezzi economici a disposizione. Questa lunga fase di transizione tra il vecchio San Siro e il nuovo impianto, che porterà a una stabilità e a una forza economica importante, farà ricordare questo periodo come un’interminabile zavorra tra debiti e compromessi, riuscendo comunque a trionfare con le idee e la competenza. Senza l’enorme peso del debito la potenza di fuoco del club arriverà a livelli forse mai visti prima.

Il solco è tracciato. Forse anche per questo è parso sproporzionato impedire alla curva di celebrare San Siro con tre striscioni, fossero anche stati vagamente polemici. Censurare striscioni privi di insulti ma con idee da proclamare è un atto di debolezza da parte dei decisori.

Questa sera San Siro sarà ancora pieno e sarà ancora più interessante vedere se la sensazione di cui vi parlavo a inizio editoriale sarà confermata anche in Europa con un avversario con tanta esperienza come il Bruges.

per Linterista.it

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