Perché la Coppa del Mondo alzata dalla Spagna è anche un po' italiana: la storia di chi la produce
La nostra intervista a Valentina Losa, amministratrice dell'azienda che dal 1971 produce il trofeo più prestigioso del calcio mondiale.
Né spagnola, né argentina. E se vi dicessimo che, in fondo, la Coppa del Mondo è italiana? All'indomani del trionfo della Spagna nella finale del Mondiale 2026, mentre la Roja festeggia il secondo titolo della sua storia e l'Argentina mastica amaro, c'è un pezzo d'Italia che continua a vincere ogni volta che quel trofeo viene alzato al cielo. Perché la Coppa del Mondo FIFA nasce da oltre cinquant'anni a Paderno Dugnano, alle porte di Milano, dove la G.D.E. Bertoni la realizza e la custodisce come un autentico gioiello. Dietro quel simbolo che ogni calciatore sogna di sollevare c'è la storia di un'eccellenza italiana tramandata di generazione in generazione. A raccontarla, in esclusiva a TuttoMercatoWeb.com, è Valentina Losa, amministratrice dell'azienda che dal 1971 produce il trofeo più prestigioso del calcio mondiale.
Il racconto di Valentina Losa
Tutto cominciò nel 1971. Dopo che il Brasile ottenne definitivamente la storica Coppa Jules Rimet, la FIFA bandì infatti un concorso internazionale per realizzare il nuovo trofeo destinato ai campioni del mondo. Furono presentati 53 progetti e a conquistare la giuria fu quello dello scultore Silvio Gazzaniga, direttore artistico della Bertoni. "Nel '71, quando ci fu il concorso della FIFA, l'azienda di mio nonno partecipò per realizzare la nuova Coppa del Mondo. Pensate che mio nonno andò personalmente in macchina fino alla sede della FIFA, a Zurigo, per presentare il suo modello. Fece subito un grande effetto, era una coppa bellissima. È moderna ancora oggi, immaginate cosa potesse rappresentare all'epoca". Da quel momento la storia del calcio mondiale ha assunto anche un forte accento italiano. "Da lì abbiamo iniziato a produrla noi. Abbiamo realizzato il primo esemplare in oro, che ha debuttato ai Mondiali del 1974. L'originale è uno soltanto ed è appunto in oro: rimane sempre alla FIFA e gira il mondo nei vari tour ufficiali. Per ogni Mondiale realizziamo una replica identica all'originale, ma in ottone, che viene consegnata alla Nazionale vincitrice. L'originale non viene mai assegnato definitivamente". E quando il trofeo autentico torna in azienda, la responsabilità è enorme: "Quando abbiamo qui l'originale, dormo in ufficio", prosegue sorridendo. "Durante ogni Coppa del Mondo viene presentata la replica del torneo successivo. A breve verrà presentata quella del Mondiale 2030". Per Valentina Losa, però, quel simbolo universale del calcio non è soltanto un capolavoro di oreficeria. È quasi una persona di famiglia. "Io sono tifosa di calcio, è impossibile non esserlo lavorando da G.D.E. Bertoni. A livello personale però è davvero strano. Ne parlavo proprio ieri con mia figlia di 16 anni. Mi ha chiesto: 'Mamma, ma ti rendi conto che il sogno di tutti è alzare la Coppa del Mondo?'. Lei quasi non lo capisce, perché per noi è sempre stata lì, a portata di mano". Una straordinaria normalità che, per milioni di persone, è invece un privilegio inimmaginabile: "Per tutti è un sogno sollevarla, ma in famiglia siamo cresciuti nell'ufficio di mio papà e di mio nonno con la coppa accanto. Oggi sono io che scelgo la malachite della base, controllo tutti i dettagli, rompo le scatole se c'è qualcosa che non mi piace... La coppa è come mia sorella. Diciamo che per me rappresenta una cosa enorme, ma che allo stesso tempo è da sempre una presenza normale nella mia vita". L'ultima volta che l'Italia ha potuto provare a inseguire quel sogno risale al 2014, da allora sono arrivati tre Mondiali senza gli azzurri. Un'assenza che pesa ancora di più a chi, quella coppa, la costruisce con le sue mani. "Quando la risolleveremo noi italiani? Sinceramente non sono molto ottimista. Tre Mondiali senza l'Italia sono una cosa vergognosa, bisogna darsi una mossa. Io ho tre figlie e la prima è nata peraltro nel luglio del 2006, ricordo bene che entrai in travaglio appena due giorni dopo la vittoria del Mondiale. Oggi, su tre figlie, non ce n'è neanche una che abbia mai visto l'Italia giocare un Mondiale. Vi rendete conto? Sollevare di nuovo quella coppa sarebbe un sogno per tutti noi, a questo punto anche solo tornare a competere per sollevarla (ride, ndr)", conclude Valentina Losa, augurandosi un futuro decisamente più roseo per il nostro calcio.Altre notizie
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