Inter senza Lautaro: non serve un sostituto, serve un nuovo equilibrio
Alessandra Stefanelli
L'errore sarebbe cercare il nuovo Lautaro. Perché non esiste e, soprattutto, perché l'Inter non ne ha bisogno. L'infortunio del capitano costringe Cristian Chivu a fare qualcosa di più complesso: cambiare temporaneamente il modo in cui la squadra distribuisce responsabilità, gol e leadership. Per sette partite Lautaro Martinez non ci sarà. È un'assenza pesante per numeri, personalità e connessioni con il resto della squadra, ma può diventare anche un esperimento obbligato. Il reparto offensivo nerazzurro si riduce a tre uomini, Thuram, Esposito e Bonny, e proprio questa ristrettezza impone di trovare soluzioni diverse.
Lautaro non è soltanto quello che finalizza. È il giocatore che spesso dà un senso alle combinazioni offensive, viene incontro, attacca l'area, pressa e soprattutto interpreta le partite in funzione del momento. Senza di lui, l'Inter potrebbe dover rinunciare a qualcosa per ottenere altro. Meno dipendenza dal singolo, maggiore distribuzione delle responsabilità. Ed è qui che Chivu può intervenire. Non necessariamente cambiando modulo, ma modificando movimenti, altezze e compiti dei tre attaccanti.
Marcus Thuram è il candidato naturale a caricarsi sulle spalle il peso maggiore dell'attacco. Ma la sua forza non consiste nel replicare ciò che fa Lautaro. Al contrario, consiste proprio nel fare cose diverse. Il francese può dare più profondità, più campo da attaccare, più fisicità. Può trasformare alcune azioni che con Lautaro passano attraverso combinazioni strette in attacchi più verticali. L'Inter senza Lautaro potrebbe quindi essere meno associativa in alcune fasi e più diretta in altre. La domanda non è se Thuram riuscirà a sostituire il capitano. È se riuscirà a rendere la squadra ugualmente pericolosa con un calcio leggermente diverso.
Per Francesco Pio Esposito, invece, queste sette partite possono rappresentare un vero spartiacque. Finora il suo percorso è stato quello del giovane che deve convincere di essere pronto. Ora il contesto cambia: non deve più soltanto dimostrare di poter stare nell'Inter, ma deve dimostrare di poter reggere l'Inter quando l'Inter ne ha bisogno. Le partite contro Shakhtar e Feyenoord, il derby con il Milan e gli altri appuntamenti prima della sosta gli offriranno proprio quel tipo di responsabilità che nessun allenamento può simulare. Dovrà imparare a convivere con aspettative maggiori, marcature più pesanti e momenti nei quali sarà necessario prendere una decisione anziché cercare quella più semplice.
La situazione può cambiare anche la prospettiva su Ange-Yoan Bonny. Finora il francese ha avuto soprattutto il ruolo di giocatore da utilizzare a gara in corso. Adesso, però, potrebbe trovarsi davanti a una sequenza di partite nelle quali non basterà entrare bene. Dovrà dimostrare di poter sostenere una partita dall'inizio, mantenere intensità, occupare correttamente gli spazi e soprattutto diventare una soluzione reale quando Thuram o Esposito avranno bisogno di rifiatare. È forse il giocatore con meno certezze iniziali, ma proprio per questo quello con più margine per modificare le gerarchie.
Il problema, quindi, non è avere soltanto tre attaccanti. È evitare che quei tre diventino tre sostituti di Lautaro. Chivu dovrà costruire un'Inter nella quale il peso offensivo venga redistribuito. Più inserimenti dei centrocampisti, maggiore partecipazione degli esterni, più responsabilità nella rifinitura e, soprattutto, la capacità di non chiedere a un solo giocatore ciò che prima garantiva il capitano. In questo senso, l'assenza di Lautaro diventa quasi un test sulla profondità reale della squadra.


