Bordocampo. Ci siamo innamorati di questo Livorno
Terni – L’anticipo della quarta giornata è un insidioso testacoda in quel di Terni, la città natale di San Valentino. La Ternana di Mimmo Toscano, con il peggior attacco della B, chiude la classifica con un pareggio e due sconfitte e il popolo rossoverde pretende un inversione di tendenza immediata. Il quartiere San Martino-Dalmazia è in fermento già dal primo pomeriggio e l’atmosfera non ha niente a che vedere con un giorno feriale. Arriva la capolista Livorno e le fere sognano una serata indimenticabile, la partita della svolta, il pronto rilancio della squadra dopo un incerto inizio di torneo. Il tecnico calabrese ha caricato la squadra con motivazioni sportive e umane universalmente riconosciute, il motto per l’occasione è “Vietato sbagliare”. Ha apportato modifiche in ogni reparto e fa esordire Mazzoni dopo le cinque giornate di castigo rimediate nell’anno del centenario. La dirigenza ha dato un ultimatum che lascia poco spazio alle dissertazioni. Christian Panucci ha raccomandato solo umiltà e sacrificio.
Squadra che vince non si cambia, Boškov docet, ma per giocare tre partite in otto giorni il turnover, seppur minimale, è l’unica strada percorribile. Il mister cambia tre undicesimi ma, alla fine, il risultato è sempre lo stesso. Ed anche in modo in cui matura.
Questa volta si va sotto prima del consueto e anche in doppio svantaggio. Al 5° un certo Alejandro Damián González Hernández, uruguagio ex Peñarol, segna il suo primo gol in Italia dopo averci vissuto e giocato per circa quattro anni. Lo fa di testa, approfittando della benevolenza della nostra retroguardia non ancora entrata in partita. Al 30° Belloni, altro neofita, taglia un sinistro dall’incrocio delle linee confidando nell’Altissimo. Quello che doveva essere uno spiovente di rifinitura diventa il 2 a 0. La Ternana con un gol nelle prime tre partite ne ha già segnati due in 30’. Roba da stropicciarsi gli occhi. Il Liberati esplode, Toscano se la ride sotto i baffi. Panucci assume un’espressione torva ma stranamente rassicurante. Con tutta probabilità, confida, oltre che negli attributi dei suoi, anche nel santo patrono di questa splendida città. Dopo quasi 40’ minuti in cui il 4-1-4-1 della Ternana annichilisce ogni velleità offensiva amaranto arriva il supergol di Mattia Aramu. E’ il 39° quando il ragazzo raccoglie una sponda al limite di Vantaggiato e scaglia un sinistro da fuori che Mazzoni può solo ammirare.
Inizia qui la terza remuntada di quest’anno; matura nell’intervallo, si completa al 2° della ripresa quando Vantaggiato corregge di testa un traversone di Schiavone e si perfeziona, come era giusto che fosse, a 4’ dalla fine del tempo regolamentare. Su un’azione da Fifa 2016 innescata da Palazzi dalla sinistra, Vantaggiato fa un velo provvidenziale che smarca Pasquato in area. Il futuro papà, cambia piede mettendo a sedere il malcapitato di turno e colloca il pallone sul palo lontano con precisione chirurgica. Il gelo piomba sul Liberati e su una mite serata che sembrava troppo bella per essere vera per l’intera tifoseria. I 3’ restanti e il recupero accordato dal signor Davide Ghersini di Genova non fanno altro che allungare l’agonia delle fere ormai tramortite.
Non è stata la migliore partita della stagione, sul piano del gioco per lo meno. Ma stasera abbiamo imparato a credere nei nostri mezzi, notevoli per quantità e qualità, dimostrando a tutti una consapevolezza disarmante. Anche perché è sembrato, e questa è una sensazione largamente condivisa, che quando il Livorno ha deciso di giocare per chiuderla l’ha fatto e l’ha fatto alla grande. La reazione di fine primo tempo-inizio ripresa è di gran lunga più eloquente del labiale di Vantaggiato in risposta all’ennesimo incitamento del mister sul 2 a 2.
E’ stato così che ci siamo innamorati di questo Livorno, in una sera di fine estate nella città di San Valentino. “E quando si è innamorati, si ha, come i pazzi, un cervello tanto eccitabile e una fantasia tanto feconda …” - W. Shakespeare.


