La squadra che sfidò il destino, la grande Lazio bella e maledetta del 74
La tragica sequenza dei lutti che ha decimato gli eroi del primo tricolore biancoceleste: ritratto e storie calcistiche dei campioni ribelli che oggi riposano insieme a Prima Porta
Ci sono storie che il calcio scrive con l’inchiostro d’oro dei trionfi e altre che il destino decide di correggere con il sangue e con le lacrime.
La Lazio del 1973-1974 non è stata semplicemente una squadra di calcio, è stata un’anarchica comune libertaria prestata al rettangolo verde, un gruppo di corsari pronti a dividersi in spogliatoio a colpi di pistola e a ricompattarsi la domenica per difendere lo stesso lembo di terra.
Cinquant'anni dopo quel primo storico scudetto, il capolavoro di Tommaso Maestrelli somiglia sempre di più a un romanzo gotico.
Una saga bellissima e spettrale, decimata da una sequenza di lutti precoci che ha trasformato gli eroi in leggenda, portando via anzitempo i protagonisti di un'epopea irripetibile...ma come diceva il Maestrone "Gli eroi son tutti giovani e belli".
L'allenatore e il Padre della Patria
Il sipario sulla tragedia si alza prestissimo, quando l'eco dei caroselli per lo scudetto è ancora vivo. È il 2 dicembre 1976. TOMMASO MAESTRELLI, il "Maestro", si arrende a soli 54 anni a un tumore al fegato fulminante. La storia calcistica: Ex centrocampista di Bari e Roma, da allenatore Maestrelli fu il vero e proprio architetto tattico e psicologico di quella Lazio. Fu l’unico in grado di sussurrare alle anime tormentate di quel gruppo folle, inventando un calcio totale all'italiana fatto di sovrapposizioni e intensità agonistica, prima di arrendersi al male, compì l’ultimo miracolo d'amore: tornare in panchina nel 1976, debolissimo, per salvare la sua creatura da una retrocessione che sembrava ormai scritta.Lo sparo nella notte: la fine dell'Angelo Biondo
Poco più di un mese dopo la scomparsa del tecnico, il 18 gennaio 1977, va in scena il dramma più assurdo, quello che toglie il respiro alla Roma degli Anni di Piombo, LUCIANO RE CECCONI entra in una gioielleria della Collina Fleming per uno scherzo che si trasforma in tragedia. Il gioielliere spara e ilLa centrocampista muore a soli 28 anni sul pavimento del negozio. La storia calcistica: Soprannominato l'Angelo Biondo, Re Cecconi era il motore instancabile del centrocampo biancoceleste. Podista prestato al calcio, univa polmoni d'acciaio a un'intelligenza tattica fuori dal comune, doti che lo portarono a conquistare anche la maglia della Nazionale per i mondiali del 1974. Era l'uomo delle transizioni, colui che recuperava il pallone in difesa e lo trasformava immediatamente in azione d'attacco grazie a inserimenti fulminei.Il cervello geometrico spezzato sull'asfalto
La scia di sventura non si ferma e il 14 aprile 1990 colpisce l'uomo d'ordine della squadra. MARIO FRUSTALUPI perde la vita a soli 47 anni in un terribile scontro frontale sull’autostrada Voltri-Sempione, mentre viaggia per raggiungere la famiglia in vacanza. La storia calcistica: Arrivato dall'Inter nello scetticismo generale, Frustalupi divenne il regista insostituibile della Lazio scudettata, giocatore geometrico, dotato di una visione di gioco d'altri tempi e di una freddezza glaciale, era il vero e proprio "cervello" della squadra. Mentre i compagni correvano e lottavano, lui dettava i tempi della manovra, distribuendo palloni con millimetrica precisione.Lo scudiero silenzioso stroncato dal male
Nel cerchio del destino entra tragicamente anche la linea dei gregari più preziosi. Il 21 aprile 2011 si spegne a 66 anni LUIGI POLENTES, sconfitto da un male incurabile a Vittorio Veneto. La storia calcistica: Detto "Pola", con i suoi mitici baffi scuri era il prototipo del difensore vecchio stampo, leale, silenzioso e tenace, acquistato dal Perugia nel 1969, rimase in biancoceleste per otto stagioni. Pur agendo all'ombra dei titolari fissi Oddi e Wilson, Maestrelli sapeva di poter contare sulla sua totale dedizione. Collezionò 9 presenze determinanti nell'anno dello scudetto, incarnando alla perfezione lo spirito di uno "scudiero" affidabile che non protestava mai e metteva sempre il gruppo davanti a tutto.Il bomber selvaggio muore in esilio
