Non un passo indietro, nel calcio come nella vita
Giuseppe MeleAnche lontano dalla Toscana la squadra amaranto suscita simpatia e trova appassionati sostenitori che la incitano nella consapevolezza che la serie A del calcio, per una cittá come Livorno, é una risorsa non solo sportiva c
Taranto - Scorrendo le foto del tifo livornese da un portale internet vengo rapito da una panoramica della curva nord dello stadio Picchi. E' un "click" di una bella scena di entusiasmo di ultrá e tifosi. La guardo con simpatia perchè la tifoseria e la squadra del Livorno da diversi anni (pur non essendo livornese) suscitano in me simpatia e passione sportiva. Nel guardare la foto, come dicevo, sono attratto da un particolare, un lungo striscione che campeggia sulla "spalletta" della curva che recita: "Non un passo indietro!". La mia simpatia per il Livorno é cresciuta ancora di più la scorsa estate quando ho avuto il piacere di conoscere Cristiano Lucarelli. Mi trovavo in quel di Donetsk per la festa della cittá e del minatore. La mia cittá, Taranto, é gemellata con quella ucraina e così ovunque veniva ricevuta la delegazione della quale ero al seguito, un nome era sulla bocca di tutti, Lucarelli. Alla fine poi l'ho conosciuto mister 102 goal (o per dirla alla livornese 102 "goi") in amaranto. L'ho conosciuto al ristorante italiano del Donbas Hotel. Abbiamo bevuto qualcosa insieme tra il primo e il secondo tempo di Juventus - Livorno (quando dici le combinazioni) e mi ha confidato che gli mancava il mare della sua cittá. "Tu mi puoi capire - mi disse - visto che vieni anche tu da una cittá marinara" Come detto era la prima volta che lo incontravo, non sono un giornalista sportivo, non sono uno specialista del settore, mi occupo di altro, ma avevo visto alcuni dei suoi goal nelle rassegne televisive della domenica. Tuttavia ebbi subito la sensazione di essere di fronte ad un gladiatore dell'attacco. Tornato in patria ho cominciato a studiare calcio livornese. Ho visto i dvd. Tra i tanti ricordo "Livorno in controluce" e "Lucarelli e Protti". Ho letto del conferimento della cittadinanza onoraria ad Igor Protti (onorificenza concessa prima d'ora solo a Mandela e al Dalai Lama) ed il breve ma succoso ed entusiasmante libro del collega-direttore di "Amaranta", Marco Ceccarini, dal titolo "Il ritorno dei nobili plebei". Beh, non si può fare a meno di ammettere che, a conti fatti, se si ama "il calcio metafora della vita", che quella avventura sportiva del Livorno, cominciata nel 1915, continua ad essere una grande storia. Dopo gli anni gloriosi dell'esordio, un mancato scudetto ed un ritorno in serie A (dopo 50 anni) a cavallo del nuovo millennio, la squadra e la tifoseria amaranto resta un collettivo di coraggiosi, pirati e gladiatori. Un collettivo ed una cittá autentica di cui c'é bisogno in un epoca in cui il calcio continua ad essere dei soliti padroni, zeppo di calciatori strapagati. Intanto, nel periodo di capodanno, ho incontrato nuovamente Cristiano. E' stato in un pomeriggio super-piovoso, troppo piovoso, al termine di un suo allenamento con i ragazzi del Picchi Livorno. Ci ha offerto un caffé al bar della Banditella e come vecchi amici abbiamo parlato di Donetsk. Lui é un tipo simpatico e schietto e si capiva che non aveva molta voglia di tornare a giocare laggiù. Infatti adesso gioca in Italia ma con una maglia che non ha il colore amaranto. Succede nel calcio! E' successo a tanti campioni del passato e del presente, perchè no a Lucarelli. Lui comunque resta un campione di questa terra, un gladiatore di cui andar fieri. Scusatemi se la penso così. E adesso? Come sempre si deve fare, si guardi avanti. Con le due ultime partite con Juventus e Palermo il Livorno ha subito una brutta battuta di arresto. Sta forse diminuendo l'entusiasmo? Certo non erano due partite facili, nulla é facile. Ma giá contro la Juve l'atmosfera non mi era sembrata di grande attesa. Si palpava nell'aria una certa rassegnazione iniziale. Camolese nella conferenza stampa di presentazione parlò di una partita da giocare con la testa. Sicuramente, dal punto di vista tecnico poteva aver ragione. D'altronde non si può dar torto ad un tecnico che ha rimesso il Livorno in campionato! Ma il Livorno degli ultimi anni, quello della storia, quello che in anni recenti ha inanellato promozioni su promozioni senza pietá, non é solo un Livorno di testa. E' una squadra che ha vinto con la testa, col cuore e con il tifo. Tanto tifo! Devo dire che sono rimasto fortemente colpito dalla correttezza del pubblico dell'Ardenza. Che bella realtá di sport civile! Tuttavia una cosa é l'educazione, un'altra é la passione che da fiato alle ugole. La sera del posticipo con la Juventus lo stadio mi é parso solo a tratti il covo dei "pirati del Tirreno". Della partita forse é stato giá detto tutto. Stendiamo un velo anche sulla trasferta di Palermo, dove si poteva quanto meno pareggiare, ma sull'entusiasmo sarebbe opportuno aggiungere ancora qualche altra cosa. La serie A, la vostra serie A, amici livornesi, é una risorsa. Un bene da difendere (il discorso é per tutti, societá, tecnico e giocatori compresi), in campo e sugli spalti. Pensate altrove, dove la serie A non c'é, dove tante tifoserie e gloriose piazze del sud che la inseguono da anni e non l'hanno mai raggiunta per mancanza di mezzi, quanto la desiderano. Anche il Livorno la massima serie l'ha riconquistata dopo la bellezza di cinquant'anni e forse potrebbe aspirare anche a qualcosa di più. Ha dei buoni giocatori (Amelia in azzurro ne é un esempio), un buon tecnico, una societá di tutto rispetto. Allora perchè non gridarlo direttamente nell'anima di questa "metafora della vita", nell'anima di questo calcio. Forza Livorno! Forza ragazzi! Coraggio gruppi organizzati del tifo. Avanti Livornesi e Brigate Amaranto del â99. Domenica arriva il Genoa e all'Ardenza c'é bisogno del vostro tifo, corretto, civile ma scatenato. Un tifo forte che deve coprire le voci dei tifosi ospiti. Vincere si può e si deve. Anche perchè "Non un passo indietro" sará permesso. (Giuseppe Mele)
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