A MENTE FREDDA – Niente estetica, solida e vincente: è la Juve di Allegri
I derby non si giocano, si vincono. La Juventus di Allegri rispetta questa legge non scritta e alla fine supera il Toro senza rischiare mai nulla. Ad onor del vero il primo tempo è da dimenticare, succede tutto nella ripresa. Per invertire la rotta, basta l'ingresso di Milik, una sostanziale ammissione di colpa da parte del tecnico livornese per aver schierato dall'inizio Miretti (ci si aspettava il giovane Yildiz) a supporto dell'isolato Kean. Meglio tardi che mai. Comunque sia bisognava tornare alla vittoria dopo il pari di Bergamo e la missione è compiuta. La squadra resta nel perimetro Champions, a soli due punti di ritardo dall'Inter, annunciata da tutti come schiacciasassi. Invece. Quattro sono le lunghezze dal Milan capolista, corsaro in casa del Genoa grazie ad un gol quanto meno dubbio.
Tra un paio di settimane ci sarà il faccia a faccia di San Siro contro i rossoneri, esame quanto mai probante per la Juventus. Servirà certamente qualcosa di diverso contro una squadra di gran lunga superiore al Torino. Bisogna capire se sia possibile rivedere il baricentro più alto e l'aggressività come a Udine e soprattutto contro la Lazio. Insomma un atteggiamento propositivo e Magnanelli sembrava fosse l'artefice di questa svolta, sotto certi aspetti filosofica. Sotto questo aspetto dal Sassuolo in poi si è registrata una palese regressione. Così come bisogna riconoscere che a fronte di prove poco brillanti, nelle ultime tre gare la porta di Szczesny è rimasta inviolata. Mix di concretezza e solidità al potere, marchio di fabbrica di Allegri. Con i ritorni di Chiesa e Vlahovic siamo autorizzati a pretendere qualcosa di diverso. Sperando che le Nazionali non facciano danni.


