L’estate “letteraria” bianconera: come sarà il calciomercato?
Cari Lettori siamo in estate. La si aspetta come si attende l’amante dietro ad una porta d’albergo. Sentiamo le porte dell’ascensore che si aprono, i passi lungo il corridoio che si avvicinano e finalmente le nocche dell’amata mano che bussano a quella porta. È arrivata. E vorremmo che quell’abbraccio non finisse mai, che durasse una vita e forse un secolo, forse di più. In un’eterna dolce stretta che vada dalla spiaggia alla linea infinita dell’orizzonte. La bella stagione si identifica anche con il calcio per un senso di rinnovamento e programmazione, tanto è che domina su tutto il mercato: il calciomercato, fucina di sogni e di chimere…
Shakespeare ritrae con grande leggiadria di colori pastello e di eterea bellezza la magia dell’estate nel suo A Midsummer Night's Dream, dove i sogni sono i veri protagonisti, accompagnati da amanti, fate, folletti, boschi incantati, paesaggi favolosi, e diafane creature. Una estate così, un sogno, non può che essere quella del 1982, quando la Juventus acquistò il desiderio dell’Avvocato che divenne storia e leggenda insieme: Michel Platini. Il poeta maledetto Arthur Rimbaud descrive l’estate nella sua “Sensazione”: «Le sere turchine d’estate andrò nei sentieri, / Punzecchiato dal grano, calpestando erba fina:/Sentirò, trasognato, quella frescura ai piedi,/ E lascerò che il vento m’inondi il capo nudo. / Non dirò niente, non penserò niente: ma/L’amore infinito mi salirà nell’anima, / E andrò lontano, più lontano, come uno zingaro/ Nella Natura – felice come con una donna.» Per Rimbaud, dunque, l’abbandonarsi all’incanto dell’estate, che con tutte le sue allettanti sensazioni, rapiva l’anima ed il cuore, è vivere felice. Ebbene nell’estate del 1993 la Juventus regalò ai suoi tifosi la possibilità di andare molto lontano, oltre il tetto del mondo, arrivò l’essenza vincente di juventinità: Alessandro Del Piero.
Anche per Marcel Proust, questa magnifica stagione era idealizzata e rievocava la paradisiaca villeggiatura al mare presso Le Grand Hôtel Cabourg, deliziosa cittadina della Normandia che, durante la sua giovinezza era una destinazione prestigiosa ed alla moda per la buona borghesia e per l’aristocrazia francese. Vi ricorda qualcosa l’estate del 1996? A me un certo Zinedine Zidane… uno che rendeva nobile un semplice calcio ad un pallone.
Albert Camus vede in questa bella stagione un’allegoria dell’esistenza umana, come nel calcio amava scrutare la metafora della vita. L’allegoria del superamento di lotte, sfide, e ostacoli attraverso il trionfo delle incredibili capacità umane. «Nel profondo dell’inverno, ho finalmente imparato che c’era in me un’estate invincibile». Mi sovviene l’estate del 1970, quell'annata che segnò un profondo rinnovamento per la compagine bianconera, che a posteriori getterà le basi per la vittoriosa squadra poi ammirata per un ciclo leggendario durato quindici anni. La rosa titolare vide l'innesto di nuovi acquisti pronti a sfidare tutto e tutti, come Fabio Capello e Luciano Spinosi, nonché il ritorno a Torino di Roberto Bettega e Franco Causio, e anche la panchina non sfuggì a quest'opera di svecchiamento con l'ingaggio di Armando Picchi, sfortunato e bravo allenatore morto prematuramente e egregiamente sostituito poi da Čestmír Vycpálek.
Certo oggi come oggi, con un mercato sempre più amministrativo-contabile-plusvalentico e meno talentuoso, è quasi impossibile che l’estate 2023 somigli, seppur alla lontana, a quelle “letterarie”…
Dicevamo. Il calciomercato, fucina di sogni e di chimere, ma spesso anche di gran bidoni, trasformando la bella stagione in qualcosa di triste e malinconico, fatto di disilluso realismo e rassegnata contemplazione. Per Verga, nei suoi Malavoglia, la calda stagione non redime i suoi personaggi da miseria e tormenti. Per Brancati, essa è icona di sensualità, di piaceri e di una ostentata sessualità vista come parodia dei canoni del gallismo fascista di stampo sciovinista. Pirandello parla del sole accecante che assopisce le coscienze degli uomini negandogli la speranza dell’ottimismo, della razionalità, e della comunicazione. I suoi tramonti infuocati, l’afa, la calura eccessiva sono una condanna che insegue gli uomini in una realtà «aliena, aspra, e multiforme». Chi può dimenticare l’estate del 1987, quando arrivò il centravanti forse più forse d’Europa, Ian Rush: nel Liverpool oltre duecento gol vincendo tutto, alla Juventus un anno, 7 gol senza vincere niente! E le altre estati più recenti portatrici di gente come Zenoni, Van Der Sar, Baiocco, Esnaider, Diego, Poulsen, Athirson, Felipe Melo, Hernanes, Andrade, Martinez, Ramsey, Arthur e chi più ne ha più ne metta… Dio ce ne scampi e liberi! Nel Gattopardo, Tomasi di Lampedusa ha raffigurato le estati siciliane in un affresco che rimane nell’anima come rappresentazione suprema di una Sicilia amara e nobile. Colori indimenticabili, paesaggi bucolici, ed epiche celebrazioni di un fascino incantatore si materializzano in cieli stellati, in profumi inebrianti, ed in una natura che rievoca le divinità. Il caldo torrido è sinonimo di sonno, di rassegnazione, di apatia, ma anche di scetticismo verso le novità, verso coloro i quali promettono un rinnovamento. In conclusione, l’estate è mitica e poliedrica percezione di allettanti visioni, un’ode interminabile ad un miracolo della natura, riesce sempre ad emozionarci, ma le emozioni ahimè possono anche essere quelle di delusione, malinconia e tristezza.
A quale autore letterario si rifarà la Juventus in questa torrida estate per acquisti degni di trionfi? Beh geograficamente è più vicina agli autori francesi… Semmai i dirigenti, dopo un gran calciomercato estivo, leggeranno e godranno di quelli siciliani a Natale, ad inverno inoltrato e con la bella stagione ormai alle spalle, ma di nuovo all’orizzonte.
Roberto De Frede


