La superficialità regna sovrana nell'Inter degli "Ingiocabili"
Sergio Testa
Ricorderete quella maldestra dichiarazione che rilasciò Henrikh Mkhitaryan, quel siamo "ingiocabili" dopo una sconfitta contro la Juventus, frase che si sarebbe rivelata autodistruttiva in una stagione che non ha visto trofei destinata all'Inter. Ancora oggi il fantasma di quella frase pervade i nerazzurri, in maniera sicuramente meno evidente ma ancora decisiva.
Conitnuare ad essere indifferenti agli avvii dell'Inter soffermandoci solamente sul risultato finale sarebbe come vedere solamente un lato della medaglia, tralasciando ciò che nella squadra va storto e che alla lunga potrebbe danneggiare, e anche parecchio, quanto fatto di buono. Un assaggio lo abbiamo già avuto, perché se l'Inter in campionato vince spensieratamente anche se con uno o due gol di svantaggio in partenza, in Champions non è stata la stessa cosa con due partite su due perse partendo in svantaggio.
Ma dov'è il problema? L'Inter ha smesso davvero di saper difendere? Diciamo che il problema sarebbe da dividere a metà. Da un lato troviamo la fragilità difensiva vedova di un mercato che non ha soddisfatto le richieste di Cristian Chivu per la difesa, dall'altra la superficialità che pervade l'Inter anche in questa stagione.
Questo non è un tentativo di trovare a tutti i costi il pelo nell'uovo, ma è un difetto abbastanza evidente che andrebbe risolto prima che il percorso in tutte le competizioni si complichi in maniera irreversibile. Se in quel periodo si trattava di superficialità complessiva, con partite approcciate con la consapevolezza di esser più forte sulla carta, ad oggi parliamo di un nuovo tipo di superficialità, più nei singoli che di squadra.
Analizzando caso per caso, gol concesso per gol concesso, troviamo diversi errori da parte del Pepo Martinez, gli errori di Manuel Akanji di marcatura, il regalo di Curtis Jones contro il Real Madrid, la sviolinata di Luis Henrique contro il Bologna e così via. Gli interpreti son cambiati assai da quella frase di Mkhitaryan eppure c'è ancora quel velo di sufficienza che regna sovrana all'interno della squadra.
Che l'Inter sia più forte è un dato di fatto. Lo dice lo Scudetto cucito sul petto, lo dice la rimonta contro il Napoli, l'Udinese, il Bologna e il pareggio con la Roma. Però un conto è comportarsi da tale, un altro è sapere di esserlo senza però metterlo in atto. L'Inter non è una macchina perfetta, ogni tanto si ingolfa ma riesce, bene o male, a risolvere il problema in fretta quasi grazie ad un carrattrezzi express chiamato Lautaro Martinez, ma ricordiamoci che ogni crisi ha sempre dei segnali che la predicono, come la risacca degli tsunami, come la mancanza di attenzione ai minimi dettagli in una coppia, come in quella bolla immobiliare nel 2008, tutto sta nel riconoscerli, prendere di petto la situazione e cercare di risolverla prima che tutto diventi irreversibile...