Il tempo inizia poi a consumare i leader più carismatici. Il 1° aprile 2012, stroncato da un infarto in Florida a 65 anni, se ne va GIORGIO CHINAGLIA, lontano dalla sua Roma per via di tormentate vicende giudiziarie. La storia calcistica: Long John è stato l'icona assoluta di quel ciclo, il centravanti di sfondamento che guidò la Lazio al titolo con ben 24 reti, vincendo la classifica marcatori del 1974. Atletico, rissoso, carismatico e devastante dal punto di vista fisico, Chinaglia era il trascinatore della squadra e il nemico pubblico numero uno delle difese avversarie. Con il dito puntato verso la Curva Sud nel derby, ha ridefinito il concetto di rivalità cittadina.Il portiere saracinesca cede alla malattia
La scia di dolore tocca la porta biancoceleste il 16 dicembre 2018. FELICE PULICI si spegne a 72 anni dopo aver lottato contro una grave malattia, lasciando un vuoto immenso nel cuore dei tifosi. La storia calcistica: Pulici è stato il guardiano invalicabile di quel miracolo, arrivato dal Novara, disputò tutte e 30 le partite della stagione d'oro 1973-1974, subendo appena 23 reti e guidando la miglior difesa del campionato. Portiere vecchio stampo, privo di fronzoli ma dotato di un senso della posizione eccezionale e di riflessi felini, le sue parate e le susseguenti uscite coraggiose furono decisive per blindare i risultati chiave nella corsa verso il tricolore.Il Capitano Coraggioso depone la spada
Il colpo al cuore più improvviso per il popolo biancoceleste arriva nella notte del 6 marzo 2022. Giuseppe, per tutti PINO WILSON, viene stroncato a 76 anni da un ictus improvviso. La storia calcistica: Nato in Inghilterra ma cresciuto a Napoli, Wilson era il Capitano Coraggioso, il leader aristocratico del gruppo, in campo era un libero moderno, un difensore d'alta scuola che scivolava sull'erba con tempismo perfetto ed eleganza innata. Fuori dal campo era l'unico a cui Chinaglia obbediva ciecamente e colui che, insieme a Maestrelli, riusciva a tenere in piedi lo spogliatoio nei momenti di massima scissione interna.Il Golden Boy e il pretoriano della difesa
Tra il 2018 e il 2023, la maledizione presenta gli ultimi conti portando via la fantasia e la sostanza di quella squadra.MARIO FACCO (Morto nel 2018 a 72 anni dopo una lunga malattia): Roccioso difensore vecchio stampo, Facco fu uno dei pretoriani storici di Maestrelli. Pur trovando meno spazio nell'anno dello scudetto a causa di un infortunio, incarnò alla perfezione lo spirito di sacrificio, il senso d'appartenenza e la durezza nei contrasti che caratterizzavano la retroguardia biancoceleste. VINCENZO D'AMICO (Morto nel 2023 a 68 anni per un tumore): Il Golden Boy, era il più giovane di quel gruppo di matti, un talento puro di soli vent'anni nel 1974. Ala vecchio stampo e trequartista dai piedi fatati, D'Amico pennellava calcio con la spensieratezza dei geni, inventando assist visionari per Chinaglia e strappando applausi a scena aperta a tutto l'Olimpico.Uniti per sempre a Prima Porta
Oggi la Lazio del '74 non c'è più, ma la fine di questo romanzo possiede un’appendice di una bellezza commovente. Nel Cimitero di Prima Porta, a Roma, le famiglie hanno deciso di non separare ciò che il destino aveva unito. All'interno della tomba della famiglia Maestrelli riposano, insieme al loro allenatore, Luciano Re Cecconi e il capitano Pino Wilson. A pochi metri di distanza, nella stessa cappella monumentale, è stato tumulato Giorgio Chinaglia. Sono ancora lì, schierati insieme, hanno smesso di discutere nello spogliatoio, sono morti troppo presto. Ora che anche gli ultimi ribelli hanno deposto le armi e i palloni di cuoio, la prospettiva si ribalta. Non è stata una maledizione, forse. È stato solo il richiamo del Mister, che lassù aveva bisogno di rimettere ordine nel suo spogliatoio più bello, di rivedere lo scatto biondo di Re Cecconi, le geometrie pure di Frustalupi, i riflessi saracinesca di Pulici e il muro invalicabile eretto da Wilson e Polentes. E poi lui, Long John, con i pugni chiusi e i capelli al vento, pronto a scaraventare in rete l'ennesimo pallone su assist del genio D'Amico. Oggi, tra i cipressi silenziosi di Prima Porta, non c'è traccia di tristezza. C’è il riposo dei giusti. C'è l'abbraccio definitivo di una squadra che ha scelto di non dividersi mai più. Chiudete gli occhi e ascoltate: il pallone rotola ancora sul prato perfetto dell'infinito. Gli eroi del '74 non sono morti. Hanno solo cambiato campo.Altre notizie
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