Menu Serie ASerie BSerie CCalcio EsteroFormazioniCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomocremonesefiorentinagenoahellas veronainterjuventuslazioleccemilannapoliparmapisaromasassuolotorinoudinese
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenafrosinonelatinalivornomonzanocerinapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasalernitanasampdoriasassuoloturris
Altri canali mondialimondiale per clubserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistiche
tmw / inter / Serie A
Gravina via, i problemi restano. Quando le leghe si assumeranno le loro responsabilità?TUTTO mercato WEB
Oggi alle 11:02Serie A
di Raimondo De Magistris

Gravina via, i problemi restano. Quando le leghe si assumeranno le loro responsabilità?

Già sette anni e mezzo fa Gabriele Gravina, al momento del suo insediamento, annunciava che una delle riforma che voleva portare a termine era quella relativa al numero di squadre nei campionati professionistici. Troppe venti in Serie A, troppe anche in Serie B e in Lega Pro. In questi sette anni e mezzo Gravina, da ieri presidente dimissionario fino alle elezioni del prossimo 22 giugno, non ha mai cambiato idea. Lo scorso novembre diceva: "Le 100 squadre professionistiche sono troppe, siamo l’unica federazione al mondo con tre livelli professionistici. Serve coraggio: il decreto legislativo 36 del 2021 consente di passare al semiprofessionismo con sgravi fiscali importanti per la Lega Pro. È un atto di responsabilità. Quello che va affrontato in maniera decisa è il turnover che è eccessivo e dannoso. In Serie A retrocede il 15-20%, in Serie B il 35%, in C il 20%. È insostenibile. In C, negli ultimi quattro anni, tre retrocesse su quattro sono fallite". Gravina insomma in quest'ultimo passaggio non solo proponeva una riduzione del numero di squadre professionistiche, ma anche un calmieramento di promozioni e retrocessioni. Ma allora perché non l'ha fatto? Sempre Gravina in quella occasione: "Lo ripeto da sei anni: per cambiare il numero delle squadre serve il consenso di tutte le componenti. E oggi questo consenso non c’è". E qui arriviamo al punto. Detto che Gravina presidente FIGC per tre fallimenti consecutivi è durato anche troppo, c'è da chiedersi perché il calcio italiano sia diventato ormai terreno di battaglia tra le Leghe e la Federazione. Perché qualsiasi riforma viene stroncata sul nascere per la difesa del proprio orticello. Il problema è che in Italia una riforma del genere avrebbe bisogno dell'approvazione delle singole leghe, ma queste puntualmente la respingono. Quando nel 2024 Gravina provò a forzare la mano suscito la reazione scomposta di tanti dirigenti di Serie A. Praticamente di tutti quelli che rischiano la retrocessione o che sarebbero più a rischio con la riduzione del numero di squadre. Risultato? Solo quattro club su venti votarono a favore. La situazione non è poi diversa nei campionati inferiori. E nel frattempo le gare aumentano, tra Supercoppe che diventano tornei e una Champions sempre più invasiva. La verità è che oggi un Presidente Federale per conservare la poltrona deve fare una sola cosa: non fare nulla. E Gravina ha commesso l'errore di guardare troppo spesso dall'altra parte. Tanto poi chi se ne frega se da novembre a marzo non c'è nemmeno un giorno libero per mandare i giocatori a Coverciano. Se falliamo l'ennesima qualificazione a una Coppa del Mondo anche perché il CT per quattro mesi non ha mai potuto incrociare i giocatori su un campo di calcio.