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Una brutta caduta che deve insegnare tanto, c'è solo un modo giusto per rialzarsiTUTTOmercatoWEB
mercoledì 18 gennaio 2023, 10:40Editoriale
di Vincenzo Marangio
per Bianconeranews.it

Una brutta caduta che deve insegnare tanto, c'è solo un modo giusto per rialzarsi

La caduta prima o poi era inevitabile, certo non così, e soprattutto non contro il Napoli. Da napoletano juventino è stata una serata ricca di sensazioni contrastanti che da un lato mi hanno gettato nello sconforto e dall'altro mi hanno dato lo stesso tanta fiducia. No, non è inguaribile ottimismo e consapevolezza di cosa significa essere juventini, di cosa ci ha insegnato il dna bianconero. Altrove adesso imploderebbero, noi dobbiamo invece essere quelli che siamo sempre stati: pronti a lucide e costruttive analisi, individuare onestamente i principali colpevoli, ma non dimenticare cosa siamo riusciti a costruire dalle macerie.

La Juventus era in costruzione, e il nuovo muro non sembrava neppure stesse venendo male. Otto vittorie consecutive, zero gol subiti, certo poco spettacolo, ma anche un senso di ritrovata unità di gruppo e autostima. Dopo aver superato le prove con Inter e Lazio, eravamo chiamati al crash test contro il Napoli, al Maradona, Ci siamo arrivati con un morale alto, pieni di fiducia e siamo usciti a testa bassissima, feriti, delusi e umiliati. E quel muro che sembrava molto ben costruito è stato buttato giù da un violento uragano. Ma dietro ogni caduta ci sono sempre responsabilità e meriti altrui, per carità. Visto dagli spalti il Napoli mi ha francamente impressionato: centrocampo nelle mani di Lobotka, Anguissa e Zielinski e mai nelle nostre. Fascia destra nostra, che coincideva con la catena più forte loro, lasciata completamente nelle mani di Kvaratskhelia e Mario Rui; Chiesa auto disinnescato, Kostic limitato e quasi mai cercato e Di Maria e Milik a vagare nel deserto, con l'argentino unico, gol a parte, a portare qualità. Capite bene che, vista così, le colpe di Allegri sono tante e quelle dei singoli, come Bremer, mai entrati in partita NELLA partita, sono tante.

Questo è un motivo per rallegrarsi? Nì. Perché se da un lato c'è tanto di cui avvilirsi è altrettanto vero che ci sono stati tanti evidenti errori su cui lavorare e ripartire con più forza. L'autostima è calata, è vero. Ma ora, nel rialzare quel muro delle otto partite vinte senza subire reti, si può capire anche cosa serve per farlo reggere nei crash test: mai cambiare idee e se le cambi bisogna avere il coraggio di portarle avanti fino in fondo; mai concedere spazi laddove gli avversari possono sfruttarli meglio e, soprattutto, mai mollare e farsi prendere a schiaffi. La Juve è la Juve e chi ci gioca o chi l'allena una cosa come quella di venerdì non vuole e non deve più vederla. Ora sotto con il Monza, poi l'Atalanta ma, soprattutto, sotto con i recuperi importanti: Vlahovic, Pogba e Cuadrado. Tre innesti che nessuno si può permettere. E se è vero che il Napoli per ora è scappato via, la Juventus è ancora lì, ad un punto dalla seconda, con avversarie che incalzano ma più armi per proseguire.

Delle tante cose che disse in conferenza stampa Allegri venerdì sera, ne ho condivise poche, ma su una gli do pienamente ragione: ciò che è successo oggi, non conta domani. Ora serve riprendere il cammino, passo dopo passo, imparando dai clamorosi errori commessi. Non  spendo più di due parole per quel programmaccio di finte inchieste televisive sul canale nazionale, e le parole sono: "siete ridicoli". 

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