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La partita più importante della stagione

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Lapo De Carlo
per Linterista.it
Oggi alle 00:00Editoriale
autore Lapo De Carlo
20.10.2026 00:00Editoriale

L’Inter si appresta a scendere in campo per una notte di Champions League tutt’altro che serena.
A inizio stagione, calendario alla mano e forti delle prime risposte positive del gruppo, la sfida contro lo Shakhtar Donetsk sembrava una tappa di passaggio per cullare ambizioni da "top 8".
Oggi, invece, il significato è radicalmente diverso: vincere è l'unico obbligo per evitare il baratro europeo, prima ancora che per smentire chi ritiene l'attuale modello tattico inadeguato fuori dai confini nazionali.

Cristian Chivu ha trasformato i principi di gioco della squadra, rendendola più aggressiva e verticale ma attualmente un pò sbilanciata.
Il dato di fatto è che in poche giornate si sono viste partite più spettacolari di quante non se ne siano registrate in tutta la scorsa stagione. In Italia questa formula funziona, pur pagando il dazio di pericolose distrazioni individuali. A turno, nessuno è rimasto immune: da Martinez ad Akanji, da Diouf a Zielinski, fino a Bisseck e Luis Henrique. Proprio il brasiliano è finito al centro di un massacro mediatico, dipinto come il peggior giocatore ad aver mai indossato la nostra maglia. Una sentenza severa e priva di riscontro logico, pur riconoscendone i limiti caratteriali.
Dopo il recente errore contro il Bologna, commesso in coabitazione, si sono lette critiche fuori dal mondo. Una colpa grave, sia chiaro, ma all'interno di una partita poi proseguita senza sbavature e con alcune iniziative interessanti.
La virulenza con cui si bersaglia il brasiliano resta sproporzionata e priva di senso.

Tornando alla tattica, il match contro il Bruges ha rivelato brutalmente un limite che deve aver sorpreso gli stessi giocatori. L’assenza di un vero leader difensivo dopo gli addii di Acerbi e De Vrij si sta facendo più pesante del previsto. Akanji si muove in modo pericolosamente incerto, commette sbavature a ogni gara e soffre la mancanza di una guida ferma al suo fianco. Il reparto è in affanno anche perché il centrocampo, muovendosi in modo diverso, scopre la retroguardia. I contropiedi subiti da calcio d’angolo a favore o dopo banali palle perse ne sono la testimonianza. A spaventare è anche la leggerezza delle marcature: sabato scorso a Bologna, Pobega sembrava Mattheus.



Se qualcuno pensa che lo Shakhtar sia un ostacolo morbido per via della superiorità tecnica o del fattore campo, commette un grave errore di valutazione mentale. L’Inter viene da una striscia di sconfitte europee pesanti, non solo contro big storiche, ma anche contro avversari alla portata come il Bruges e il Bodo.

Questa sequenza di passi falsi dimostra che il "mal d'Europa" esiste. Il fatto che il gruppo ne sia consapevole, unito a una classifica che vede la squadra ferma all'ultimo posto, rischia di iniettare in campo ansia e insicurezza. Se in Serie A l'Inter riesce a mascherare i propri difetti, in Champions il contesto cambia: la palla viaggia a una velocità doppia e un calcio eccessivamente ambizioso non perdona la minima sbavatura. I nostri commettono errori plateali, smarrendo quella risolutezza che in campionato fa da paracadute. Non è un caso che sabato Chivu abbia alzato la voce negli spogliatoi, avendo percepito una partecipazione emotiva e nervosa non adeguata da parte della squadra. Contro lo Shakhtar una vittoria permetterebbe di mettersi alle spalle una situazione di classifica pericolosa in ottica qualificazione.

Se l’Inter vince si potrà mettere alle spalle una situazione pericolosa per il capitolo qualificazione, ma è una partita delicatissima che va affrontata con coraggio.

per Linterista.it

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