Lazio, avanti tutta: Gattuso vola dove nessuno osava pensare
È la vittoria del coraggio e della grinta. La partenza lampo di chi ha deciso di sfidare gli altri cominciando prima di tutto da se stesso. Tre partite, tre vittorie, nove punti. Lazio lassù insieme a Roma e Inter. Bisogna quasi ripeterlo per convincersi che sia vero. Perché questa era la squadra partita tra i dubbi, la contestazione, lo stadio svuotato, un mercato costruito facendo acrobazie e una stagione che sulla carta sembrava nascere tremendamente in salita. Il ko con il Mantova e l'eliminazione in Coppa Italia avevano gettato l'ambiente nella negatività più assoluta.
Invece Gattuso ha premuto sull'acceleratore e portato la squadra fuori dal pantano. A Udine la Lazio vince ancora, ribalta la partita e continua una corsa che nessuno avrebbe avuto il coraggio di pronosticare qualche settimana fa. C'è dentro soprattutto la mano di Rino Gattuso. Una Lazio a trazione anteriore, coraggiosa anche quando sarebbe più semplice proteggersi. Corre, aggredisce, sbaglia e riparte. E poi c'è lui. Frattesi Raid. Incursore, bomber, leader. Fate voi. Davide entra nelle partite come entra dentro l'area: senza bussare. Segna ancora, trascina, corre per due e comincia a prendersi questa Lazio sulle spalle. “Mezza squadra”, prendo in prestito la definizione dal grandissimo Jugovic. Solo che questo Frattesi, dentro questa Lazio, vale forse anche più di mezza squadra.
Poi arriva Gudmundsson. L'espediente di un mercato costruito soprattutto sulle idee timbra il cartellino nella notte di Udine e diventa quasi l'emblema di questa partenza. Perché quando i soldi non ci sono devi inventarti qualcosa. Formule, prestiti, parametri zero, intuizioni. Devi rischiare. E qualche rischio, almeno per ora, sta producendo calcio. Non significa cancellare i problemi della società o trasformare tre giornate in una sentenza. Significa guardare quello che sta accadendo: nel deserto finanziario della Lazio, il mercato delle idee ha consegnato a Gattuso una squadra che oggi sa combattere. E vincere. Lo fa senza proclami, quasi in silenzio, consapevole della propria dimensione sulla carta inferiore alle grandi ma indisponibile a consegnare al pronostico anche un solo centimetro di campo. Esiste sempre quel vecchio dio del calcio che ogni tanto decide di divertirsi e regalare qualche prodigio. E allora una Lazio nata tra mille difficoltà si ritrova dopo tre giornate a punteggio pieno insieme a Roma e Inter. Nove punti. Tre vittorie. La sgasata che non ti aspetti.
Gattuso corre con la sua creatura dentro il paradosso più grande della Lazio contemporanea. La spina dell'amore rimane attaccata in trasferta e viene staccata in casa. Fuori c'è un popolo che accompagna, canta e spinge. All'Olimpico resta invece quella linea piatta scelta come forma estrema di protesta contro una proprietà che una parte enorme della tifoseria non vuole più. La squadra ne è vittima suo malgrado. Non è contro questi ragazzi che combattono i laziali. Combattono per un'altra Lazio, per un futuro migliore. Ma mentre il futuro resta terreno di battaglia, il presente continua a giocare. E continua a vincere. I problemi non sono evaporati, le distanze restano e la protesta pure. Ma forse proprio per questo quello che sta facendo questa squadra vale ancora di più. Gattuso non le sta chiedendo di dimenticare ciò che le manca: le sta insegnando a combattere con quello che ha. Corre. Lotta. Osa. E vince. Tre volte su tre. In attesa dei sogni che i laziali continuano a pagare sulla propria pelle, godiamoci almeno questo presente. Inatteso. Inspiegabile. Meraviglioso. Non svegliatemi.


