Ma quale bel gioco, vincere è l'unica cosa che conta per tutti. Ma serve un senso di squadra più famelico
"Vincere viene prima di tutto". No, non lo ha detto Giuntoli e neanche Allegri, sono parole dell'ad dell'Inter Alessandro Antonello a margine dell'evento CONI Lombardia Awards a San Siro. E, fidatevi, vincere è davvero l'unica cosa che conta, per tutti. Volete un altro esempio? Cominciamo da Maurizio Sarri, il comandante, il padre fondatore dell'ormai misterioso concetto del sarrismo, una "filosofia" che non esiste semplicemente perché si è verificata in un'unica annata, nel Napoli del 2017/2018, e che, peraltro, non portò a nessun trofeo. Ebbene, quel "comandante" dei sogni infranti del Napoli, quell'allenatore che doveva cambiare la narrazione delle vittorie della Juventus, dalla Vecchia Signora, in realtà, ne ha imparato la solidità difensiva e la necessità di vincere sopra ogni cosa. Lo testimoniano le sue parole dopo l'1-0 di Champions contro il Feyenoord: "E' stata una scelta nostra di uscire poco sui loro centrali perché sono molto bravi nel palleggio e per questo hanno avuto più palla loro. Una scelta che abbiamo continuato a mantenere anche dopo il nostro vantaggio". E il sarrismo che fine ha fatto?
Ok, non vi basta, allora passiamo ad un altro esempio. Ricordate di Vincenzo Italiano? Quelli che tutti volevano al posto di Allegri perché rappresentante del calcio della modernità? La stagione della Fiorentina vive di alti e bassi soprattutto a causa di una fase difensiva talmente labile da far soccombere la viola sistematicamente negli scontri diretti. E allora, per risollevarsi un po', contro il Verona anche all'Artemio Franchi va in scena una vittoria, udite udite, di corto muso. E a celebrarlo è stato il ds della Fiorentina, Daniele Pradè, che sentenzia a fine gara: "Questo corto muso che va tanto di moda l’abbiamo sperimentato anche noi".
Eppure tutti gli orfani del Birghton di De Zerbi, scivolato al nono posto in Premier, adesso osanneranno il Bologna di Thiago Motta, il nuovo "maestro" del belgiuoco fino a quando non finirà anche lui nel cassetto dei ricordi. La verità è che vincere è per tutti l'unica cosa che conta, ma siccome è scritto nel DNA della Juventus allora non piace dirlo, anzi suona quasi come una bestemmia da pelle d'oca. E invece se la Juventus si trova al secondo posto, nonostante abbia perso Pogba e Fagioli ad inizio stagione e nonostante le mazzate poco (dimostratesi poi illecite) subite dalla "giustizia" sportiva lo scorso anno che le hanno impedito di fare mercato, lo deve alla praticità del suo tecnico. A Massimiliano Allegri, padre fondatore del corto muso, il tecnico che ha ricostruito il concetto di squadra, nel senso calcistico, della sua Juventus. Ma manca ancora qualcosa...
Manca la cattiveria agonistica, manca il senso di squadra "feroce" di un gruppo che sappia difendersi dagli arbitraggi discutibili, dai colpi illegali e impuniti da parte degli avversari che non sa spaventare con gli occhi e con l'atteggiamento giusto. Non invoco campanelli attorno all'arbitro, quelli li lascio ai soliti noti che si spacciano per onesti, ma se chiedere gentilmente equità di giudizio in campo non basta, allora che si alzi la voce, che ci si faccia rispettare almeno in campo visto che fuori qualcuno persevera in un silenzio deleterio...


