Riconoscere le colpe di tutti è l'unico modo per smetterla di girare attorno al punto di non ritorno
Peggio di così non poteva andare. Ad ottobre la Juventus ha già fallito il primo obiettivo e lo ha fatto nel peggiore dei modi: si può anche non superare un girone ma chiuderlo senza vittorie e con una mortificazione dietro l'altra non è una cosa degna di una società come la Juventus. A questo punto si saranno tutti resi conto che le colpe sono da rintracciare a più livelli. Non è più soltanto l'allenatore, reo di continuare a restare chiuso nelle sue fallite convinzioni, incapace di preparare atleticamente la squadra e non più in grado di indovinare una formazione e, quindi, di preparare una partita. Non è neanche soltanto più colpa dei senatori che stanno sporcando quanto di straordinario fatto nel passato, mostrandosi presuntuosi, distratti e incapaci di guidare una squadra alla terza rifondazione. Non è più soltanto colpa neanche di un mercato fatto erroneamente troppo di concerto con le idee "vecchie" dell'allenatore. E non è un caso che la giornata dell'addio precoce alla Champions League sia cominciata con il comunicato di fine indagine da parte della Procura di Torino sulla vincenda Plusvalenze, segno evidente che gli errori arrivano dall'alto.
Lisbona ci consegna una certezza: bisogna smetterla di scendere in campo con cimeli impolverati e avere il coraggio di riporli nella bacheca e consegnarli definitivamente alla storia e celebrarli come successi del passato smettendola di considerarli il pass per le vittorie del presente e del futuro. Lisbona ci consegna un allenatore continuamente vittima della sua stessa comunicazione, incapace di trovare un punto di svolta e di avere il coraggio di puntare sui giovani, quei giovani che ha sempre "mortificato" dietro la sua idea di dovergli far fare necessariamente un percorso di crescita in Serie B prima di potersi anche soltanto affacciare nella massima serie, quei giovani che, però, sono stata l'unica nota lieta dell'ennesima notte da dimenticare, l'unico punto da cui poter pensare di ripartire. Quei giovani che, nella youth league, hanno superato (loro si) il girone di Coppa.
Ma, come detto, i problemi di questa Juventus sono da ricercare ancora più in alto. Non è un caso che la giornata non sia cominciata nel modo migliore per il popolo bianconero che, ancora una volta, ha dovuto subirsi titoloni in prima pagina che annunciavano imminenti Armageddon, tempeste, bufere, tutto raccontato sempre con quello spirito di piacere nel raccontare eventuali condanne per la Juventus a fronte di un processo neanche cominciato e che, per di più, è già stato ampiamente archiviato in sede sportiva con un nulla di fatto. Ma il tranello nel quale inciampano in tanti è sempre lo stesso: parlare di imminente fallimento della Juventus per colpe gravi (ancora neanche dibattute in sede processuale) porta alla disperata vendita di giornali (ormai in costante) e alla lettura di siti (sempre rigorosamente contro) per non parlare dei social abitati da "fenomeni" alla ricerca di visibilità e identità.
Un tranello nel quale, per fortuna, ormai non cascano più tutti. Molti tifosi juventini hanno scelto di affidarsi a organi di informazione seri, giusti e non speculativi (e si contano sulle dita di una mano) e di credere soltanto a quei pochi (pochissimi) che raccontano le cose come stanno e non per acquisire visibilità che non arriva con un pensiero o un lavoro onesto. Noi, in tal senso, continueremo a darvi la visione completa per cui ribadisco, anche in questo spazio editoriale, lo scenario: la Procura Federale, dopo aver già acquisito gli atti dalla Procura di Torino, aveva già archiviato la vicenda relativa alle Plusvalenze in quanto, a livello normativo, non esistono regole per stabilire il valore reale dei calciatori e quindi non è possibile parlare di plusvalenze fittizie e quindi, allo stato attuale, la Juventus non rischia penalizzazioni sportive. Per quanto concerne, invece, il procedimento penale, tutto è rimandato all'udienza preliminare del prossimo febbraio dove la difesa della Juventus (apparsa già oggi molto tranquilla in merito) risponderà alle accuse contando di farle decadere. Se tutto fila liscio come sembra, non ci saranno grossi scossoni a parte qualche multa.
Lo scenario si complicherebbe soltanto in caso di conferma delle accuse (che restano gravi) e per le quali il club e i 16 indagati potrebbero incorrere in sanzioni decisamente pesanti ma, a meno che non emergano irregolarità volte ad ottenere indebitamente l'iscrizione al campionato della Juventus, allora non ci saranno provvedimenti sportivi verso il club. Questa la situazione reale. Nessuna tempesta, nessun armageddon, semplicemente un'indagine sollecitata dalla Consob e, comunque, tutti sono innocenti fino a prova contraria e un indagato non è mai un condannato. E lasciate stare Calciopoli, vicenda totalmente diversa sulla quale, a breve, faremo chiarezza raccontando ciò che è stato sempre occultato.
Uno scenario che però ci consegna una società confusionaria che negli ultimi tre anni ha commesso tanti errori, con la speranza che quelli imputati dalla Procura di Torino non siano reali altrimenti si andrebbe incontro ad un terremoto societario. Ma una profonda rivoluzione, dopo questa storia, andrebbe comunque fatta: applaudire e salutare chi ha reso eternamente grande la Juventus, ma ripartire da altro per non rischiare di continuare a girare attorno ad un punto di non ritorno.


